(10-05-2010 - Massimo Sannelli in firenze, poesia. 0 commenti)
Parlo in prima persona, come all’interno di un diario: come se parlassi di cose che mi riguardano. In realtà mi riguardano, e non solo nella veste – o nella condizione – di dantologo [a modo mio, sempre]. Parlo semplicemente, non ho nulla da difendere, e dico, per esempio: io non credo ad un Dante popolare [i versi sui lettori in piccioletta barca, che devono tornare indietro, sono uno scoglio, rispetto ai doveri democratici]; quindi non credo ad un Dante preoccupato della salvezza dei contemporanei. O meglio: se Dante si pone il problema della salvezza dei contemporanei, il problema è posto perché quel mondo, quella umile Italia e quella Fiorenza lo interessano; e lo interessano perché la grandezza ha bisogno di humus, come il buon seme gettato in buona terra. Continua »
(30-11-2009 - romanzieri in antologia, firenze. 0 commenti)
Il fiorentino di una volta, visto a occhio nudo, pareva un mammifero come tutti gli altri: ma poi, osservandolo bene con la lente d’ingrandimento, si capiva invece che era un vegetabile concimato e potato per conto del Granduca; un vegetabile, che nasceva e fioriva abbarbicato tenacemente tra le fessure del lastrico e dei marciapiedi della sua città. Per toglierlo da Firenze e portarlo un chilometro più in là, bisognava svellerlo dalle radici; sbarbarlo addirittura.
Tutto il suo mondo finiva alle mura cittadine. Fuori dalle mura quattro passi, cominciava per lui l’ignoto, il maraviglioso, il paese della favola e della leggenda. La sua vita era monotona e regolata come un cronometro inglese. Durante il giorno lavorava o stava a veder lavorare, le due sole maniere conosciute fin qui per guadagnarsi onestamente il pane. Venuta la sera andava al teatro o al caffè: alle otto pigliava un poncino: dalle otto e mezzo alle dieci diceva male del Governo e del Municipio; e sonate le undici, il Granduca gli spengeva i lumi nelle strade e lo mandava a dormire; perché così avesse tutto il comodo di sognare a benefizio della I. e R: Amministrazione del lotto.
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(27-06-2007 - romanzieri in curiosità, firenze. 0 commenti)
Nobili e giardinieri dei secoli passati eleggevano l’Italia, paese degli agrumi, come tappa fondamentale dei Grand Tour che li avrebbero poi resi raffinati o specializzati. E spesso era proprio il filo conduttore degli agrumi (simboli di ricchezza a Corte) a tracciare itinerari inediti, dai laghi al mare, nelle isole e lungo la Penisola. Venerdì 29 e sabato 30 giugno, Fiesole e la sua piazza, ospiteranno una mostra insolita e raffinatissima: ospiti d’eccezione gli agrumi più belli e più rari del mondo, presentati dai coltivatori più raffinati, italiani ed esteri. La mostra di piazza Mino da Fiesole, aperta gratuitamente al pubblico, sarà dunque l’occasione per un Grand Tour concentrato, all’insegna dello spettacolo e di quei segreti della natura che si possono facilmente trasferire anche in terrazzo, e con a latere percorsi interessantissimi tra le preziose terrecotte imprunetine che da sempre sono oggetto di predilezione per queste meravigliose essenze.
La mostra è organizzata da “Il Giardino Amatoriale” (www.giardinoamatoriale.org) con il patrocinio del Comune di Fiesole e la presenza del Comitato Toscano dell’Unicef.
Ulteriori informazioni al numero verde del Comune di Fiesole 800-414240
(27-05-2007 - romanzieri in firenze. 0 commenti)
Dopo tredicimila eventi letterari di ogni tipo che si tengono annualmente in tutta Italia, finalmente anche Firenze dà il suo, modesto, contributo: nasce “Firenze città dei libri e dei lettori”. Il titolo è di per sé già un monito, e suona come un imperativo altisonante, dopo le recenti, drammatiche statistiche dell’Istat che mostrano un Paese pigramente lontano dai libri e dalla lettura. Eppure si fa e si è fatto molto per promuovere l’industria del libro, tanto che viene da pensare che forse c’è bisogno di cambiare punto di vista e promuovere il libro per ciò che rappresenta, non solo per chi lo stampa e lo vende. Una rassegna fiorentina, ultima di tredicimila in tutt’Italia, potrebbe permettersi il coraggio di una personalità unica. A Firenze si conservano pubblicamente (e cioè in biblioteca) alcuni tra i libri più rari e belli del mondo; a due passi dalla città, alla Certosa, c’è un centro di straordinaria eccellenza per il restauro del libro antico… e anche guardando al contemporaneo Firenze è nell’albo d’oro della migliore editoria e della miglior letteratura che sia stata regalata al pianeta nell’ultimo secolo. Stupisce che in questa “Firenze città del libro” non ne sia contemplata nemmeno una traccia. Non un eco degli straordinari fondi custoditi al Vieusseux, non una citazione dell’aria che si respirava nei pressi della giostrina che allieta i bimbi in piazza Repubblica, nemmeno l’odore dei Palazzeschi o dei Pratolini. Stupisce l’assenza di convegni importanti. Eppure di argomenti ce ne sarebbero tanti: dal libro digitale al diritto d’autore, dalla funzione centrale della biblioteca in una società che vuol dirsi civile al futuro di un’industria libraria che sforna 1500 nuovi titoli al giorno, sabato e domeniche compresi, e quasi tutti invisibili.
Il ruolo di Firenze, come città dei lettori, è piuttosto lasciato ad un luogo in più (diversi, a dire il vero, e nelle diverse piazze) dove i lettori possano acquistare libri sotto i tendoni bianchi, poveramente allestiti. I luoghi di discussione, a partire da una bella biblioteca storica, quella delle Oblate, ridotti a un forum popolare dove ognuno (anche chi non ha mai preso un libro in mano) può, come recita il programma ufficiale, scegliere una pagina che “si ha amato” (sic) o detestato. Sarà interessante, non ci sono dubbi. Sarà interessante capire, a tendoni smontati, quali saranno i numeri del venduto, quale il feedback d’immagine per i promotori, quante le spese e quanto tutto questo inciderà sulle statistiche Istat dell’ignoranza nazionale, o sulle vendite degli ultimi best seller reperibili ovunque, anche in allegato al giornale. Rimane però il dubbio che forse, qualcuno, un giorno, andrà a bussare alla sala manoscritti di una biblioteca importante, dove la festa è tutti i giorni, e dove non c’è niente da vendere e niente da comprare, e vorrà curiosare. Questo sì, sarebbe un successo, nella città che esiliò l’Alighieri e che quando conviene celebra Dante.
(12-04-2007 - romanzieri in firenze. 3 commenti)
Nessun inutile allarmismo, ma c’è una nuova e pericolosa categoria sociale in giro per la città: il giustizialista, modello americano. Puoi trovarlo di fronte alla macchina del caffè, nei grandi e medi uffici, o direttamente al bar dei sempre a bocca aperta, ma può essere anche silente, ovunque tra la folla, pronto a saltar fuori quando meno te lo aspetti. Il giustizialista, modello americano, è quello che lavora solo lui, pensa solo lui, è perfetto solo lui e ha una soluzione per ogni cosa. Ubriachezza molesta e cocaina del sabato sera? Arroganza del SUV parcheggiato sul marciapiede? Aggressività da semaforo? Si fa come l’America a Naomi Campbell: si condanna per qualche settimana a pulire i gabinetti!
E’ l’evoluzione del concetto sceso dal nord (ma l’America pare essere a Ovest) del “vai a lavorare”. Un imperativo che, partendo dal concetto che fatica solo chi lo dice, non tiene conto del lavoro altrui. Ovvero dei tanti (sempre meno gli italiani) che si guadagnano la pagnotta pulendo i gabinetti per davvero, anche senza sniffare un granello di cocaina in tutta una vita. Un lavoro dignitoso non meno degli altri e che non può essere considerato una punizione per qualche imbecille un po’ rumoroso il sabato sera. Condannarli al lavoro al gabinetto è come marchiare la serietà di un lavoro vero con una sorta di peccato originale, dividendo la gente in caste, come in India. Tanto più che il lavoro sporco – è facile intuirlo – si fa più spesso in altri gabinetti.
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(05-04-2007 - romanzieri in firenze. 1 commento)
Ci sono cose che noti all’improvviso e rimangono in mente per sempre. I profumi della città, ad esempio, i profumi di Firenze. Prendi una giornata di pioggia come questa. L’ozono libero nell’aria, a livelli stratosferici, riempie le narici di frizzantino ed esalta tutto il resto. I camion del carico e scarico di via Calzaioli la mattina presto, coi loro nuvoloni neri neri; gli apecar delle imprese edili e degl’imbianchini, sempre un po’ sovraccarico; le tenui nuances dei tubi di scappamento degli autobus un po’ vecchiotti e le dolci catalitiche del traffico lento sui viali. Ogni odore ha una sua poesia, un suo perché, ben integrato alla città e alla sua vita quotidiana e intima. Il disinfettante misto a pipì di certi angolini un po’ nascosti, lì, dietro la Misericordia; la fila di tre cassonetti tre accanto al pub ultima moda o a ridosso della pergola all’aperto del ristorantino tipico, vista cupola. Infine gli odori, forti, del mercato: San Lorenzo, Sant’Ambrogio; e quelli dei luoghi più vissuti: l’arco di San Piero, via Panicale. Volendo se ne potrebbe tracciare una mappa, di questi odori, e con la nostalgia della lontananza trasformarli in profumi sublimi. Oppure, nel pragmatismo di certa politica, farli diventare una cosa utile, loro malgrado, un sistema di accessibilità alla città e al suo centro, ad uso d’una possibile disabilità visiva. Nascerebbe così una città diversamente profumata, dove tutto ciò che puzza è governato dal caso, oppure a naso. Fate voi.
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(03-04-2007 - romanzieri in firenze. 1 commento)
Un tocco di natura selvaggia aleggia da diverso tempo nel cielo del centro storico e sulle teste degli ignari fiorentini.
Una agguerrita coppia di rapaci ha infatti eletto la Cupola del Brunelleschi come nido: una singolare intersezione tra natura e arte…
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