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Dalle ceramiche alle sete, tra arabeschi dorati e tonde calligrafie, tappeti e amuleti, il Louvre si apre nuovamente all'«arte islamica». Il museo parigino ospiterà infatti - da giovedì e fino al 26 giugno prossimo - 42 opere d'arte islamica realizzate fra Cordoba e Samarcanda tra il VII e il XIX secolo, molte delle quali sono esposte per la prima volta in assoluto. La «star dello show» - ha detto Sabiha Al Khemir, commissario della mostra - è una cerbiatta di bronzo finemente incisa del X secolo arrivata probabilmente dalle fontane di Madinat al-Zahra, vicino Cordoba. Come la cerbiatta dalla bocca a forma di cuore, i capolavori esposti al Louvre sono esposti in maniera tale da rappresentare un viaggio nel tempo e in posti sconosciuti. Secondo i responsabili della mostra, quella ospitata al Louvre è un invito alla contemplazione e alla scoperta. Un amuleto indiano di giada bianca inciso di versetti coranici realizzato per «calmare il batticuore» dopo la morte di Momtaz Mahal, in ricordo della quale l'imperatore fece costruire il Taj Mahal. L'editto imperiale con il quale il sultano ottomano Soliman il Magnifico cedeva il palazzo di Istambul alla nipote. Lo smeraldo «Mogul- i Moghol », incredibilmente grande, con motivi floreali e iscrizioni. Più lontano, il tappeto di Samarcanda o «tappeto della scacchiera» per l'insolito intreccio di una scacchiera immersa in giardini di fiori ed arabeschi. E ancora delle sete dalle poetiche decorazioni venute dall'Iran. Coppe, bracciali e cofanetti d'oro o avorio minuziosamente intagliati di palme, uccelli, fiori o forme geometriche. Le ceramiche Iznik, come il piatto decorato con un leopardo in catene. Uniche per l'originalità, queste opere appartengono alla collezione nazionale del Qatar e sono ora al Louvre in attesa di raggiungere il nuovo museo d'Arte islamica di Doha, che aprirà le sue porte probabilmente il prossimo anno.
da Il Manifesto
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