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Quaderno di traduzioni

DA VOI DERIVA. DIECI OMAGGI

DA MALLARMÉ

1.
Fuggito con vittoria il bel suicidio,
divina luce, sangue, oro, tempesta;
o riso se una porpora si appresta
a fare il mio marmo tomba di un dio.

Nessun frammento della gloria si ode,
è mezzanotte, nell'ombra che resta:
tranne il tesoro superbo di testa
che versa il sonno privo del rimedio

della luce, delizia eterna, capo
tuo, che conserva del cielo finito
l'infantile trionfo della chioma

con chiarità posata sui cuscini.
Così è un casco di guerra nella giovane
imperatrice, e la rosa ne piove.

2.
Il vergine, il vivace, il bello oggi
tra poco apre con un colpo d'ala
il lago duro che calpesta il ghiaccio
trasparente nel gelo, e i voli immobili.

Un cigno antico ha ricordato sé
sublime, e disperato ora si libra:
chi non cantò lo spazio in cui la vita
fugge la noia abbagliante d'inverno.

Il collo scuoterà lo strazio candido
dal luogo imposto al cigno, che lo umilia,
non il suolo che incarcera le piume:

spirito che allo spazio il puro lume
dona e diventa statua nel rifiuto
che orna il Cigno nel suo bianco esilio.

3.
Violare la tua storia
è per un eroe timido:
se il suo tallone nudo
un lembo della terra
ha sfiorato. Al tuo ghiaccio
opposto, io non conosco
il peccato infantile
che non avrai vietato
di ridere, vincendo:
dimmi se non è gioia
la mia, tuono e rubino
ai mòzzi contemplare
(nell'aria traforata
dal fuoco, con i regni
giù sparsi) la morte

nella ruota dell'unico
mio carro vesperale.


DA RIMBAUD

1.
La stella ha pianto rose
al cuore del tuo orecchio;
l'infinito si muove
dalla nuca alle reni;
il mare ha messo perle,
rosso, al tuo seno perso;
l'Uomo sanguina il nero
al tuo fianco signore.

2.
Un colpo del tuo dito sul tamburo
scarica tutti i suoni. La nuova armonia inizia!
Per un tuo passo si alza l'uomo nuovo
e parte.
La tua testa si volta: il nuovo amore!
La tua testa si gira: - il nuovo amore!
"Cambia la nostra vita, distruggi i flagelli:
il tempo per primo", cantano questi
bambini. E: "Innalza come vuoi la pietra
delle nostre fortune e voglie", ti pregano: tu
arrivi da sempre e andrai in ogni luogo.

3.
Tra le foglie (lo scrigno verde e oro),
tra le foglie che oscillano, e fioriscono
di grandi fiori in cui il bacio dorme,
vivo e feroce sopra questa forma
ricamata un fauno mostra gli occhi,
e azzanna i fiori rossi con i denti
bianchi. Bruno e sanguigno come un vino
antico, inizia a ridere tra i rami.
Dopo la fuga (come uno scoiattolo)
la sua risata è ancora in ogni foglia;

vediamo il Bacio d'oro del Bosco stare fermo
in sé: per la paura di un fringuello.

4.
Quando il mondo sarà
ridotto a un solo bosco
nero per le due coppie
dei nostri occhi stupiti

(in una spiaggia per
due bambini fedeli)
in una musicale
casa per questa chiara

nostra simpatia,
vi troverò. Non sia
qui in basso altro che
un vecchio solo, calmo

e bello, circondato
da un "inaudito lusso",
e io ai vostri piedi.
Se potrò realizzare
tutti i vostri ricordi
(che io sia quella che
sa come incatenarvi),
io vi soffocherò.

***

Quando siamo più forti
(chi indietreggia? più allegri)
chi cade nel ridicolo?
Quando siamo cattivi,
che si farà di noi?
Ornatevi, danzate,
ridete: io non potrò
mai gettare l'Amore.

5.
È davanti a una neve l'Essere di Bellezza
altissimo. Per fischi distruttivi e per cerchi
di suono sordo cresce, matura molto, trema
come un'anima il corpo adorato; e ferite
scarlatte e nere squillano sulla carne superba.
I colori che sono vitali ora anneriscono
e danzano, ed esultano intorno alla Visione,
sul cantiere. Si alzano i brividi e il rumore,
e il sapore esaltato degli effetti sopporta
i sibili mortali e le musiche rauche
che il Mondo, da lontano, lancia sopra la nostra
Bellezza madre - e indietreggia e si alza.
Le nostre ossa hanno quindi la nuova veste
del corpo innamorato - La faccia cinerina
e lo scudo di crine, le braccia di cristallo!
Cannone, su cui devo abbattermi, attraverso
la mischia negli alberi e l'aria fine!

6.
Per l'infanzia di Elena
tremarono le ombre
e i boschi, e il seno
dei poveri e le favole
del cielo;
e i suoi occhi e la danza
sono maggiori anche
delle luci preziose,
delle influenze fredde,
del piacere in un'ora
e in una scena uniche.

7.
Riso infantile, schiava
discrezione e decoro
verginale, terrore
dei visi e degli oggetti
qui, siate benedetti
dal ricordo di questa
veglia. Che cominciava
rozza: e adesso finisce
con angeli di fuoco
e gelo. Santa veglia
breve d'ebbrezza, anche
per questa sola maschera
per cui ci onori. Metodo,
ti sosteniamo! Noi
ricordiamo che ieri
tu hai glorificato
ogni età nostra. Crediamo
nel veleno. Sappiamo
sacrificare tutta
la vita tutti i giorni.

È ora di Assassini.


FRAMMENTO DI VERZIERE, DA SIMONE WEIL

...
né verziere né fiore
ci apparve. Era lo spazio
enorme in cui la luce
è, il vuoto è, e lo spazio
presente in ogni spazio
che riempie il cuore e lava
gli occhi quasi ciechi.


TRE MADRIGALI, DA JEAN CASSOU

1.
Questa non è la vita e non è il vuoto:
sono nell'interregno i nati-morti,
accese trasparenze e spente, fioche

memorie e lampi, in cui tace la storia.
Ridursi è gioia, scomparire è gloria:
con loro brucia, ad ali tese, Psiche.

2.
A casa di fuoco il cielo di pietra,
ma ala d'angelo al cielo di pietra!
Nel rapporto infinito, alla sua luce,

tu sei l'alito breve d'aria, soffice
lingua contraria alla gemma dei vènti
nemici: tu innalzi i nuovi regni.

3.
Stelle, chi fu bersaglio delle grida
vostre, da voi cacciato, tollerate-
lo nelle balze ardenti del pianeta:

là non appare. Volontà notturne,
dolci occhi e cuori, fedi, distraetevi;
o morte e morti, non volate sopra

la terra nuda. Qui il cervo non regge,
la fronte china nel cervo qui piange,
che vi sogna la sera, e vi ritrova.


DA AMIEL

Qualunque viola è un fiore
solo, nella sua specie:
nascendo porta luce,
nella notte è splendore.

Si mostra e poi si vela
come il sogno all'aurora:
l'origine è segreta,
la sua fine si ignora.

Imbalsamiamo i doni
e il fresco della viola,
l'incanto della forma
prima che ci abbandoni:

qualunque viola è un fiore,
nella sua specie è sola.


DA BAUDELAIRE

1.
La Natura è una Chiesa:
a volte le colonne
viventi fanno uscire
parole incerte; l'uomo
vi passa tra le selve
di simboli con l'occhio
familiare. Qui gli echi
lontani si confondono
nell'unità di un utero,
notte e chiarore enorme:
i profumi, i colori,
i suoni si rispondono.

Esistono profumi
puliti come il corpo
infantile, soavi
come gli òboi e verdi
come l'erba; altri sono
vittoriosi e impudichi.
Si sente l'espansione
delle cose infinite:
l'ambra, il muschio, l'incenso,
il benzoino cantano
la vita in mente e sensi.

2.
Chi insaziabilmente
adora il nero e il dubbio,
non piange come Ovidio
esiliato dal suo
paradiso latino.

Cieli violati come
i greti, la superbia
in voi si rispecchia.
Le vostre vaste nuvole
affossano il mio sogno;
i vostri lampi sono
un riflesso del mondo
dei morti, e gode il cuore.

DA ARTAUD

1.
Il cielo torna liquido e la vita
bolle, la città brucia e la poesia
graffia la vita! Un seno verginale
ora ti assilla.

Foresta, massa di occhi, ed esaltata
la moltiplicazione dei pinoli;
chiome barbare, voi poeti sopra
cavalli e cani!

L'occhio infuria, gira la lingua, il cielo
alle narici vola come latte
blu: dalla vostra bocca, cuori acidi,
donne, io pendo.

2.
dio-il-cane e la sua lingua
con me: la lingua tra-
passa la crosta della
doppia calotta a vòlta
della terra che prude...

c'è il triangolo acquatico
che va come la cimice:
sotto la calda cimice
si volta come lama...

sotto i seni terrestri
dio-la-cagna si esilia:
seni di terra e acqua
gelata ora umiliano
la sua lingua profonda.

Col martello la Vergine
distruggerà le cave,
e giù il cranio del cane
stellare ora sente
che il piano agro cresce.

3.
L'oro che sale, il silenzio veemente
gettato sul tuo corpo, e anche l'albero
che porti ancora, e il morto che si muove:
nella fibra del tuo cuore scarlatto
osserva come girano qui i fusi:
il cuore grande in cui il Sole si esalta
mentre questo oro abbandona le tue ossa.

Ecco il paesaggio acerbo sullo sfondo
che si rivela mentre tu cammini.
Supera te l'eterno; non tu il ponte!

4.
L'aceto e il latte, il cielo, il mare, il corpo
spesso del firmamento,
tutto lavora in questo turbamento
che sta nel cuore compatto dell'ombra.

Il cuore che si apre, un astro solido
sdoppiato e sparso in cielo,
il cielo che si incrina
allo squillo del Sole,
fanno lo stesso, lo stesso rumore
della notte e dei rami in pieno vento.

5.
E l'amore? Bisogna liberarsi
di questa impurità ereditaria:
il parassita stellare vi siede
e siede bene.

L'organo, l'organo che picchia l'aria
e la risacca del mare cattivo
sembrano la musica nascosta
del sogno ambiguo.

Di Lei, di noi o anche di quest'anima
che fu invitata alla nostra festa
dicci: Chi è l'ingannato, Ispiratore
di ogni infamia?

La donna che riposa nel mio letto
e condivide l'aria della camera
ai dadi può giocare il cielo vero
della mia mente.


DA LAFORGUE

Sii calmo. Sii il Tuo Sguardo
e l'anima compiuta;
dammi materia bruta
e io porterò l'arte.
Capolavoro senza
idea-madre ed esempio!
Non si deve abbracciare
anche un grido del Limbo
prolifero? Va bene:
so che il vostro egoismo
è solido al suo posto,
è pronto agli olocausti
dell'ordine più alto.


DUE PAESAGGI, DA GEORGE WALLACE

1.
ecco il sole che crede
alla realtà di sé e mostra
sé nella polvere di una
buona lingua.

2.
amando donna l'uomo fu albero
e si radicò alla terra: anche la sua lingua
fu legno e non parlava - pensava: forse
ammirerà le mie braccia aperte forse
cercherà il riparo di me - dunque
stette a lungo stette indifeso... lei volava;
forse in estate cercherà la mia ombra
forse in autunno cercherà il mio frutto!
non era un melo ma una quercia: non era
estate la primavera fredda. Vennero i corvi
e fecero il nido in lui vennero gli scoiattoli
e sapevano come fare nell'uomo; era un albero
e - uomo - stette e stette alto e zitto
per lei: le dure arterie dell'amore, l'anima che
trema.

NOTA
Tra il 2003 e il 2004 alcune prove sono state pubblicate in siti internet (www.cepollaro.splinder.it, www.manifatturae.it/matità04, www.ex04.splinder.it) e nella rivista-dono "Bina". Da voi deriva era nato come e-book nel sito www.nannicagnone.net. Qui ne vengono escluse le traduzioni da Emily Dickinson, che saranno pubblicate a parte (Su un Io Colonna, Cantarena, Genova 2006).

massimo sannelli

# Pubblicato da Massimo Sannelli in letteratura ~ 23.04.06 10:57 permalink