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Puoi che fedelmente mi son messo a manifestare tutti gli segreti de l'arte del vassaio; d'intorno ai quai non sarìa mancato chi con più bell’avvedimento, chi con più tersa lingua havesse fatto quello che al presente ho fatto io, se il mal animo di coloro a chui son stati in mano non havesse il dissegnio altrui impedito, cagione che il più delle volte sonno manchati della loro perfetione; puoi che ho fatto tutto questo senza molte belle parole, solo con l'entigrità del vero, non mi resta far altro che difendarmi dai continui morsi dei detrattori, i quai, prima diranno che quest'arte non si aspetta a me per non essare stato io l'inventore et anco per haverne poca pratica. Molti diranno che io dovrei attendare a cose più utili, altri mi tasseràno per presuntuoso con dire che gli è male publicar quello che già tant'anni è stato ascosto. Non mancherà chi mi biasmi della lingua, altri del scrivare et del dissegnio. Ai qual, se io fosse presente, cossì risponderei: a quegli che dicano ch'ella non è mia inventione, che dicano il vero, direi loro, imperò che’l primo inventore fu Chorebo Atheniese; poscia ne ha scritto alchune partichularità il signor Vannuccio Beringuccio, nobile sanese, nella sua Pirotechenia. Se costoro mi truovano autore che facci gli segreti di dett'arte, escetto certe recolette che tengano coloro che segretamente la manegiano, tra quai molti sonno che per fino a l'ultimo della lor vita li tengano celiati ai propri figliuoli, conoscendosi vicim al morire, tra le altre fachultà che lassano, chiamato a sé il maggiore e più aveduto figliuolo che habbiano, a quello publicano questo secreto... continua
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