Archivio per la categoria "mostre"

Madrid, gli ultimi giorni di Van Gogh

(13-06-2007 - romanzieri in mostre. 0 commenti)

Vincent Van Gogh morì il 29 luglio 1890 tra le braccia del fratello Theo. Due giorni prima si era sparato un colpo di pistola nel petto in un campo accanto al cimitero nei pressi di Auvers-sur-Oise, mentre dipingeva la sua ultima opera. Lo stesso cimitero dove poi sarà sepolto il grande pittore, vissuto solo 37 anni. E come a volte accade, il periodo che precedette la tragedia fu ricco di ispirazione. Negli ultimi 70 giorni di vita Van Gogh realizzò diversi dipinti e disegni. Alcune di queste opere sono ora visibili, per la prima volta insieme, al museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, che presenta la mostra «Van Gogh, gli ultimi paesaggi», aperta fino al 16 settembre…
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Firenze, la biblioteca in mostra

(03-04-2007 - romanzieri in mostre. 0 commenti)

firenze, la biblioteca in mostraA partire dal 1° aprile 2007 con l’apertura di un’esposizione permanente, la biblioteca si “mette in mostra” nella sua completezza e riapre al pubblico il complesso monumentale comprendente il vestibolo, la scala e la biblioteca progettate da Michelangelo Buonarroti (1475-1564). Animali fantastici, in particolare, costituisce una carrellata di 19 manoscritti e di 9 libri a stampa databili tra i secoli XII ex. e XVIII, in latino, greco, volgare e persiano, originari dall’Italia, Francia, Olanda e Iran e provenienti da diversi fondi della Biblioteca, il cui motivo di interesse è rappresentato, almeno in questa sede, dalla presenza nelle pagine di raffigurazioni delle più svariate creature immaginarie: sirene, satiri, draghi, centauri, fenici, unicorni, basilischi, cavalli alati, grifoni e minotauri di ogni foggia e fattura, infatti, illustrano, spiegano e abbelliscono i testi, le iniziali, i margini, gli ex libris e le marche tipografiche di tutti i volumi in mostra. Queste figure zoomorfe, attinte dalla mitologia classica e spesso arricchitesi in un secondo momento di significati e di valenze cristiane, hanno costituito per gli artisti che le hanno miniate o incise sulle matrici tipografiche, uno splendido banco di prova: da quelle che illustrano più o meno fedelmente il testo, quali la raffigurazione dei primi versi dell’Ars poetica oraziana del mostro alato nel Plut. 34.12 o il basilisco dell’Hortus sanitatis della cinquecentina 22.3.11, a quelle che riecheggiano motivi antiquari, quali i centauri nella pagina araldica del Plut. 79.1 appartenuto all’umanista Francesco Sassetti; da quelle con valenza allegorica, come gli unicorni che trainano il carro nel Trionfo della Castità del Med. Pal. 72 miniato dall’artista fiorentino Apollonio di Giovanni, più comunemente associato alla decorazione di cassoni nuziali a quelle che magari con il testo non hanno alcuna relazione vera o apparente, ma che sono funzionali alla decorazione della pagina o all’identificazione del tipografo (il grifone dell’In somnium Scipionis di Macrobio, ad esempio, stampato da Giovanni Griffio il vecchio (cinquecentina 15.F.6.11). Festa per gli occhi, quasi un divertissement, questa esposizione invita tutti, grandi e piccini, a tuffarsi nel mondo dell’immaginario, a convivere per qualche istante con questi simboli arcani eppure familiari e a goderne la dirompente vitalità.
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Omnes vulnerant, ultima necat

(19-03-2007 - romanzieri in firenze, mostre. 0 commenti)

In occasione della Settimana della Cultura (qui la ricerca degli eventi in tutte le province italiane), l’Istituto e Museo di Storia della Scienza, propone a Firenze un percorso ideale attraverso i luoghi delle meridiane, illustrando con modelli, grafici, proiezioni e oggetti originali, la storia di questi straordinari testimoni del tempo.

Dal Cile il primo Piero della Francesca

(02-03-2007 - romanzieri in mostre. 2 commenti)

Piero della Francesca, ArezzoCi sarà anche la Madonna col Bambino recentemente ritrovata in Cile, alla mostra sull’artista che inaugura il 31 marzo prossimo a Arezzo. Realizzata negli anni giovanili di Piero, dell’opera, appartenuta alla collezione Contini Bonacossi di Firenze, si erano perse le tracce nel dopoguerra.
L’opera sarà esposta al pubblico per la prima volta. La sua attribuzione, oltre che dagli studiosi Longhi e Salmi, negli anni ’40, è oggi confermata dai curatori della mostra: Carlo Bertelli, Giangiacomo Martines e Antonio Paolucci.
[mostrapierodellafrancesca.it]

Milano, fino al 7 marzo: alberi, venti, orizzonti e altri incanti

(23-02-2007 - romanzieri in mostre. 3 commenti)

milano, galleria degli artisti, francesca ferrariOvunque sia nato, nell’Eden o dal big bang, l’uomo ha aperto per la prima volta gli occhi su un paesaggio. E non è casuale che siano stati necessari migliaia di anni prima di vederne uno riprodotto in pittura.
Il paesaggio era e rimane una delle rappresentazioni più complesse. Esso ci abbraccia, costituisce lo scenario naturale agli accadimenti della vita, eppure rimane sempre avvolto nel più affascinante dei misteri. Se è vero che la suprema saggezza si nasconde nella natura, ecco, ci facciamo già un’idea di come essa sia esplorata solo in minima parte; e cosa dire delle scritture, antiche e mitologiche, che nel tentativo di sondarla tracciavano nuovi confini, ancora oggi insuperati, per comprendere quella umana?
Le prime rappresentazioni pittoriche del paesaggio, attorno al 1400, segnano anch’esse un confine umano ben preciso nella storia dell’evoluzione: il passaggio dall’utilitarismo, dall’uomo annichilito dal bisogno e da un mondo assai più grande di lui in ogni evento, all’uomo moderno. Relegato per un paio di secoli in qualche arazzo o nelle miniature della cronaca, esso esplode letteralmente come genere con gli affreschi dei mesi nella Torre dell’Aquila di Trento, e in Toscana con i senesi, Lorenzetti in primis. Nasceva la modernità a tutto tondo e, con essa, una nuova esigenza comunicativa nell’arte.
Esigenza che avrà bisogno di altri cinquecento anni per prendere gli stilemi di oggi, ancora in divenire, e che pure hanno sottolineato ogni volta un passaggio verso la modernità. Non si contano gli episodi della nascita di nuovi fenomeni artistici o rappresentativi, che non abbiano come fulcro la gestione pittorica del paesaggio. E non si pensi, in questo caso, solo alla pittura più conosciuta del nostro occidente: stesse sorti hanno avuto paesaggi ed alberi da un capo all’altro del pianeta. Asia, americhe, oceania, indie, nessuno escluso.
Le nostre latitudini hanno solo aggiunto a certe sintesi la ricchezza simbolica della responsabilità di ogni rappresentazione complessa.
Il paesaggio è dunque elemento innovatore e unificatore di mondi artistici sempre più aperti e intraprendenti. Erano moderni i fiamminghi e i tedeschi del Cinquecento, non meno di un Mondrian o di un De Chirico. Se vogliamo riconoscergli la grandezza che hanno, dobbiamo farlo attraverso la loro fluidità e la loro coerenza, due qualità chiave per il diffondersi delle idee, le pittoriche quanto le altre.
In questa fluidità e coerenza si inserisce il lavoro di Francesca Ferrari. Il paesaggio è reinterpretato nella contemporaneità, con il rigore di una ricerca che è prima di tutto coerenza. La certezza che il filo conduttore che affratella i giorgioneschi alla scuola di Barbizon, Polidoro da Caravaggio agli impressionisti e ai macchiaioli, non sia esauribile, né tantomeno definito o concluso. Gli echi delle simbologie degli alberi, dei venti, dei fenomeni che vedevano e vedono l’uomo incantato spettatore, mai del tutto spenti. Così il simbolo è di nuovo interpretato, attraverso alchidici, acrilici e olii, tecniche raffinate cui viene affidato un compito narrativo: dalle cronache di Vitruvio o Plinio il vecchio, ai movimentati tentativi di inizio Novecento di far coincidere cultura, poesia e pittura in un unico afflato.
I tronchi disadorni e solitari di Francesca Ferrari ricordano, ad esempio, per chi non ha perso l’esercizio di ricordare, la crocifissione di Antonello da Messina, oggi conservata ad Anversa, sintetizzandone la raffinatezza compositiva in un unico richiamo alla caducità, alla spiritualità. Gli alberi piegati dal vento richiamano all’astrattismo dell’Albero rosso di Mondrian, e riprendono la danza delicata attorno all’albero delle Bagnanti di Muller. I paesaggi solitari, dai colori densi, ricordano il seicentesco Hobbema, l’ottocentesco Piccio, ma anche Morandi. Ovunque, nell’evoluzione tipica di un percorso personale di pittura, è espressa la tensione derivante da un desiderio di secolarizzazione, che altro non è se non il senso della responsabilità dell’atto creativo. Là dove l’individuale sublima se stesso in un unico, collettivo (o globale) punto di fuga per l’occhio. Punto di fuga, e qui l’illusione e l’incanto della pittura, come unica condizione possibile per la comprensione.
[Francesca Ferrari]

A Londra 2000 anni d’erotismo nell’arte

(22-02-2007 - romanzieri in mostre. 0 commenti)

archeologico di napoli, gabinetto segretoAffreschi pompeiani (quelli segreti del Gabinetto degli oggetti osceni all’Archeologico di Napoli), disegni di Aubrey Beardsley, ma anche opere di Rodin, Turner, Picasso. Letture pubbliche del Kama Sutra, de Sade e Lolita, ma anche le foto artistiche di Ilona Staller Cicciolina scattate dall’ex marito Jeff Koons. E’ la mostra-evento del prossimo autunno londinese, al Barbican.
“Seduced: art and sex from antiquity to now” vuole esplorare come il sesso è stato rappresentato in 2.000 anni di storia dell’arte. “Sarà una mostra provocatoria. L’arte cerca sempre di sedurre il pubblico e questa, in un certo senso, sarà quindi una mostra doppiamente seduttiva”, ha detto Kate Bush, direttrice del Barbican. In mostra saranno anche alcuni affreschi rinvenuti a Pompei che mostrano coppie intente a fare sesso: le immagini erano considerate tanto scandalose che nel 1819 i reperti furono relegati nel cosiddetto “Gabinetto degli oggetti osceni” a Napoli, un luogo dove opere di natura così esplicita venivano tenute lontane dagli occhi della gente. Anche al British Museum di Londra, un simile magazzino conteneva opere provenienti da diverse parti del mondo e di epoche diverse, che si credeva potessero corrompere la moralità della gente.