Archivio per la categoria "firenze"

Tassa di scopo

(23-12-2010 - istantaneo in firenze. 0 commenti)

Pur sperando di sbagliarmi credo che vi siano scarse possibilità che Berlusconi regali a Firenze, e di conseguenza a Renzi, la tassa di scopo. Primo perché l’iter burocratico necessario è più lungo della speranza di vita dell’attuale governo; secondo perché, malgrado la debbano pagare i turisti, una tassa è sempre antipatica quando non le si fa corrispondere un servizio. Una tassa in più non è una cosa banale, comporta delle responsabilità: politiche e civili. Politicamente non dovrebbe bastare chiederla perché fu promessa tra tante altre bugie elettorali, anche autoctone, come un’elemosina. I fiorentini, se li conosco bene, non accettano l’elemosina da nessuno. Non l’accettarono nemmeno dopo l’alluvione, tanto che il presidente Saragat, chiedendo a caldo a un fiorentino alluvionato e intento a ripulire cosa potesse fare per lui, si sentì rispondere: sciacquarsi dai coglioni! Civilmente, invece, la tassa dovrebbe essere giustificata da una Firenze mantenuta pulita e efficiente già adesso, mentre è sotto gli occhi di tutti lo stato in cui versa. Uno stato di degrado per il quale non ci sono scuse né tasse che tengano. Perché – se vogliamo dirci la verità – Firenze non è ridotta così male perché i turisti non pagano un euro per il soggiorno, ma perché è venuto a mancare il “senso” della città. Se chi amministra e chi di Firenze ha fatto il proprio reddito pensassero un po’ meno ai soldi, basterebbero una quindicina di giorni per ripulirla da ogni schifezza che la imbratta. Non credo che una squadra di operai, visto che gli angeli del bello son volati in cielo, che gira di continuo a ripulire almeno i muri, sia una di quelle spese che al momento non ci possiamo permettere. Così come non credo che pensare a un servizio di raccolta dei rifiuti diverso dal percorrere via Calzaioli coi camion alle nove di sera, sia una questione economica. Gran parte della cura necessaria almeno a farsi un lifting cittadino è solo questione di buona volontà, non costerebbe di più. E a lifting effettuato i tanti politici fiorentini che siedono nei due rami del Parlamento potrebbero farsi promotori di una legge speciale che dia più risorse a Firenze, magari ascoltando anche il parere di Matteo Renzi, senza mandarlo allo sbaraglio da solo mettendoci in imbarazzo. Perché, con tutto il rispetto per Matrix e Facebook, è ancora il Parlamento che decide.

Barbara e Matteo

(22-12-2010 - istantaneo in firenze. 0 commenti)

Mentre il Papa per definire i nostri tempi di crisi morale parlava della fine dell’impero romano, Barbara Berlusconi dichiarava in un’intervista a Vanity Fair il proprio apprezzamento per il giovane Matteo Renzi. L’espressione usata è “nel caso di una sua leadership del centrosinistra mi sentirei politicamente ben rappresentata” se non altro per una questione generazionale. Quel che forse né Benedetto XVI, né Barbara sapevano è che stavano affrontando – pur nelle debite proporzioni – lo stesso problema, e che anzi: involontariamente l’una dimostra l’altro.
Quanti, a partire da Barbara, si sentono rappresentati da Matteo dovrebbero interrogarsi con onestà. Chi non si sente rappresentato né da Barbara né da Matteo ha una buona ragione in più per fare una riflessione seria. Fare della questione anagrafica motivo e bandiera di rappresentanza politica è un po’ come dire che Abele e Caino, essendo d’età, andavano d’amore e d’accordo. Una cosa diversa è dire che Barbara e Matteo, due persone squisite peraltro, simpatizzano verosimilmente perché magari appartengono allo stesso “giovanilismo”, un modello che non ha età anagrafica e che non ha nulla a vedere col concetto di generazione. Barbara ha un babbo giovanilista, ad esempio, e non risulta che siano in disaccordo politico. Renzi, del resto, più giovanilista che giovane, non si è fatto alcun problema nel recarsi a casa del babbo di Barbara a chiedere qualche soldino in più per Firenze. Il pensiero giovanilista è fatto così: nel babbo di chiunque potrebbe nascondersi anche Babbo Natale. E’ questa la differenza: il giovane ha degli ideali, il giovanilista ha degli obiettivi. Il primo è spesso sottoposto dalla storia a sacrificare la propria vita in nome di un ideale, il secondo è sempre più spesso disposto a fare qualche anno di sacrifici per raggiungere una posizione. Se così non fosse, Matteo avrebbe ringraziato Barbara per buona educazione, rimarcando con immediatezza la propria differenza ideologica. Come può un giovanotto con degli ideali di sinistra rappresentare politicamente bene proprio Barbara Berlusconi? Qualcuno tra i lettori più raffinati e democratici obietterà: ma queste son divisioni del secolo scorso, da vecchia politica, anzi politicamente scorrette e inaccettabili! E qui viene il senso delle parole del Papa. Lo dicevano anche ai tempi degli ultimissimi antichi romani.

Alluvione bianca

(21-12-2010 - istantaneo in firenze. 0 commenti)

Macché neve, che emergenza. Era arte. E quei provincialotti dei fiorentini non l’hanno proprio capito. Una performance a sorpresa di contemporaneità. Il titolo, lasciano trapelare da Palazzo Vecchio, era “alluvione bianca”, e – tanto per tacitare le opposizioni – come altri eventi organizzati dal nostro Assessorato al Buon Umore, non è costata un euro.
Un successo clamoroso: quasi un milione di cittadini-attori coinvolti, tra Firenze e provincia, e altri sette-otto milioni di spettatori che hanno seguito l’evento nei telegiornali o su Facebook. Uno spettacolo a “copione aperto”, per i larghi spazi lasciati all’intuizione creativa di ognuno, ma tutt’altro che improvvisato. Una sala operativa stracolma di artisti e psicologi della drammaturgia, dopo aver concordato durante la recente merenda ad Arcore alcuni dettagli extracittadini (autostrade, stazioni, aeroporto), ha consultato I Ching per rispondere alle diverse esigenze che via via si presentavano. Il valore della performance stava soprattutto nei suoi forti contenuti di denuncia sociale. Ogni fiocco di neve che si accumulava, ogni granello di ghiaccio che si formava, altro non era che un monito contro le pappe scodellate dell’efficientismo tanto caro alla nostra città occidentale. In settantadue ore Firenze ha smesso di essere Firenze per trasformarsi in Haiti, le isole Fiji, il Tibet della spiritualità, la Siberia di Stalin e vedi Napoli e poi muori.
Dall’alto degli elicotteri lo spettacolo era più facilmente leggibile: un miscuglio di cumuli di neve, macchine intraversate e alberi divelti formava in diagonale, dall’Osmannoro a Settignano, la scritta in corsivo “a viso aperto”. Ma le vere emozioni artistiche erano nei quadretti estemporanei offerti dai diversi angoli della città: la vecchietta semiassiderata che, convinta di morire o almeno di sacrificarsi un femore, provava per la prima volta a fumare una canna offertagli da un giovane angelo del bello; la faccia del disabile che ha trovato sull’auto abbandonata per disperazione la multa per divieto di sosta; il maramèo degli autobus che circolavano sì, ma tutti in direzione “deposito”.
Insomma, nonostante le malelingue pronte a criticare per partito preso, tutto ha funzionato a meraviglia. Persino sul fronte ecologico, con un abbattimento quasi totale delle polveri sottili e, soprattutto risparmiando il sale. Sulle strade e in zucca.

Salvezza di Dante, in Dante

(10-05-2010 - Massimo Sannelli in firenze, poesia. 0 commenti)

Parlo in prima persona, come all’interno di un diario: come se parlassi di cose che mi riguardano. In realtà mi riguardano, e non solo nella veste – o nella condizione – di dantologo [a modo mio, sempre]. Parlo semplicemente, non ho nulla da difendere, e dico, per esempio: io non credo ad un Dante popolare [i versi sui lettori in piccioletta barca, che devono tornare indietro, sono uno scoglio, rispetto ai doveri democratici]; quindi non credo ad un Dante preoccupato della salvezza dei contemporanei. O meglio: se Dante si pone il problema della salvezza dei contemporanei, il problema è posto perché quel mondo, quella umile Italia e quella Fiorenza lo interessano; e lo interessano perché la grandezza ha bisogno di humus, come il buon seme gettato in buona terra. Continua »

Carlo Collodi, Il fiorentino viaggiatore

(30-11-2009 - romanzieri in antologia, firenze. 0 commenti)

Il fiorentino di una volta, visto a occhio nudo, pareva un mammifero come tutti gli altri: ma poi, osservandolo bene con la lente d’ingrandimento, si capiva invece che era un vegetabile concimato e potato per conto del Granduca; un vegetabile, che nasceva e fioriva abbarbicato tenacemente tra le fessure del lastrico e dei marciapiedi della sua città. Per toglierlo da Firenze e portarlo un chilometro più in là, bisognava svellerlo dalle radici; sbarbarlo addirittura.
Tutto il suo mondo finiva alle mura cittadine. Fuori dalle mura quattro passi, cominciava per lui l’ignoto, il maraviglioso, il paese della favola e della leggenda. La sua vita era monotona e regolata come un cronometro inglese. Durante il giorno lavorava o stava a veder lavorare, le due sole maniere conosciute fin qui per guadagnarsi onestamente il pane. Venuta la sera andava al teatro o al caffè: alle otto pigliava un poncino: dalle otto e mezzo alle dieci diceva male del Governo e del Municipio; e sonate le undici, il Granduca gli spengeva i lumi nelle strade e lo mandava a dormire; perché così avesse tutto il comodo di sognare a benefizio della I. e R: Amministrazione del lotto.
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Gran Tour degli agrumi a Fiesole

(27-06-2007 - romanzieri in curiosità, firenze. 0 commenti)

Nobili e giardinieri dei secoli passati eleggevano l’Italia, paese degli agrumi, come tappa fondamentale dei Grand Tour che li avrebbero poi resi raffinati o specializzati. E spesso era proprio il filo conduttore degli agrumi (simboli di ricchezza a Corte) a tracciare itinerari inediti, dai laghi al mare, nelle isole e lungo la Penisola. Venerdì 29 e sabato 30 giugno, Fiesole e la sua piazza, ospiteranno una mostra insolita e raffinatissima: ospiti d’eccezione gli agrumi più belli e più rari del mondo, presentati dai coltivatori più raffinati, italiani ed esteri. La mostra di piazza Mino da Fiesole, aperta gratuitamente al pubblico, sarà dunque l’occasione per un Grand Tour concentrato, all’insegna dello spettacolo e di quei segreti della natura che si possono facilmente trasferire anche in terrazzo, e con a latere percorsi interessantissimi tra le preziose terrecotte imprunetine che da sempre sono oggetto di predilezione per queste meravigliose essenze.
La mostra è organizzata da “Il Giardino Amatoriale” (www.giardinoamatoriale.org) con il patrocinio del Comune di Fiesole e la presenza del Comitato Toscano dell’Unicef.
Ulteriori informazioni al numero verde del Comune di Fiesole 800-414240

Firenze, città dei libri e dei lettori

(27-05-2007 - romanzieri in firenze. 0 commenti)

Dopo tredicimila eventi letterari di ogni tipo che si tengono annualmente in tutta Italia, finalmente anche Firenze dà il suo, modesto, contributo: nasce “Firenze città dei libri e dei lettori”. Il titolo è di per sé già un monito, e suona come un imperativo altisonante, dopo le recenti, drammatiche statistiche dell’Istat che mostrano un Paese pigramente lontano dai libri e dalla lettura. Eppure si fa e si è fatto molto per promuovere l’industria del libro, tanto che viene da pensare che forse c’è bisogno di cambiare punto di vista e promuovere il libro per ciò che rappresenta, non solo per chi lo stampa e lo vende. Una rassegna fiorentina, ultima di tredicimila in tutt’Italia, potrebbe permettersi il coraggio di una personalità unica. A Firenze si conservano pubblicamente (e cioè in biblioteca) alcuni tra i libri più rari e belli del mondo; a due passi dalla città, alla Certosa, c’è un centro di straordinaria eccellenza per il restauro del libro antico… e anche guardando al contemporaneo Firenze è nell’albo d’oro della migliore editoria e della miglior letteratura che sia stata regalata al pianeta nell’ultimo secolo. Stupisce che in questa “Firenze città del libro” non ne sia contemplata nemmeno una traccia. Non un eco degli straordinari fondi custoditi al Vieusseux, non una citazione dell’aria che si respirava nei pressi della giostrina che allieta i bimbi in piazza Repubblica, nemmeno l’odore dei Palazzeschi o dei Pratolini. Stupisce l’assenza di convegni importanti. Eppure di argomenti ce ne sarebbero tanti: dal libro digitale al diritto d’autore, dalla funzione centrale della biblioteca in una società che vuol dirsi civile al futuro di un’industria libraria che sforna 1500 nuovi titoli al giorno, sabato e domeniche compresi, e quasi tutti invisibili.
Il ruolo di Firenze, come città dei lettori, è piuttosto lasciato ad un luogo in più (diversi, a dire il vero, e nelle diverse piazze) dove i lettori possano acquistare libri sotto i tendoni bianchi, poveramente allestiti. I luoghi di discussione, a partire da una bella biblioteca storica, quella delle Oblate, ridotti a un forum popolare dove ognuno (anche chi non ha mai preso un libro in mano) può, come recita il programma ufficiale, scegliere una pagina che “si ha amato” (sic) o detestato. Sarà interessante, non ci sono dubbi. Sarà interessante capire, a tendoni smontati, quali saranno i numeri del venduto, quale il feedback d’immagine per i promotori, quante le spese e quanto tutto questo inciderà sulle statistiche Istat dell’ignoranza nazionale, o sulle vendite degli ultimi best seller reperibili ovunque, anche in allegato al giornale. Rimane però il dubbio che forse, qualcuno, un giorno, andrà a bussare alla sala manoscritti di una biblioteca importante, dove la festa è tutti i giorni, e dove non c’è niente da vendere e niente da comprare, e vorrà curiosare. Questo sì, sarebbe un successo, nella città che esiliò l’Alighieri e che quando conviene celebra Dante.