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biblioteca ebook a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z tutte
Voci che assediano

In Italia il problema della lingua è sempre stato pragmatico: o dal punto di vista normativo (quale lingua parlare/scrivere? Come parlare? «Risciacquare in Arno», ecc.) o dal punto di vista stilistico-contenutistico (“comico-realistici, ermetismo, «Linea Lombarda», ecc.). Forse la contemplazione asettica dipende dal valore ‘depressivo’ che Cesare Gàrboli attribuiva alla lirica italiana in generale, soprattutto recente: ma vi è implicato anche il predominio maschile nella/sulla tradizione.

Chi legge una certa rosa mystica (teologhe, filosofe, scrittrici: Muraro, Rich, Cixous, Irigaray, Djebar…) vede, in primo luogo, che la ‘mascolinità’ (la strumentalità, la razionalizzazione) della lingua convive con la sua incarnazione individuale. Chi scrive conoscendo la diversità (perché donna) e l’esilio (perché maghrebina e francese), o l’esilio e il plurilinguismo, sa che lingua, corpo e voce sono coessenziali e che l’insieme è una forma di resistenza simbolica e politica: per questo motivo la scrittura riguarda «questo fuoco» ed è una «strada da aprire» (p. 18). Djebar appartiene ad un mondo coloniale-decolonizzato, francese-arabo-berbero, e il suo lavoro spazia dalla poesia al cinema, cioè agisce inter- e intralinguisticamente, e con media diversi. La stessa scrittura ‘femminilizzata’ – poco importa che sia davvero una donna a scrivere: può essere Djebar come Derrida, Cixous come Novarina – non sopporta limiti di genere, proprio perché rifiuta una concezione ‘depressiva’ – sofferente perché strutturata ed esposta sempre al crollo, se una scuola caccia di nido l’altra – della lingua. Il libro si apre Fra corpo e voce e si chiude con «scrivere da diseredata». Il rapporto tra inizio e fine è intuitivo, ma salutare: soprattutto per il lettore maschio e italofono, un precario che non si può paragonare all’esule e all’esule-donna.

Recensione ad Assia Djebar, Queste voci che mi assediano. Scrivere nella lingua dell’Altro, trad. di Roberto Salvatori, il Saggiatore, Milano 2004. [già pubbl. su «Paginazero», 7 (2005), p. 60]

# Pubblicato da Massimo Sannelli in interventi ~ 21.03.06 22:38 permalink