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Frammento di Joë Bousquet

A forza di essere solo entrerai nel cuore di tutti.
Ho voluto avere tutto, perché la mia opera non fosse figlia della frustrazione. E mi è stato dato tutto. Da’ la tua vita, che è un’illusione. Ti rimarrà il frutto della tua azione. La verità di cui devo prendere coscienza deve avere il suo mito nella mia vita. Dall’unione di un uomo con il suo destino nasce una verità universale. Rendere l’uomo capace di creare l’ordine che si subisce è l’ultimo grado della saggezza. Negarmi il diritto di vivere per me: anche un’ora. Ma non devo fidarmi di una rinuncia che è un modo ipocrita di coltivare l’oblio, affermazione suprema dell’interesse materiale. […]

Sembra che la poesia riporti lo spazio e la luce nel sangue. La poesia è l’essere che si reintegra. La poesia non è l’espressione del pensiero, ma della parola. La poesia si rivela non appena la parola si fa fonte d’azione.
Inizio a sospettare che un poeta è grande in rapporto alle definizioni, che introduce, di tutte le facoltà che lo hanno reso quello che è.
Ciò che si è considerato essenziale alla poesia – ad esempio, il fatto che il Presente e il Passato vi coincidono – deve essere visto come una conseguenza e portare solo la prova della verità raggiunta nell’operazione dominante: far parlare la parola.
In questo senso la poesia è rivoluzione: instradata dal sogno e da ciò che è vicino al sogno, la poesia è un atto d’abbandono volontario a pratiche il cui fine è sempre la disorganizzazione del mondo “così com’è”, per farne apparire la meravigliosa struttura profonda: quella che ci riguarda veramente. […]

Non so se la nostra epoca sia stata sensibile alla poesia: è stata grande per la cura che ha dedicato ad avvicinarla a noi.
C’è un modo di porre la negazione di sé che dà il valore poetico più nichilista e più specificatamente mortale del segno positivo dell’esperienza.
E sembra che la perfezione sia conseguita quando non c’è più nulla da togliere, non quando non c’è più nulla da aggiungere. Quando la sua evoluzione è finita, la macchina si dissimula. […]

La poesia è la nudità della vita. È il prodotto di un rapporto più intimo tra l’uomo e il destino dell’umanità.
Tutto l’apparecchio estetico, invece di riposare su premesse ideale e di rivolgere il Bello contro il reale, si basi sopra dati concreti; e l’estetica fondi il reale fondandosi sul reale. Per aderire alla forma bisogna trasformare la materia.

(da Papillon de neige. Traduzione di Massimo Sannelli; già in “bina”, 33, 2004)

# Pubblicato da Massimo Sannelli in letteratura ~ 26.06.06 17:09 permalink