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Questi testi sono stati scritti per un «certame» poetico, tenuto a Venezia il 6 luglio 2005, a cura di Riccardo Held. La serie Cavalcanti-Petrarca-Montale è tanto alta da impedire un massacro troppo osceno della sua scrittura: se i libelli hanno il loro fato, i rispettivi fragmenta si mostrano indipendenti dalla volontà dell’epigono. Anzi la condizionano: nessuno li ferisce troppo impunemente.
1.
VOLGARIZZAMENTO DI GUIDO CAVALCANTI, “VOI CHE PER GLI OCCHI…”
Con il tuo sguardo hai trapassato il cuore
in me e hai svegliato la mente che è mia.
Ma è smorta: guarda la malinconia
che vivo, disperato dal mio amore.
E io volevo dirti che il motore
della passione è forte, e che si svia
ogni forza da me: ne resta sia
un manichino sia voce e dolore
parlato. E voglio dirti che mi ha fatto
a pezzi la potenza che si mosse
dal tuo sguardo, e mi massacra il fianco,
amore dolce, e il colpo che mi ha sfatto
è tale che ogni nervo sente scosse,
e il cuore, muscolo vuoto, ora è stanco.
2.INVERSIONE DI PETRARCA, R.V.F., I
Noi siamo sordi a questa prosa unita
dove è il vuoto del riso, che non nutre
il corpo, mentre la tua età fiorita
non erra: l’uomo che fosti non muta.
Per lo stile noioso in cui sragioni
e ridi, con disperazione e gioia,
perché nessuno può capire l’odio,
non speri né la rabbia né il rancore.
Ma tu non vedi quanto a poca gente
importi poco, e poco tempo, e poco
di te stesso puoi essere orgoglioso
e dalla serietà non nasce orgoglio
o il mai pentirsi o non sapere niente
della realtà che il mondo, immondo, sprezza.
3. QUATTRO CENTONI DA EUGENIO MONTALE, “NON CHIEDERCI LA PAROLA…”
1.
Il sì risplenda
come le lettere
e la canicola
di fuoco secco.
E ogni muro
è un ramo secco
e informe, storto,
sillaba sé,
non stampa ombra,
non è un croco.
Oggi va qualche
parola, amico,
che tu dichiari
come una formula
e squadri, solo,
e non ci cura!
2.
Oggi splenda codesto
prato. Non possa un croco
aprirti la sua ombra,
da ogni lato: oggi è solo
canicola, sicuro
fuoco, che non vogliamo.
Stampa, perduto, ciò
che squadri: tu dichiari
te stesso informe, agli altri
amico. E oggi, come
va un uomo, va la sillaba
agli altri, e tu sei solo.
3.
Ah, il croco è formula a se stesso,
l’uomo no, oggi, perduto l’animo
storto. Le lettere sono ombra.
Con le lettere squadri sillabe:
la parola risplende ai cani.
Non siamo immondi: non vogliamo
l’ombra secca che cola in qualche
lato solo, calcina, polvere
o muro. Vogliamo un amico.
4.
Amico, squadri l’animo, che è un croco
sopra uno scalcinato muro. E informe
un ramo se ne va, perduto, e l’ombra
non cura la canicola: ciò è chiaro,
in mezzo agli altri. Noi vogliamo dirti
una parola umana, e possa aprirti
i mondi: da ogni lato oggi non siamo
un prato polveroso o qualche secca
sillaba, storta. Non siamo codesto.
Non domandarci altro: non vogliamo.
Ma a lettere di fuoco di’ la formula:
risplenda la parola che si stampa.
(massimo sannelli)
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