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Il lettore

Se lo scrittore può essere un’astrazione (Omero) o una somma di autori indistinti (Luther Blissett), il lettore è sempre un individuo di carne, che ha cercato il testo che legge. Dunque nel lettore l’esistenza e la volontà coesistono: un corpo e una mente. Di conseguenza: è bene considerare sempre quali lettori sono possibili e quali effettivamente leggono, e perché; in quali case vivono e con quale vita, ecc. L’astrazione è santa solo se è precisa, dopo la riunione dei dati utili. Per quanto mi riguarda, l’astrazione mi attrae e la respingo: per astrarre è necessario essere perfetti e imparziali, divino-umani.

La grande letteratura non è né comune né normale, se non per chi la vive. In questo senso deve essere letta l’autoproclamazione di Aldo Busi come «Scrittore» di una Letteratura non morta, che è la Letteratura di Boccaccio e Rimbaud. In questa visione, gli archetipi – i soli (veri) Scrittori – comportano il dato di fatto che la Letteratura è rarissima, dunque viva, perché non si è ancora realizzata al massimo. In un’ottica del genere, quello che si vuole fare non è scindibile da quello che si è fatto, punto per punto, e dalle condizioni in cui si è agito. Non tutte le perfezioni sono allo stesso livello, e il resto viene da sé, semplicemente ma in modo decisivo per gli sviluppi di domani. A fronte del successo di Petrarca c’è il disprezzo per tutto ciò – «evasività» e psicolalia – che Petrarca rappresenta. A fronte del successo di Dante c’è l’incomprensione del carattere mobile della Comedia: un itinerarium che prospere terminatur, dopo un inizio squallido. Essendo tale è comico: in questo senso il poema non è comedia per i suoi temi, ma sono i temi a costituirsi, per il loro orientamento (terminatur), in comedia, e in questa Comedia per eccellenza. Il genere comedia, cioè, preesiste all’attuazione testuale di Dante, che vi sovrappone un viaggio dall’Inferno al Paradiso, e dalle cose al Cielo. Essere petrarchisti significava imitare epidermicamente il maestro: nei suoi stilemi (ad es. l’ossimoro ‘disperato’), nella sua selezione linguistica, ecc. Essere Petrarca, o essere realisticamente come Petrarca, significa (significherebbe) altro: prima di tutto, consegnare la propria psiche ad un percorso-libro, dissociandola da una contemplazione solipsistica e silenziosa: un libro costruito e interpretabile seriamente. Il vero Petrarca ha generato il vero Leopardi e il vero Montale, e li giustifica.

da Philologia Pauli

# Pubblicato da Massimo Sannelli in interventi ~ 27.07.06 09:18 permalink