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C'era una volta un re che aveva tre figlie femmine tutte da maritare: le più grandi erano ben messe e si maritarono subito, la più piccola aveva la gobba e non la volevano né regalata né venduta. La volle infine il cocchiere e lei gli disse di sì:
- Che devo fare - disse - le mie sorelle sì e io no? - Ma figlia mia, cali di grado - diceva il padre.
- Ma insomma maestà, chi mi prendo se nessuno mi vuole?
Fecero il matrimonio e se la prese il cocchiere. Ma le sue sorelle continuavano a volerle male e la disprezzavano e le dicevano tante cattive parole perché aveva la gobba e si era sposata il cocchiere, per cui lei piangeva ed era malinconica. Nel bel mezzo passarono tre fate:
- Che hai, Richetta, che sei così afflitta? - E che devo avere?! Le mie sorelle mi disprezzano, non mi vogliono vicina a loro, dicono che la corona tocca a loro perché io sono gobbetta e devo servire per il loro divertimento.
- Eh, bene! - dissero le fate - tieni questa castagna, questa nocciola e questa noce, ti serviranno quando ne avrai bisogno.
E se ne andarono per i fatti loro a girare il mondo. Venne e rivenne il tempo in cui il padre era vecchio:
- Ora - disse - io sono vecchio, voglio spogliarmi della mia corona e passare il regno nelle mani di uno dei miei generi. Olà, ascoltate figlie mie, la corona la dò a colei che mi ricama la più bella copertina d'oro. Le due sorelle erano tutte allegre:
- Ah! ah! Bene, bene! La corona è nostra!
E la povera gobbetta sempre più rattrappita diceva:
- E che modo ho io di ricamarla? Le sorelle compravano oro e argento, drappi di seta che di più non potevano. Richetta chiamò il servo e lo mandò a gridare sotto le finestre delle sorelle.
- Chi ha filami e perline per ricamare la coperta del re?
- Ah! Questa è la tartaruga! - dicevano sghignazzando - è sicuro: la corona è nostra.
Venne il giorno di presentare la coperta al re: che fa Richetta? Schiaccia la nocciola e subito compare una copertina meravigliosa con ricami d'oro e perle preziose come non si erano viste mai.
- Oh! Che bella! Oh! Che bella! - disse il re - una cosa simile non si trova al mondo! Certo voi avete perso la gara.
Ma per la corona mise un'altra condizione: possibile darla a una gobbetta? E che fa?
- Per la corona - disse - voglio un'altra cosa: voglio che nutriate un cagnolino, bello, fine, piccolo, il migliore che ci sia. Considerate che potevano fare le sorelle! - Stavolta la corona è nostra.
E si misero a nutrire cagnolini proprio graziosi. Passò e ripassò il servo della gobbetta: - Chi ha un tozzo di pane duro, che la mia signora deve nutrire un cagnolino per il re?
- Oh! - dicevano - con la copertina ce l'ha fatta! Diamogli pure noi del pane duro!
- No! - Sì! - No!
Tant'è non se ne fece niente e venne il tempo di portare il cagnolino al re. La tartaruga se ne andò arrotolata e come giunse a mezza scala schiacciò la castagna e ne spuntò un cagnolino tanto bello e tanto fino che alle altre non sarebbe nato in grembo. - Oh! Che cosa rara! - disse il re - come hai fatto a farlo crescere così?
- Come l'ho nutrito lo sa Iddio; né in cielo né in terra: zitto lui, zitta io.
Allora il re disse:
- Io te la darei la corona, ma non la dò ancora, che manca un'altra prova: sapete a chi la dò? A chi mi arriva più ben vestita e più bella.
A questo punto le cose erano chiare: le sorelle erano belle e contente, potevano dormire con la testa tra due cuscini! Ma il cocchiere si disperava e diceva:
- No! Stavolta gliel'appizza la corona, anche se mia moglie l'ha vinta due volte!
Arrivò il tempo e l'ora di andarsi a presentare al re. Si affacciò la tartaruga con tanto di gobba:
- Piglia la miglior carrozza che arrivo.
Schiacciò la noce e detto fatto diventò la dea Venere in persona, vestita come la più ricca e la più galante che mai ci sia stata, dove passava brillava la strada come passasse il sole. Che vi devo dire? Il re e le sorelle tutti restarono con tanto di naso che manco riuscivano a spiccicar parola e aprire la bocca. E Richetta trionfante ridendo diceva:
- Ah! Anche voi vi credevate che ero gobbetta? La corona è la mia!
- Hai ragione, tieni la corona - disse il re - non c'è che dire: a voi due, figlie mie non posso far nulla: chè il regno e il governo sono di Richetta.
Richetta e suo marito re e regina incoronati,
restarono felici e contenti
e noi qua che ci puliamo i denti.
[Raccontata da Nina Fedele e raccolta da Salomone Marino, Borgetto].
da: Giuseppe Pitrè, O mangi questa minestra..., a cura di Cecilia Codignola, Savelli, 1979
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