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	<title>Romanzieri.com, biblioteca di varia umanità</title>
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		<title>Salvezza di Dante, in Dante</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 08:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Sannelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlo in prima persona, come all’interno di un diario: come se parlassi di cose che mi riguardano. In realtà mi riguardano, e non solo nella veste – o nella condizione – di dantologo [a modo mio, sempre]. Parlo semplicemente, non ho nulla da difendere, e dico, per esempio: io non credo ad un Dante popolare [i versi sui lettori in piccioletta barca, che devono tornare indietro, sono uno scoglio, rispetto ai doveri democratici]; quindi non credo ad un Dante preoccupato della salvezza dei contemporanei. O meglio: se Dante si pone il problema della salvezza dei contemporanei, il problema è posto perché quel mondo, quella umile Italia e quella Fiorenza lo interessano; e lo interessano perché la grandezza ha bisogno di humus, come il buon seme gettato in buona terra. <span id="more-739"></span>Oppure si devia dall’obbligo: iniziano la selva oscura, il delirio religioso e politico dell’Europa (per cui il buon fedele e il buon servo di partito si sviano), la degenerazione filosofica del poeta eletto; il peccato sessuale (perché SELVA è sempre l’anagramma del VASEL erotico: la nave della gita poetica e il sesso delle donne).<br />
Lo smarrito non ama essere smarrito. Lo smarrito è un privilegiato dalla nascita, e la sua vita nova, in nome della Beatrice, è iniziata prestissimo. Se di salvezza si tratta, è una salvezza personale, in primo luogo; ma tutto è in tutto, e Dante è e ha un corpo, come tutti: in questo senso Dante conosce una salvezza che può essere anche mia e tua. Ma solo in questo senso: perché nulla rende Dante un mio e un tuo fratello. Ora il nostro non-fratello è anche un autore giudicante, soprattutto per e contro le anime famose, da Ulisse a Federico II: per Dante ogni nome è il nome di un uomo celebre, e anche questo è un segno di spettacolo o di enfasi.<br />
Il fatto è che la Comedìa è anche un’invenzione, evidentemente. Eppure su questa invenzione Dante può permettersi di giurare, come nel canto di Gerione: lettore, io ti giuro sulle note di questa Comedìa, ecc. Com’è possibile? Dante ha bisogno di giurare sul suo testo – cioè su se stesso? E’ quasi la domanda di Nietzsche in margine alla Nascita della tragedia: come? i Greci ebbero bisogno della tragedia? Proprio i Greci. E perché no? Ne ebbero bisogno, visto che la tragedia esiste e vegeta ancora. Così Dante ebbe bisogno della commedia; o meglio: ebbe bisogno di un supergenere chiamato con il nome di un genere già esistente e collaudato: la Comedìa, la grande supercommedia, la commedia di tutte le commedie. E su questa commedia si giura, come se fosse verità: come se un evangelista giurasse sul proprio Vangelo.<br />
Ma Dante non ha mai visto i centauri e Gerione, e non è mai stato in compagnia di Virgilio. In realtà, il problema della salvezza IN Dante è solo il tema orgoglioso della salvezza DI Dante, anche come autore. E’ chiaro: la Comedìa è una fiction inattaccabile, e dove esagera nel giudizio può sempre trincerarsi dietro la categoria dell’invenzione. E poi, e non è un punto minore: Dante voleva salvare e isolare la lingua prematura, il volgare; voleva toglierlo ai primi amici e ai predecessori grossi. E a noi che importa? I problemi di Dante sono sempre i problemi di Dante: di nostro, in questo delirio, c’è il fatto che l’opera funziona solo se siamo disposti a sospendere il giudizio su chi giudica. Funziona se la leggiamo come se fosse il quinto Vangelo e la millesima favola: funziona se la decifriamo come si decifra un sogno, carico di molto vero e di molto falso. E forse, allora, si scatenerebbero alcuni effetti psicologici – o magici, ma è la stessa cosa – di cui non siamo consapevoli. E’ chiaro che il Medioevo non finisce, perché l’uomo stesso è un Medioevo: in fondo, il 2010 è pur sempre un anno in cui Alejandro Jodorowsky (dico un nome, uno dei nomi possibili) vive, vegeta, legge i tarocchi, scrive e insegna e cura, a modo suo. Ecco, l’attenzione dovrebbe andare ad un particolare: che il testo curi, benché sia un testo che glorifica l’autore, in primo luogo. Quanto a noi, non amiamo sentirci dire che siamo anime in piccioletta barca. Allora si diventa buoni interpreti del sogno – autoriale e autoritario, nello stesso tempo – di un altro.</p>
<p>[di massimo sannelli - scritto per il convegno di Fonte Avellana, maggio 2010, a cura di Alessandro Ramberti e Fara editore]</p>
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		<title>Il carteggio di Curtius e Gass</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 18:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Sannelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La relazione tra un buon allievo e un buon insegnante è un sentimento. Non si tratta di amore. Non è amicizia, e nemmeno simpatia, se non genericamente. La loro relazione è un’altra cosa: un rapporto di nuovo padre e nuovo figlio, per esempio; oppure: è la fusione delle età, se il dialogo è felice, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La relazione tra un buon allievo e un buon insegnante è un sentimento. Non si tratta di amore. Non è amicizia, e nemmeno simpatia, se non genericamente. La loro relazione è un’altra cosa: un rapporto di nuovo padre e nuovo figlio, per esempio; oppure: è la fusione delle età, se il dialogo è felice, come quello di Curtius e Gass. <span id="more-732"></span><br />
Quando la Germania delira e muore per un uomo chiamato La Guida, Gass scrive: «Sono così fermamente convinto che il mio rapporto con Lei come Suo allievo sia solo agli inizi. – Mi auguro di cuore di poter avere la Sua guida in una nuova fase della vita» (1942). Non è un caso che Dante chiami Virgilio padre, quando non lo chiama duca (guida, Führer) e maestro, e che Virgilio chiami Dante figlio, e anche dolce figlio. La Comedìa parla chiaramente, ad esempio in Inf., VII 115 («Lo buon maestro disse: “Figlio, or vedi”…»): sapere tutta quanta la tragedìa di Enea è la base della relazione con il nuovo padre, alternativo a quello carnale; e in realtà – dal punto di vista poetico, cioè della grandezza – Dante non può avere altri padri. Per questo il duca è Virgilio, e per questo il guidato – il figlio – è Dante.<br />
Una cosa è certa, fin dall’inizio: Gass non è un genio mondiale, ma solo un ottimo allievo, e un uomo sensibile; il genio mondiale è Curtius. Ma nella loro relazione – vista come può apparire settanta anni dopo e in un’altra lingua – si mostra ciò che non conosciamo più: l’informazione perfetta («Devo essere nello stesso tempo dappertutto, leggere Sant’Agostino accanto agli Inni Orfici, Rosenroman e così via»: Curtius, 1943), il sentimento perfetto («Il dialogo si eleva a un altro livello se si ha qualcosa in comune che si ama»: Gass, 1934; «La quiete e la passività del puro accogliere deve essere l’atteggiamento fondamentale del critico»: Curtius, 1944), l’idea perfetta – e delirante, con lo sguardo del materialista – che la vita sia degna solo in quanto destino, come sa Nietzsche («Se viene annientata la scienza umanistica tedesca tutta la scienza umanistica finisce. Perché solo noi possiamo pensare davvero in senso storico. Lo studio della storia, della filologia, della filosofia vive solo nella terra di Herder e di Winckelmann»: Curtius, 1944). Gass sa la stessa cosa,  riscritta sul piano individuale: «Se l’uomo stenta un’esistenza di massa, il suo lato migliore si atrofizza sebbene egli possa ancora fare grandi cose. Ma il suo più nobile compito resta quello di sviluppare, nel mutamento della sua esistenza, la sua sfera vitale a unica e inconfondibile»: Gass, 1944). E Curtius si spinge a dire che «nella storia della letteratura, ciò che conta non sono le correnti, ma i singoli individui» (1942): al punto che lo stesso – cosiddetto – «Dolce Stil Novo è una croce», una crux filologica, «forse un’invenzione di Dante» (1943).<br />
Oggi la serie delle perfezioni – praticate nel tempo in cui Europa cavalca il toro nero – esalta un altro destino: quello che vive più nel futuro che nel presente, e quindi pratica una vita activa che ad altri occhi appare come un gran rifiuto. Per esempio, oggi, io – non io solo – non voglio oppormi ad un governo che non è mio, ma che è irresistibile, e ha già i suoi poeti, sia a favore sia contro: tutti suoi, in un caso e nell’altro, perché dominati. Ognuno avrà la sua Guida e il suo Padre, e anche la morte che merita, insieme al destino.<br />
In nessun tempo «l’essere colpiti» può essere insegnato. «Questo non lo può nessuno dei maestri. Ma gli allievi possono purificare le loro conoscenze-esperienze sulle esperienze del maestro» (Curtius, 1944). E se il maestro manca, come oggi? Come si purificherà l’esperienza? Moltiplicandola, con precisione e amore, in vista di un progetto non informe («senza scelta nessuna forma»: Gass, 1944): non c’è altra via. Avere solo la vita non basta più e non basta a tutti. Qui parlo già da attore, imbestiato nelle imbestiate schegge: sapendo che recitare non è di questo mondo. [massimo sannelli]</p>
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		<title>Lucca, Milano, Norcia</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 10:02:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Moda, raffinatezza, cura dei dettagli, preziosità del tessuto, certamente, ma anche un legame profondo con l&#8217;impero francese e con Napoleone. A svelare questa peculiarità dei famosi foulards Hermes e i suoi legami con Bonaparte ci pensa la mostra &#8220;Mito e bellezza&#8221;, aperta fino al 7 marzo a Palazzo Ducale a Lucca e che a primavera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Moda, raffinatezza, cura dei dettagli, preziosità del tessuto, certamente, ma anche un legame profondo con l&#8217;impero francese e con Napoleone. A svelare questa peculiarità dei famosi foulards Hermes e i suoi legami con Bonaparte ci pensa la mostra &#8220;Mito e bellezza&#8221;, aperta fino al 7 marzo a Palazzo Ducale a Lucca e che a primavera sarà allestita a Roma e il prossimo inverno al museo dell&#8217;Armee di Parigi. L&#8217;esposizione si sviluppa 900 metri quadrati, attraverso quattro sezioni dedicate a Napoleone, a Hermes, agli apparati militari di primo e secondo Impero così come alla marina, e alla vita civile. Sono esposti complessivamente 80 foulard e 140 oggetti provenienti dalle più prestigiose collezioni francesi.<br />
*<br />
Oltre un centinaio di autori italiani e stranieri partecipano alla mostra &#8216;Il segno dei designer&#8217;, inaugurata oggi alla Triennale, dove rimarrà fino al 17 gennaio. Espongono opere su carta con cui cercano di esprimere ciò che ritengono sia alla base del loro lavoro: idee illustrate in modo poetico, fiabesco, fumettistico, concettuale. Cosi Nicola Strippoli ha disegnato una specie di vaso di Pandora dal quale compare la scritta &#8216;la vita umana è breve ed è meglio trasformare il nostro fugace passaggio in qualcosa di utile per noi e per gli altri&#8217;, Lorenzo Damiani ha disegnato un preoccupante coltello-pettine, lo studio Biagio Cisotti-Sandra Laube un apribottiglie a forma di squalo. Intriso di umorismo pessimistico è il disegno di Bruna Rainaldi: una stanza piena di mobili e suppellettili spezzati e la scritta &#8216;il design è a pezzi&#8217;. I disegni in mostra andranno poi ad arricchire il Triennale Design Museum.<br />
*<br />
A partire da domani e per tutto il 2010 Norcia festeggia il Bimillenario della nascita dell&#8217;imperatore Vespasiano con la mostra «Da Curio Dentato ai Vespasii: Nursia e l&#8217;ager nursinus dalla praefectura al municipium» chiudendo così le celebrazione dedicate all&#8217;evento, cui la città a pieno titolo partecipa, stando alle notizie riportate dallo storico latino Svetonio, grazie alle origini nursine di Vespasia Polla, madre dell&#8217;imperatore.</p>
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		<title>Poccetti, Kidner</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 09:56:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tornano visibili gli affreschi della cupola della Cappella del Soccorso o del Giambologna, situata nella Tribuna della basilica della Santissima Annunziata a Firenze. Grazie a un lavoro di restauro durato più di un anno, è stato possibile recuperare le pitture murali di Bernardino Poccetti raffiguranti il Paradiso, che a prima vista, a causa dell&#8217;umidità e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tornano visibili gli affreschi della cupola della Cappella del Soccorso o del Giambologna, situata nella Tribuna della basilica della Santissima Annunziata a Firenze. Grazie a un lavoro di restauro durato più di un anno, è stato possibile recuperare le pitture murali di Bernardino Poccetti raffiguranti il Paradiso, che a prima vista, a causa dell&#8217;umidità e dello sporco, sembravano perdute. Insieme agli affreschi, sono stati recuperati anche i pennacchi e le cornici in pietra serena di quella che è sicuramente la cappella di maggior pregio tra tutte quelle presenti nella Tribuna, trasformata dal Giambologna nel 1594/98 per destinarla a tomba propria e degli artisti fiamminghi che operavano nel capoluogo toscano.<br />
*<br />
Il pittore inglese Michael Kidner, uno dei pionieri dell&#8217;Optical Art, è morto a Londra all&#8217;età di 92 anni. L&#8217;annuncio della scomparsa, a funerali avvenuti, è stato dato dal quotidiano britannico «The Independent». Alla fine degli anni Quaranta Kidner si stabilì temporaneamente in Francia, ad Aix-en-Provence, per dipingere nel paese di Paul Cezanne, dove poi incontrò l&#8217;artista cubista Andrè Lhote, di cui divenne discepolo. In seguito il pittore inglese fu attratto dalle sperimentazioni grafico-matematiche, che lo assorbirono pienamente nel corso degli anni Cinquanta, lasciando quadri che sono testimonianze pionieristiche di quell&#8217;epoca avanguardistica. Nel 1959 Kidner fu uno dei precursori della Op-Art, acronimo che sta per Optical Art, un&#8217;avanguardia che si proponeva attraverso l&#8217;uso del colore di creare l&#8217;illusione del movimento per interagire con il fruitore in maniera innovativa. Il movimento di arte astratta si affermò poi negli anni Sessanta-Settanta, principalmente giocando proprio con le illusioni ottiche. Oltre a quelle di Kidner, sono particolarmente esemplificative per l&#8217;Op-Art le composizioni geometrico-prospettiche di Victor Vasarely, che, per ingannare l&#8217;occhio, sfruttano accostamenti di quadrati, cerchi o rombi e contrapposizioni di colori chiari, scuri e complementari. </p>
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		<title>A Napoli, due secoli di Barocco</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 10:24:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quasi 200 anni, dal Seicento fino agli inizi dell&#8217;Ottocento, durante i quali Napoli, già centro vitale e prolifico della cultura europea, visse uno dei periodi più vividi e creativi della sua storia, il Barocco. Quest&#8217;anno la sovrintendenza ai beni culturali &#8211; con un progetto voluto in particolare dall&#8217;ex sovrintendente al polo museale cittadino Nicola Spinosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi 200 anni, dal Seicento fino agli inizi dell&#8217;Ottocento, durante i quali Napoli, già centro vitale e prolifico della cultura europea, visse uno dei periodi più vividi e creativi della sua storia, il Barocco. Quest&#8217;anno la sovrintendenza ai beni culturali &#8211; con un progetto voluto in particolare dall&#8217;ex sovrintendente al polo museale cittadino Nicola Spinosa &#8211; ha voluto ricordare la vastità di opere realizzate in quel periodo con la rassegna «Ritorno al Barocco &#8211; Da Caravaggio a Vanvitelli». L&#8217;evento, che prende il via il 12 dicembre per concludersi l&#8217;11 aprile 2010, è stato presentato al Museo di Capodimonte alla presenza tra gli altri di Spinosa e del governatore della Campania Antonio Bassolino. «Quando fui eletto per la prima volta sindaco &#8211; ricorda Bassolino &#8211; impostai il mio lavoro sull&#8217;idea di restituire alla storia e alla cultura di Napoli la centralità simbolica che meritavano di avere. In un momento di nuovo critico per la città, assillata da tanti problemi vecchi e nuovi, la decisione della Regione Campania di finanziare mostre ed eventi culturali di grande impatto sul tema del Barocco è un modo coerente di ripartire ancora una volta dalla cultura e dall&#8217;orgoglio di Napoli. Nei tempi incerti che si preparano non sarà ininfluente pensare a Napoli come una capitale culturale d&#8217;Europa e del Mezzogiorno». Durante l&#8217;incontro è stato presentato anche un catalogo in due volumi, 800 pagine ed altrettante illustrazioni, edito da Artèm. «Ritorno al barocco &#8211; spiega Spinosa &#8211; è un affascinante percorso di storia e d&#8217;arte da Caravaggio a Francesco Solimena e ai tanti esponenti dell&#8217;ultima stagione del barocco napoletano. L&#8217;intento è di restituire alla città quella immagine di splendido insieme di arte e cultura, ma anche vizi e virtù, miseria e nobilt, fasti e misfatti quale apparve ai tanti viaggiatori italiani e stranieri che ne rimasero incantati. Il Barocco, insomma, come metafora della perpetua condizione di Napoli e dei napoletani». Il programma comprende sei esposizioni tematiche di oltre 500 opere tra dipinti, disegni, sculture, ma anche arredi, gioielli, tessuti, ceramiche e porcellane, provenienti da collezioni private e musei italiani e stranieri. Le sedi sono i più prestigiosi musei napoletani quali Museo di Capodimonte, Castel Sant&#8217;Elmo, Certosa e Museo di San Martino, Museo Duca di Martina, Museo Pignatelli, Palazzo Reale. Oltre alle mostre cittadine, per coinvolgere anche l&#8217;intero e il territorio regionale sono stati organizzati 51 itinerari nei luoghi barocchi: chiese, certose, collegiate, palazzi, musei regionali dalla Reggia di Portici alla Chiesa di San Michele ad Anacapri, dalla Reggia di Caserta alla Certosa di San Lorenzo di Padula (Salerno).</p>
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		<title>Caseminime, lo spazio di vita secondo l&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 10:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>romanzieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;opera corale, un lavoro su uno dei simboli più forti e identitari, la Casa, realizzato da 69 artisti provenienti da tutto il mondo. È Caseminime, un&#8217;esposizione originale, raccolta e curata da Mauro Lovi, che dopodomani alle 18 apre al pubblico a Lucca, all&#8217;interno dello Studioquattordici di via delle Conce. Una collezione che nasce da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;opera corale, un lavoro su uno dei simboli più forti e identitari, la Casa, realizzato da 69 artisti provenienti da tutto il mondo. È Caseminime, un&#8217;esposizione originale, raccolta e curata da Mauro Lovi, che dopodomani alle 18 apre al pubblico a Lucca, all&#8217;interno dello Studioquattordici di via delle Conce. Una collezione che nasce da un invito a riflettere sul significato della casa come spazio di vita, e che ha prodotto opere di artisti, pittori, scultori, architetti, fotografi, studenti, esordienti, professionisti noti e meno noti. I manufatti artistici dei 69 partecipanti, dalla Norvegia all&#8217;Inghilterra, dalla Germania all&#8217;Irlanda, dall&#8217;Italia alla Tunisia, hanno dato vita ad una sorta di città composta da piccole case: un insieme di caseminime virtuali, perimetri meditativi realizzati con materiali e tecniche differenti. E riflettere sulla casa porta inevitabilmente a trattare temi come progetti d&#8217;arte per nuovi quartieri, mai disgiunti da responsabilità sociale e dal tentativo di migliorare il più possibile le condizioni di vita dentro le mura che si abitano. La mostra Caseminime, a Lucca fino al 22 gennaio 2010, sarà in seguito itinerante, toccando diverse città tra quelle di provenienza degli artisti. E ha un appuntamento speciale con la città di Viareggio previsto per il prossimo anno. Per ricordare la tragedia della distruzione di un&#8217;intera via a causa di un&#8217;esplosione ferroviaria, e non a caso parte del ricavato della mostra sarà destinato proprio alla ricostruzione di questa zona della città. Caseminime è un progetto che si concretizza laddove la casa, l&#8217;arte, la bellezza e la vita sono ferite, portando una luce e una leggerezza nuove. Ridipingendo il futuro.</p>
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		<title>Rusty Dog, brevi crime-noir a fumetti via blog</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 12:24:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;esperimento è interessante. Le storie godibili e ben disegnate. Il blog Rusty Dogs coinvolge un folto gruppo di lavoro. A partire da Emiliano Longobardi, autore, e da una schiera di disegnatori: Fabiano Ambu, Antonello Becciu, Michele Benevento, Giacomo Bevilacqua, Elia Bonetti, Riccardo Burchielli, Matteo Bussola, Giancarlo Caracuzzo, Raul Cestaro, Massimo Dall’Oglio, Davide De Cubellis, Andrea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esperimento è interessante. Le storie godibili e ben disegnate. Il blog <a href="http://rusty-dogs.blogspot.com/">Rusty Dogs</a> coinvolge un folto gruppo di lavoro. A partire da Emiliano Longobardi, autore, e da una schiera di disegnatori: Fabiano Ambu, Antonello Becciu, Michele Benevento, Giacomo Bevilacqua, Elia Bonetti, Riccardo Burchielli, Matteo Bussola, Giancarlo Caracuzzo, Raul Cestaro, Massimo Dall’Oglio, Davide De Cubellis, Andrea Del Campo, Werther Dell’Edera, Carmine Di Giandomenico, Antonio Fuso, Andrea Gadaldi, Pier Gallo, Davide Gianfelice, Gianfranco Giardina, Simone Guglielmini, Giuseppe Marinello, Alex Massacci, Francesco Mortarino, Guido Nieddu, Davide Pascutti, Rossano Piccioni, Giorgio Pontrelli, Paolo Raffaelli, Maurizio Ribichini, Andrea Rossetto, Armando Rossi, Lorenzo Ruggiero, Antonio Sarchione, Marco Soldi, Cristiano Spadoni, Claudio Stassi, Joachim Tilloca e Riccardo Torti.</p>
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		<title>A Firenze gli Atlanti Nautici del Ghisolfo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 12:10:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono stati presentati in anteprima nazionale alla settima edizione della Biennale internazionale dell&#8217;Arte contemporanea di Firenze, aperta da ieri al 13 dicembre alla Fortezza da Basso, gli Atlanti nautici di Francesco Ghisolfo, (Editalia &#8211; Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato). I volumi, spiega una nota, sono «fedeli riproduzioni, in tiratura limitata (750 esemplari), dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati presentati in anteprima nazionale alla settima edizione della Biennale internazionale dell&#8217;Arte contemporanea di Firenze, aperta da ieri al 13 dicembre alla Fortezza da Basso, gli Atlanti nautici di Francesco Ghisolfo, (Editalia &#8211; Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato). I volumi, spiega una nota, sono «fedeli riproduzioni, in tiratura limitata (750 esemplari), dei due codici cinquecenteschi che furono tra i primi a riportare le rotte oceaniche verso il nuovo mondo, oltre a quelle più note e battute dell&#8217;oriente e del Mediterraneo». La storia dei due Atlanti composti dal cartografo Francesco Ghisolfo, allievo di Battista Agnese, prende vita nella Firenze del tardo &#8217;500, nell&#8217;ambiente della corte medicea del duca Cosimo, in un&#8217;epoca nella quale le mappe erano considerate strumenti di dominio intellettuale e sociale: la conoscenza della geografia significava simbolicamente avere la capacità di conquistare il mondo. </p>
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		<title>Futurismo e Dadaismo a Mantova</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 11:04:05 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Futurismo e Dadaismo a confronto a Mantova. Dal 13 dicembre presso la Casa del Mategna la mostra «Mantova nel segno dell&#8217;avanguardia: da Marinetti a Tzara» che, a cent&#8217;anni dalla pubblicazione del celebre Manifesto e a 76 dalla storica Esposizione Futurista di Palazzo Ducale, indaga i due movimenti evidenziandone analogie e divergenze. Soprattutto queste ultime, dato che Futurismo e Dada intrapresero, ideologicamente, strade diverse dal momento che Dada ancor più drasticamente si poneva in contrasto con la società e con le tradizioni, fino a voler fare tabula rasa di tutte le regole che fino allora avevano codificato la creazione artistica. Ma anche se si arrivò a una rottura tra futuristi e dadaisti, numerosi furono gli elementi comuni e le occasioni di scambio: lo spirito dissacrante, le serate provocatorie e irriverenti, la volontà di «rivoluzione tipografica», l&#8217;uso massiccio dei mezzi di comunicazione e delle riviste, la commistione tra generi tradizionalmente separati. Mantova, rispetto alla storia dei due movimenti, ha un ruolo in qualche modo particolare, unico. La città fu, infatti, sede di uno dibattito intellettuale condotto per «organi di stampa»: da un lato le riviste edite da Somenzi (che fu anche il principale promotore della grande mostra futurista tenutasi a Palazzo Ducale nel 1933), che diventeranno il vero e proprio organo di stampa del movimento marinettiano, e quelle pubblicate da Fiozzi e Cantarelli: «Procellaria» (1917-1920) e l&#8217;unica testata dadaista italiana, «Bleu» (1920-1921), realizzata in collaborazione con Julius Evola. Intorno a queste fucine di pensiero conversero intellettuali di valore e artisti, in primis lo stesso Martinetti. È l&#8217;8 febbraio del 1909 quando, in anticipo di qualche giorno rispetto alla sua pubblicazione ufficiale su «Le Figaro», appare su «La Gazzetta di Mantova» il primo manifesto del Futurismo, firmato da Filippo Tommaso Marinetti.</p>
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		<title>Celano: dal papiro all&#8217;ebook</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 11:02:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Reperti dal II al VI secolo d.C. accanto agli ebook, e poi il Codice Resta, conosciuto come Galleria Portatile per essere una delle più belle raccolte di disegni e bozzetti della storia dell&#8217;arte, insieme ai Diari di Napoleone a Sant&#8217;Elena e a un opuscolo di Voltaire: sono le chicche di una mostra che racconta la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Reperti dal II al VI secolo d.C. accanto agli ebook, e poi il Codice Resta, conosciuto come Galleria Portatile per essere una delle più belle raccolte di disegni e bozzetti della storia dell&#8217;arte, insieme ai Diari di Napoleone a Sant&#8217;Elena e a un opuscolo di Voltaire: sono le chicche di una mostra che racconta la vita del libro attraverso il patrimonio della Biblioteca del Convento dei Frati Minori di Santa Maria Valleverde a Celano. Testi finora accessibili solo a studiosi, compresi alcuni scritti relativi al prosciugamento del lago Fucino, saranno esposti, dal prossimo 8 dicembre, nelle cinque sezioni della mostra «Attraversando pagine. Dal papiro al libro elettronico», allestita presso il Palazzo della Cultura di Celano. Organizzata dall&#8217;associazione Antiqua, è promossa da Comune di Celano e Ordine dei Frati Minori, in collaborazione con il Ministero dei Beni culturali e con il patrocinio della Direzione regionale beni culturali e paesaggistici d&#8217;Abruzzo. La Biblioteca dei Frati Minori, fondata nel 1504, sin dalle origini fu centro importante dell&#8217;ordine di San Francesco per lo studio, la predicazione e l&#8217;insegnamento.</p>
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