(25-07-2007 - romanzieri in mostre. 0 commenti)
“Artelibro Festival del Libro d’Arte” giunge quest’anno alla 4° edizione, che si terrà a Bologna in Palazzo Re Enzo e del Podestà e al Museo Civico Archeologico dal 21 al 24 settembre 2007, con inaugurazione giovedì 20 settembre nel pomeriggio.
Le tre edizioni precedenti hanno dimostrato che il Festival risponde alla domanda di un pubblico vasto e qualificato, che il libro d’arte rappresenta una nicchia di mercato capace di attrarre interesse e capacità di spesa da parte di un pubblico sempre più vasto e che Artelibro può ambire al raggiungimento di un ruolo centrale a livello internazionale nel settore, con significative ricadute per il sistema paese. Ne hanno dato variamente prova l’adesione e il sostegno degli editori italiani e stranieri, l’affluenza di pubblico da tutto il paese, la disponibilità di autori, critici, artisti e operatori del settore ad intervenire, di importanti musei e grandi realtà nazionali e internazionali a collaborare, l’interesse e il sostegno economico fornito da enti e istituzioni territoriali, la partecipazione di partner e sponsor di massima caratura nazionale, l’attenzione dei media. A fronte di riscontri così significativi, si avverte anche l’esigenza di un ulteriore salto di qualità che irrobustisca il posizionamento del festival sul piano nazionale ed internazionale e ne aumenti l’incisività sotto vari profili…
il sito di Artelibro
(11-07-2007 - romanzieri in mostre. 0 commenti)
Si inaugura, venerdì 13 luglio alle 20.00, la mostra BUIO IN SALA. ARCHITETTURA DEL CINEMA IN TOSCANA, un percorso suggestivo, costruito con immagini, filmati originali, foto d’epoca, progetti architettonici e strumenti per la proiezione, attraverso i più significativi edifici adibiti ad ospitare proiezioni cinematografiche, analizzati sotto gli aspetti architettonici e decorativi.
La nota originale della mostra consiste nel non voler prendere in considerazione il cinema come autonomo linguaggio artistico, ma come luogo fisico e architettonico. L’esposizione intende mettere in risalto soprattutto la capacità di aggregazione sociale assolta dal cinema come una sorta di “moderno” teatro affiancatosi, a partire dalla fine del XIX secolo, a quello tradizionale, passaggio ben testimoniato dal rilevante numero di edifici inizialmente destinati a teatro e con il passare degli anni adibiti a sale cinematografiche. La ricerca trae anche stimolo dal prestigio degli architetti che si sono misurati con questo tipo di progettazione: Gino Coppedè, Marcello Piacentini, Virgilio Marchi, Antonio Valente e Luigi Vagnetti.
La mostra, curata da Maria Adriana Giusti e Susanna Caccia, sarà allestita all’interno della sala cinematografica dello stabilimento balneare Principe di Piemonte, realizzato dall’ingegnere fiorentino Aldo Castelfranco nel 1938 sulla passeggiata a mare di Viareggio.
All’esposizione è collegato il convegno organizzato in coincidenza con la chiusura della mostra sul tema “I LUOGHI DEL CINEMA IN ITALIA. ARCHITETTURE DEL CINEMA E PER IL CINEMA” (5 settembre), per l’analisi del fenomeno su scala nazionale. Altri eventi collaterali sono in programma per tutto il periodo della mostra: proiezioni cinematografiche, incontri con registi e attori… info su cinemaintoscana.it
(13-06-2007 - romanzieri in mostre. 0 commenti)
Vincent Van Gogh morì il 29 luglio 1890 tra le braccia del fratello Theo. Due giorni prima si era sparato un colpo di pistola nel petto in un campo accanto al cimitero nei pressi di Auvers-sur-Oise, mentre dipingeva la sua ultima opera. Lo stesso cimitero dove poi sarà sepolto il grande pittore, vissuto solo 37 anni. E come a volte accade, il periodo che precedette la tragedia fu ricco di ispirazione. Negli ultimi 70 giorni di vita Van Gogh realizzò diversi dipinti e disegni. Alcune di queste opere sono ora visibili, per la prima volta insieme, al museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, che presenta la mostra «Van Gogh, gli ultimi paesaggi», aperta fino al 16 settembre…
continua
(03-04-2007 - romanzieri in mostre. 0 commenti)
A partire dal 1° aprile 2007 con l’apertura di un’esposizione permanente, la biblioteca si “mette in mostra” nella sua completezza e riapre al pubblico il complesso monumentale comprendente il vestibolo, la scala e la biblioteca progettate da Michelangelo Buonarroti (1475-1564). Animali fantastici, in particolare, costituisce una carrellata di 19 manoscritti e di 9 libri a stampa databili tra i secoli XII ex. e XVIII, in latino, greco, volgare e persiano, originari dall’Italia, Francia, Olanda e Iran e provenienti da diversi fondi della Biblioteca, il cui motivo di interesse è rappresentato, almeno in questa sede, dalla presenza nelle pagine di raffigurazioni delle più svariate creature immaginarie: sirene, satiri, draghi, centauri, fenici, unicorni, basilischi, cavalli alati, grifoni e minotauri di ogni foggia e fattura, infatti, illustrano, spiegano e abbelliscono i testi, le iniziali, i margini, gli ex libris e le marche tipografiche di tutti i volumi in mostra. Queste figure zoomorfe, attinte dalla mitologia classica e spesso arricchitesi in un secondo momento di significati e di valenze cristiane, hanno costituito per gli artisti che le hanno miniate o incise sulle matrici tipografiche, uno splendido banco di prova: da quelle che illustrano più o meno fedelmente il testo, quali la raffigurazione dei primi versi dell’Ars poetica oraziana del mostro alato nel Plut. 34.12 o il basilisco dell’Hortus sanitatis della cinquecentina 22.3.11, a quelle che riecheggiano motivi antiquari, quali i centauri nella pagina araldica del Plut. 79.1 appartenuto all’umanista Francesco Sassetti; da quelle con valenza allegorica, come gli unicorni che trainano il carro nel Trionfo della Castità del Med. Pal. 72 miniato dall’artista fiorentino Apollonio di Giovanni, più comunemente associato alla decorazione di cassoni nuziali a quelle che magari con il testo non hanno alcuna relazione vera o apparente, ma che sono funzionali alla decorazione della pagina o all’identificazione del tipografo (il grifone dell’In somnium Scipionis di Macrobio, ad esempio, stampato da Giovanni Griffio il vecchio (cinquecentina 15.F.6.11). Festa per gli occhi, quasi un divertissement, questa esposizione invita tutti, grandi e piccini, a tuffarsi nel mondo dell’immaginario, a convivere per qualche istante con questi simboli arcani eppure familiari e a goderne la dirompente vitalità.
info
(19-03-2007 - romanzieri in firenze, mostre. 0 commenti)
In occasione della Settimana della Cultura (qui la ricerca degli eventi in tutte le province italiane), l’Istituto e Museo di Storia della Scienza, propone a Firenze un percorso ideale attraverso i luoghi delle meridiane, illustrando con modelli, grafici, proiezioni e oggetti originali, la storia di questi straordinari testimoni del tempo.
(02-03-2007 - romanzieri in mostre. 2 commenti)
Ci sarà anche la Madonna col Bambino recentemente ritrovata in Cile, alla mostra sull’artista che inaugura il 31 marzo prossimo a Arezzo. Realizzata negli anni giovanili di Piero, dell’opera, appartenuta alla collezione Contini Bonacossi di Firenze, si erano perse le tracce nel dopoguerra.
L’opera sarà esposta al pubblico per la prima volta. La sua attribuzione, oltre che dagli studiosi Longhi e Salmi, negli anni ‘40, è oggi confermata dai curatori della mostra: Carlo Bertelli, Giangiacomo Martines e Antonio Paolucci.
[mostrapierodellafrancesca.it]
(23-02-2007 - romanzieri in mostre. 3 commenti)
Ovunque sia nato, nell’Eden o dal big bang, l’uomo ha aperto per la prima volta gli occhi su un paesaggio. E non è casuale che siano stati necessari migliaia di anni prima di vederne uno riprodotto in pittura.
Il paesaggio era e rimane una delle rappresentazioni più complesse. Esso ci abbraccia, costituisce lo scenario naturale agli accadimenti della vita, eppure rimane sempre avvolto nel più affascinante dei misteri. Se è vero che la suprema saggezza si nasconde nella natura, ecco, ci facciamo già un’idea di come essa sia esplorata solo in minima parte; e cosa dire delle scritture, antiche e mitologiche, che nel tentativo di sondarla tracciavano nuovi confini, ancora oggi insuperati, per comprendere quella umana?
Le prime rappresentazioni pittoriche del paesaggio, attorno al 1400, segnano anch’esse un confine umano ben preciso nella storia dell’evoluzione: il passaggio dall’utilitarismo, dall’uomo annichilito dal bisogno e da un mondo assai più grande di lui in ogni evento, all’uomo moderno. Relegato per un paio di secoli in qualche arazzo o nelle miniature della cronaca, esso esplode letteralmente come genere con gli affreschi dei mesi nella Torre dell’Aquila di Trento, e in Toscana con i senesi, Lorenzetti in primis. Nasceva la modernità a tutto tondo e, con essa, una nuova esigenza comunicativa nell’arte.
Esigenza che avrà bisogno di altri cinquecento anni per prendere gli stilemi di oggi, ancora in divenire, e che pure hanno sottolineato ogni volta un passaggio verso la modernità. Non si contano gli episodi della nascita di nuovi fenomeni artistici o rappresentativi, che non abbiano come fulcro la gestione pittorica del paesaggio. E non si pensi, in questo caso, solo alla pittura più conosciuta del nostro occidente: stesse sorti hanno avuto paesaggi ed alberi da un capo all’altro del pianeta. Asia, americhe, oceania, indie, nessuno escluso.
Le nostre latitudini hanno solo aggiunto a certe sintesi la ricchezza simbolica della responsabilità di ogni rappresentazione complessa.
Il paesaggio è dunque elemento innovatore e unificatore di mondi artistici sempre più aperti e intraprendenti. Erano moderni i fiamminghi e i tedeschi del Cinquecento, non meno di un Mondrian o di un De Chirico. Se vogliamo riconoscergli la grandezza che hanno, dobbiamo farlo attraverso la loro fluidità e la loro coerenza, due qualità chiave per il diffondersi delle idee, le pittoriche quanto le altre.
In questa fluidità e coerenza si inserisce il lavoro di Francesca Ferrari. Il paesaggio è reinterpretato nella contemporaneità, con il rigore di una ricerca che è prima di tutto coerenza. La certezza che il filo conduttore che affratella i giorgioneschi alla scuola di Barbizon, Polidoro da Caravaggio agli impressionisti e ai macchiaioli, non sia esauribile, né tantomeno definito o concluso. Gli echi delle simbologie degli alberi, dei venti, dei fenomeni che vedevano e vedono l’uomo incantato spettatore, mai del tutto spenti. Così il simbolo è di nuovo interpretato, attraverso alchidici, acrilici e olii, tecniche raffinate cui viene affidato un compito narrativo: dalle cronache di Vitruvio o Plinio il vecchio, ai movimentati tentativi di inizio Novecento di far coincidere cultura, poesia e pittura in un unico afflato.
I tronchi disadorni e solitari di Francesca Ferrari ricordano, ad esempio, per chi non ha perso l’esercizio di ricordare, la crocifissione di Antonello da Messina, oggi conservata ad Anversa, sintetizzandone la raffinatezza compositiva in un unico richiamo alla caducità, alla spiritualità. Gli alberi piegati dal vento richiamano all’astrattismo dell’Albero rosso di Mondrian, e riprendono la danza delicata attorno all’albero delle Bagnanti di Muller. I paesaggi solitari, dai colori densi, ricordano il seicentesco Hobbema, l’ottocentesco Piccio, ma anche Morandi. Ovunque, nell’evoluzione tipica di un percorso personale di pittura, è espressa la tensione derivante da un desiderio di secolarizzazione, che altro non è se non il senso della responsabilità dell’atto creativo. Là dove l’individuale sublima se stesso in un unico, collettivo (o globale) punto di fuga per l’occhio. Punto di fuga, e qui l’illusione e l’incanto della pittura, come unica condizione possibile per la comprensione.
[Francesca Ferrari]