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GLOUCESTER
Oggi l’inverno del nostro scontento
diventa gloria nel sole di York.
Le nubi che oscuravano la Casa
stanno, morte, nel seno dell’oceano.
Ecco alle tempie i segni del trionfo,
e le armi trasformate in ornamenti,
e i nostri allarmi tetri in dolci incontri,
le brutte marce in danze di piacere.
Ora il dio Marte rilassa lo sguardo;
perché non vola sui cavalli ornati
per atterrire l’altra schiera, e ora
si atteggia piano in camere di donna:
Marte asseconda qui il liuto lascivo.
Ma io non sono nato per gli svaghi
né per servire lo specchio amoroso.
Mi ha fatto un rude stampo; senza grazia
che vada dietro ai fianchi di una ninfa,
io che non ho la bella simmetria
e in cui Natura ha fabbricato l’uomo
al contrario, deforme e non finito,
mandato dentro il mondo che respira
con mezzo corpo appena, cosa storpia
odiata anche dai cani – benché cane.
Nel tempo della pace effeminata
la mia sola delizia è la mia ombra:
perché ne osservo la deformità.
Poiché non sarò mai il buon amante
che sa parlare con i giorni miti,
io decido di agire da cattivo,
per l’odio contro l’ozio del bel tempo.
E ho tramato intrighi e altri pericoli
piegando profezie, calunnie e sogni:
tra re Edoardo e Clarence mio fratello
dovrà nascere l’odio; e se Edoardo
è buono e giusto quanto io sottile
e traditore e falso, oggi Clarence
entrerà in una cella: è stato scritto
che un certo “G.” ucciderà gli eredi
di re Edoardo. Giù, pensieri, giù!
Fino all’anima, giù! Arriva Clarence.
GLOUCESTER
Non può vivere. E non deve morire,
prima che George non sia volato al Cielo.
Andrò da lui, per eccitarlo ancora,
in odio contro Clarence, con calunnie
fasciate bene di argomenti seri.
Se l’idea riuscirà, a Clarence resta
solo un giorno di luce; e il giorno dopo
il Dio pietoso accolga re Edoardo,
e lasci a me la fatica del mondo.
Voglio anche sposare l’ultima figlia
di Warwick. Importa che abbia ucciso
io suo marito e suo padre? Per farmi
scusare le sarò marito, e padre.
Voglio questo: senza l’amore vero
e per un altro fine, che io raggiungo
con questa unione… Ora corro troppo!
Clarence respira ancora e il re è re:
ma, appena andati, conterò il mio avere.
ANNA
Lasciate l’alto carico
(se una gloria può stare
racchiusa nel sudario).
Lasciatelo! Io dirò
il lamento del santo
Làncaster, morto presto.
Povera Forma nuda
del re sacro, grigia ombra
della Casa di Làncaster,
reliquia senza sangue
del sangue del mio re:
sia giusto che io chiami
la tua anima, io povera
Anna, che fu la sposa
di Edoardo, ucciso,
che fu tuo figlio, ed una
sola mano vi perde.
Nelle stesse finestre
da cui uscì la vita
cola il balsamo vano
dei miei poveri occhi.
Maledetta la mano
che fece questi tagli;
maledetto lo spirito
che volle osare tanto;
maledetto ogni sangue
che sparse questo sangue.
Sopra l’odiato autore
della tua morte, cada
una sorte peggiore
di quella che io voglio
per i serpenti e i ragni,
i rospi ed ogni cosa
velenosa che vive.
Suo figlio sia un osceno
aborto innaturale,
e distrugga ogni grazia
a sua madre, e sia erede
della stessa rovina.
Sua moglie sia distrutta
dalla morte di lui:
più distrutta di me
tra il mio re e il mio signore.
E ora andiamo a Chertsey
insieme al sacro carico
che viene da San Paolo,
e lì sia seppellito.
Fermatevi, se il peso
vi ha stancati: mentre
su questo corpo io piango.
IL FANTASMA DI ANNA
Riccardo, la tua sposa,
la disgraziata Anna,
la tua sposa non ebbe
con te una sola ora
di pace: e colma ora
di mostri il tuo riposo.
In battaglia, domani
pensa a me, sii senza
la tua inutile spada,
dispera, muori!
E tu
anima quieta, Richmond,
dormi sereno, sogna
il successo e il trionfo:
per te la moglie del nemico prega.
GLOUCESTER
Datemi un altro cavallo! curatemi!
Gesù, pietà di me… No, era un sogno.
La fiamma brucia, è blu. La notte è piena.
Sulla carne che trema sudo freddo.
E ho paura? Paura di me?
Sono solo. E Riccardo ama Riccardo:
io sono io. C’è un assassino? No.
Sì: io. Allora fuggi. Da me stesso?
La vendetta è migliore? Io su di me?
Ma io mi amo. Perché? Per qualche bene
che io mi sono dato? Veramente
odio me stesso per i delitti e l’odio.
Sono un uomo cattivo. Non è vero!
Parla bene di te, pazzo; e, da pazzo,
non ti gonfiare. La coscienza ha mille
lingue, ogni lingua ha una storia diversa,
ogni storia mi chiama criminale.
Il giuramento rotto e l’omicidio
più crudo, ogni peccato in ogni grado,
vanno alla sbarra e gridano: «colpevole,
colpevole». Da ora in poi non spero nulla.
Non ho l’amore di nessuna anima,
né la pietà del cuore, se muoio oggi.
E mi è dovuta? Io stesso non la trovo,
qui in me. Prima, sembrava che ogni anima
di ogni ucciso fosse in questa tenda:
giuravano vendetta, sul sangue di Riccardo.
(frammenti per gli attori Chiara Daino e Roberto Bobbio, traduzione di Massimo Sannelli, luglio 2006)
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