Archivio per la categoria "appunti"

Cose buone in internet

(31-05-2007 - Massimo Sannelli in appunti. 0 commenti)

Esce il numero 9 della rivista «L’attenzione». Su «La poesia e lo spirito» si discute intorno ad un articolo di Alfonso Berardinelli, Togliamo la poesia dal ghetto: nella discussione si parla anche di editoria a pagamento e di autori paganti. Su «(il) Crise» si leggono, tra l’altro, alcuni inediti di Patrizia Bianchi e di Marina Pizzi, «tre prosette» di Andrea Caterini e un saggio di Emanuele Trevi; dal 6 giugno, un articolo di Arnaldo Colasanti sugli «imperdonabili del pensiero» di destra e sulla lingua del mondo. Su «gammm» alcune nuove prose, fredde e severissime, di Massimo Orgiazzi. Su «Pagine corsare» Manuela Latini studia Medea di Pasolini. Su «Dissidenze», assolutamente da leggere l’articolo sulla Poesia della dissoluzione. Qui una prima riflessione o soliloquio su arte e omosessualità (su questo rapporto sono usciti due splendidi libri dialogici: Perché non possiamo non dirci di Tommaso Giartosio, per Feltrinelli, e Più luce, padre di Franco Buffoni, per Sossella).

L’attenzione, 8

(02-05-2007 - Massimo Sannelli in appunti. 1 commento)

Esce il numero 8 della rivista on line «L’attenzione». L’editoriale di Salvatore Ritrovato è una lettura di Centochiodi di Ermanno Olmi: «È il riscatto della parola crocifissa, che risale alle radici emotive del sogno e della memoria: parla il mondo. Ecco, l’“immane tragedia” degli intellettuali (dai teologi ai politici, dai professori agli scrittori) del nuovo secolo: parlare di libri senza emozione; riempire scaffali e librerie inseguendo la novità o il pezzo raro, la questione à la page o il feticcio accademico; lasciarsi trasportare dal proprio mestiere trasformando il pensiero in sofisma, la scrittura in dottrina, il guardare-dentro in estetismo-del-segno». Continua »

«Non sono forse io per te meglio di dieci figli?»

(19-03-2007 - Massimo Sannelli in appunti, poesia. 0 commenti)

 

La privazione volontaria del cibo parifica il cibo all’orrore (Bacon disse che solo un pervertito può ammirare un animale macellato) o indica una mancanza? E’ facile dire che si tratterebbe della mancanza d’«amore»: il fatto è che l’amore ha troppe forme – «tra uomo e donna, tra uomo e uomo, tra donna, fra genitori e figli» –  (Chiara Daino, La Merca, Fara, Rimini 2006) per essere oggetto di una sola mancanza, oggettivata in un solo modo. Perché Anna – di cui «il Signore aveva reso sterile il grembo» (I Sam., 1, 6) – «non voleva prendere cibo» (1, 7)? Qual è il rapporto tra la sua sterilità e la sua anoressia? La risposta è nei sussurri di Èlkana, che «la amava» (1, 5): «Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?» (1, 8).

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Giornata mondiale del libro usato

(14-03-2007 - romanzieri in appunti. 2 commenti)

Giornata mondiale del libro usatoC’è una giornata mondiale per quasi tutto (per quel che può servire) tranne che per lui. Non ci sono nemmeno, o forse non si pubblicano, dati di mercato. Eppure il libro usato è tutt’altro che un perfetto sconosciuto. Situato a metà tra libro antico e novità editoriale, è diventato nel tempo un veicolo autonomo di cultura. A basso prezzo, salvo che per le rarità, esso permette ai giornalisti che si occupano di libri, di arrotondare gli onorari da free lance, ai tenutari di bancarelle di fare un discreto business, al mercato generale dei libri di prolungare (spesso con una tenacia che fa tenerezza) la vita sempre più breve dei titoli librari e al lettore di incontrare contenuti alternativi alle estetiche che ad ogni stagione, e come le borsette, dominano il mercato. Nell’editoria fatta di concentrazioni, arroganze distributive e consumi quasi sempre indotti (salvo poi accorgersi che oltre metà dei libri acquistati non vengono neanche letti) il libro usato diventa baluardo di una cultura che non ha bisogno di doping.
Esso si rivolge a quei lettori, e sono molti, che si chiamano fuori dall’omologazione sempre affamata di consumatori, e che vanno perennemente alla ricerca dell’incontro magico con il libro, il suo autore e il suo contenuto. Un mercato che sarebbe anche disposto a spendere di più di quel che spende, per avere dal mercato librario mainstream, e dai suoi cinquantamila e oltre titoli all’anno, la stessa varietà, qualità e biodiversità culturale che offre il libro usato.
Sì, perché il libro usato esercita alla fonte una selezione durissima: le schifezze alla moda, anche quando sono in sovrappiù, finiscono al macero; sopravvivono solo i libri oltre un certo standard di valore. Un valore quasi mai di mercato. Un esempio per tutti? Cercate la ricca bibliografia di Alba de Céspedes in libreria e troverete solo una briciola, cercatela all’usato e con venti euro farete il pieno. Se i libri sono un po’ sbertucciati non fa niente, è segno di vitalità.
Per un giorno dunque, un solo giorno all’anno, si potrebbe rinunciare allo strillo da mercato, in gran voga tra lettori sempre più sordi, e usare alcune piccole cortesie ad una più credibile promozione della lettura. Ovunque si parla di libri dovremmo poter leggere e ascoltare di volumi di qualche anno fa, nelle biblioteche a scaffale aperto veder sistemate solo opere che hanno raggiunto la maggiore età, e poi qualche convegno (ma basta con le solite facce), più spazio alle bancarelle, incontri con autori che magari oggi non lo sono più o che lo sono diversamente. E non sempre perché son morti. Avere a tutto tondo una visuale più interessante del libro come testimonianza, anche dal curioso punto di vista storico o sociale. Insomma passare per un giorno dal libro intonso al libro intenso, e dopo ventiquattro ore ricominciare con il marketing oriented, senza dare altri fastidi all’economia.

Monologo di Erodiade

(13-03-2007 - Massimo Sannelli in appunti. 0 commenti)

Massimo Sannelli fotografato da Patrizia Bianchi

…voglio sentire come dà scintille
di ghiaccio freddo il tuo chiarore pallido,
mentre tu muori, in castità – e ne bruci!
Erodiade prova il suo sguardo bianco
di diamante! O incanto ultimo! Incanto!
Incanto! Incanto! Incanto! Incanto! Incanto! Incanto!
Lo sento: io sono sola. E’ il giorno in cui
Erodiade guarda al nuovo tempo
con spavento e ne grida, trema, piange:
piango gridando, tremo mentre tremo
per ciò che posso fare e ciò che so.

monologo completo qui ; fotografia di Patrizia Bianchi