Archivio per la categoria "firenze"

Omnes vulnerant, ultima necat

(19-03-2007 - romanzieri in firenze, mostre. 0 commenti)

In occasione della Settimana della Cultura (qui la ricerca degli eventi in tutte le province italiane), l’Istituto e Museo di Storia della Scienza, propone a Firenze un percorso ideale attraverso i luoghi delle meridiane, illustrando con modelli, grafici, proiezioni e oggetti originali, la storia di questi straordinari testimoni del tempo.

Portare l’arte tra la gente, micro o megaeventi?

(15-03-2007 - romanzieri in firenze. 3 commenti)

cézanne a firenzePer una forma di scaramanzia intellettuale non andrò a vedere la mostra su Cézanne a Palazzo Strozzi. Cézanne è morto, innanzitutto, e con questi megaeventi a misura di turista grossolano ho la sensazione che possa morire una seconda volta. Con la rinuncia personale (e qui sta la scaramanzia) spero che avvenga un miracolo qui in città: la moltiplicazione dell’arte in centinaia di microeventi delocalizzati. In nome della biodiversità creativa e culturale rispetto ai sapori forti e omologati dell’arte spettacolo. Vorrei vedere l’arte finalmente esposta dall’ortolano, dal ferramenta, al bar, mentre faccio la coda all’ufficio postale, sui tanti muri brutti della città e delle sue periferie. Arte, arte ovunque ci sia uno spazio per esporla e portarla tra la gente. Più di un Cézanne solo (per quanto immenso) sarei curioso di vedere cosa producono gli studenti dell’Accademia, quella di Firenze così come quelle più lontane. Può darsi, che nell’invisibile cannibalizzato dai grandi eventi, di Cézanne ne possa esser nato un altro senza che nessuno se ne sia accorto. Firenze potrebbe così ritrovare l’essenza stessa di quel Rinascimento che l’ha resa unica nel mondo: allevarsi in casa i talenti dei prossimi cinquecento anni. Ricordandosi che anche i Pontormo e i Michelangelo sono nati in incognito e hanno esposto qui in città mentre il mondo intero perdeva tempo a celebrare nomi più sicuri, più famosi. Liberarsi da tanta provincialità, ecco il miracolo d’una nuova Firenze.

Firenze a punti

(08-03-2007 - romanzieri in firenze. 4 commenti)

firenze, tram, punti fedeltàIn una città moderna e marketing oriented come Firenze, non so perché non si è pensato ancora a una raccolta di punti con un bel catalogo di premi fedeltà. Tu paghi, ad esempio, cinquanta multe per divieto di sosta, o dieci rimozioni forzate, raccogli i bollini e alla fine la città ti regala un giorno intero di parcheggio gratuito a scelta.
Oppure ogni cento minuti di coda nell’ingorgo del traffico puoi aver diritto a due semafori verdi in fila. Sono convinto che un sistema come questo aprirebbe uno spiraglio, accenderebbe una speranza a una città altrimenti immobile, soprattutto nelle ore di punta. Accumulare bollini premio, ecco il segreto, oppure un’estrazione. Ogni giorno un fortunato vincitore. La multa per divieto di sosta, o il milionesimo posto in coda per cantiere eternamente aperto, può trasformarsi in fortunata vincita. M’immagino già lo slogan: più multe, più vinci! Oppure: fermati in coda e riparti con sprint! Ogni cittadino, con spese e pazienza, potrebbe accumulare punti per avere in premio un giorno una città normale. E tanti cittadini insieme potrebbero sommare i punti e festeggiare in futuro un tragitto centro-autostrada più breve del viaggio aereo per Londra o Francoforte. Oppure, anzi, potrebbero proprio vincerlo il viaggio aereo, che ormai per quasi tutte le destinazioni costa e inquina meno della benzina consumata in coda. Dopo l’ennesima multa o nel pieno dell’ingorgo quotidiano ognuno di noi potrebbe volare. Almeno con la fantasia.
[Massimo Boccuzzi, il Firenze]

Simonetta Agnello Hornby a Firenze

(06-03-2007 - romanzieri in firenze. 2 commenti)

Sulle presentazioni di libri bisognerebbe parlare a lungo. Necessarie a promuovere le vendite, inevitabilmente finiscono col togliere ai libri per concedere qualcosa al teatro e al culto (spesso eccessivo in certi lettori) del personaggio. Lo scenario è per questo quasi sempre deprimente: un tavolino dove siedono l’autore, l’editore e un presentatore, e lì davanti un quasi sempre scarso pubblico. La fila per gli autografi conclude di solito una pantomima fatta di soddisfazione, curiosità e gossip in egual misura. Una tristezza che diverte solo i provinciali, insomma, quelli che, lontani da tutto, presentano la necessità di riempire di senso la spinta alla lettura vedendo “accadere” l’autore il più vicino possibile a casa e alla propria vita.
Fa eccezione a questa brutta regola la presentazione in Feltrinelli (e si immaginano le altre in Italia) di Boccamurata: autrice Simonetta Agnello Hornby.
Boccamurata è il terzo appuntamento con una trilogia siciliana interessantissima per trame e linguaggio, e che comprende La mennulara e La zia marchesa, tutti editi da Feltrinelli. L’eccezione è un’autrice che ama il suo mestiere d’avvocato londinese di cause difficili e delicate, al pari di quello recentissimo di scrittrice italiana (ma La mennulara è oggi tradotta in diverse lingue) e che lo fa capire con uno sguardo imbarazzato quando la si celebra nella formula rituale e polverosa delle presentazioni, e con un sincero entusiasmo quando - anche di fronte al pubblico - può narrare. Come sa fare mirabilmente.

Irsute Maddalene fiorentine

(05-03-2007 - romanzieri in firenze. 1 commento)

Donatello, Maddalena, Museo Opera del DuomoIn questi giorni il Museo del Bargello celebra Desiderio da Settignano. L’artista quattrocentesco, morto a soli 35 anni, è riabilitato al suo calibro di artista maggiore e non più all’ombra del più celebrato Donatello. Punto di contatto e termine di paragone a Firenze, dei due, sono le Maddalene. Quella famosissima di Donatello, esposta al Museo dell’Opera del Duomo e quella di Desiderio, nella Chiesa di Santa Trinita in via Tornabuoni.
Quella di Maddalena, si sa, è figura di sintesi. Essa concentra in sé le diverse figure femminili che si avvicinarono al Cristo (a lei o a questa figura Egli apparve dopo la resurrezione) ed è parte fondamentale e umanizzata di quella trinità al femminile che la vede simbolicamente centrale tra l’Immacolata Madre per eccellenza e Eva, prima ed altrettanto eccellente peccatrice. E’ dunque la più femmina di tutte e anche la più avvicinabile alla pia devozione: la sua storia racchiude in egual misura femminilità, pentimento e perdono. I lunghi capelli (ispirati alla prostituta di Nain, narrata da Luca, che dopo aver lavato e baciato i piedi di Gesù li avrebbe asciugati con le chiome) rappresentano dunque una sorta di rappresentazione della “virilità” femminile. Strumento di seduzione e femminilità essi sono santificati nel pentimento più possibile per una donna e trattati con straordinaria intimità. Disciolti e non agghindati, senza orpelli, si trovano a rappresentare la dualità, un possibile punto di equilibrio tra funzione estetica della seduzione e virilità (vigore) della femminilità. E’ possibile, ma non è che una probabilità, che le rappresentazioni quattrocentesche lavorassero su questo equilibrio.
La Maddalena di Donatello, in legno e posta all’interno del Battistero fiorentino, si salvò quasi miracolosamente dalla furia dell’alluvione del ‘66. Solo durante i lunghi restauri svelò, sotto la patina di vernice conosciuta, una fantastica policromia. Realizzata da un intero tronco d’albero, scolpito con vigore e poi decorato sulla parte anteriore in gesso e policromia, i capelli erano scintillanti d’oro e cangianti alla luce. Creata nell’ultimo periodo di Donatello, quando l’artista ha ormai settant’anni e inizia a respingere l’ideale di grazia di Leon Battista Alberti in favore di un più crudo espressionismo (dello stesso periodo il San Giovanni Battista del Duomo di Siena) egli ha fatto in modo che l’ideale equilibrio di femminilità e spiritualità non perdesse la sua forza narrativa proprio grazie a quell’oro.
Inconsapevole della verniciatura postuma il settecentesco Charles de Brosses, nel suo Viaggio in Italia, scriverà: la Maddalena di Donatello è talmente secca, nera, scarmigliata e orrida da far passare per sempre il gusto della penitenza; e Mary McCarthy, nel Novecento, nel suo Le pietre di Firenze, aggiungerà: una truce scultura, una forma scura e terribile, vestita con una camicia di capelli fluttuanti che l’avvolge come una barba, tanto che a prima vista ha l’aria di essere un uomo e in un secondo tempo quasi un animale.
La Maddalena di Desiderio nella Chiesa di Santa Trinita, iniziata da lui e portata a termine da Benedetto da Maiano, perde la tragica energia di quella donatelliana. Basteranno meno di cinquant’anni perché Tiziano ne raffigurasse pittoricamente, per il Duca di Urbino,  una (oggi alla Galleria Palatina) che le ricordasse entrambe, e che diventerà grazie ai notevoli effetti pittorici dell’oro delle chiome e il rosa ambrato delle carni, una delle interpretazioni più popolari, modello per tante copie di bottega, nei secoli a venire.

Quando il cane non assomiglia al padrone

(01-03-2007 - romanzieri in firenze. 4 commenti)

Quando il cane non assomiglia al padroneSi dice sempre che i cani assomigliano ai padroni, ma io credo piuttosto che siano più i padroni a ostinarsi ad assomigliare ai cani. Prendi il gabinetto, ad esempio, hai mai visto un cane farne uso? L’altra sera, rientrando a casa a tarda ora, ho visto però un uomo che faceva pipì tra il marciapiede e il cassonetto, esattamente come il suo cane, e non credo proprio che fosse questo ad assomigliare all’uomo. Del resto, uscendo da certi luoghi comuni, è più facile per l’uomo imitare il cane che non viceversa. Conosco un sacco di gente, a partire dal sottoscritto, che canta, scrive, dipinge o guida da cani. Nessun cane che faccia le stesse cose come un uomo. C’è poi la questione dei cani intelligenti, o particolarmente buoni. Cose a cui certi uomini, per quanto si sforzino, non arriveranno mai. Insomma, tanti modi di dire sono proprio una contraddizione in termini. Prendi ad esempio il detto “cane infedele”, ma quando mai? Se i cani davvero somigliassero ai padroni risolveremmo certo l’annoso problema dei marciapiedi sporchi, ma il mondo diventerebbe invivibile: guerre dappertutto, truffe, scippi, arroganze, malizie e stupidità d’ogni sorta, oltre che una larga dose d’indifferenza e tristezza generale. Ma gli esempi sono infiniti e si potrebbe continuare a lungo. Il fatto è che l’uomo è spesso così invidioso del cane e della sua semplicità di vita, che vorrebbe plasmarlo a sua immagine e somiglianza. E il risultato è spesso evidente: dove non arriva il cane, arriva lui.
[Massimo Boccuzzi, Il Firenze]

Firenze è come il cervello…

(21-02-2007 - romanzieri in firenze. 1 commento)

firenze, teatro niccoliniIn fondo Firenze è come il cervello: ne usiamo mediamente meno del dieci per cento, e il resto finirà con l’atrofizzarsi. Le pigre leggi dei commerci, della politica, dei grandi flussi umani, e della conseguente visibilità e redditività, si concentrano in spazi sempre più ristretti, abbandonando e indebolendo il resto. Poche decine di metri oltre Santa Maria del Fiore, gli Uffizi o via Tornabuoni, trovi ambienti urbani, ricchi di identità fino a pochi anni fa, degradati al punto d’esser diventati anche peggiori delle periferie. Luoghi e quartieri sempre più scomodi da vivere, proibitivi per investirci soldi o lavoro, e terreno di conquista per ogni genere di squallore urbano e sociale. Certo la politica potrebbe fare qualcosa per (ri)creare una controtendenza, ma ancora di più possiamo fare noi cittadini con una piccola utopia: disertare i luoghi della concentrazione, privandoli della potenzialità di ricchezza del nostro passaggio, e passeggiare a migliaia là dove la città ormai muore. Migliaia di persone davanti a Sant’Orsola, o all’ex cinema teatro Apollo, o al Niccolini, o su e giù per via Panicale, Guelfa, Alfani (ma i luoghi sono centinaia) possono far sì che qualche investitore di soldi, idee e amore per la città, attratto dalla folla, regali finalmente una boccata d’ossigeno. Ognuno di noi può diventare un Robin Hood del senso dei luoghi, strappandoli alla città cartolina e suicida, per restituirli là dove serve alla vita vera: da lì fin sotto casa tua.
[Massimo Boccuzzi, il firenze]