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biblioteca ebook a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z tutte
Giuseppe Pitrè, L'acqua e il sale

Si conta e si racconta un bellissimo racconto a lorsignori: Una volta c'era un re con tre figlie femmine. Alle tre figlie un giorno, a tavola, il padre disse: - Allora, và, vediamo un po' chi mi vuol bene di voialtre.
Gli si rivolge la più grande:
- Papà, vi voglio bene quanto gli occhi miei.
- Papà, vi voglio bene quanto il mio cuore - rispose la mezzana.
La più piccola disse: - Papà, io vi voglio bene quanto l'acqua e il sale.
Il re si offese. - A me, come l'acqua e il sale, me ne vuoi? Presto, chiamate i carnefici, che la uccidano subito!

Vennero i carnefici e presero la ragazza. Le sorelle impietosite diedero ai carnefici una cagnolina e dissero loro: - Quando arrivate nel bosco, ammazzate la cagnolina, strappate la camicia, ma nostra sorella non la dovete toccare, lasciatela nella grotta. Quando i carnefici arrivarono nel bosco, la cagna la ammazzarono, la camicia la fecero a pezzi e lei la lasciarono nella grotta. Strapparono la lingua alla cagna e andarono dal re. Quando arrivarono dal re:
- Reale maestà, ecco la lingua e la camicia.
E sua maestà gli diede un premio. Lasciamo perdere loro e prendiamo la ragazza. Passò un uomo selvaggio e lei gli raccontò la sua disgrazia. Il selvaggio le disse:
- Vuoi venire con me?
- Tanto che ci faccio qui? Vengo. Prese il suo fagottino e se ne andarono nella sua stanza, lui le consegnò la casa, i mobili, e le disse: - Qua c'è tutto quello che vuoi; ringrazia il Signore che ti ha aiutato, e non aver più paura.
Mangiarono; lui se ne andò a caccia, perché era un uomo selvaggio, e lei restò a casa. La mattina si alzò, si fece i capelli, si lavò, gettò via l'acqua; sul finestrone di sua maestà c'era un tacchino, e il tacchino si mise a cantare:
“Invano ti lisci o ti fai i ricciolini
l'uomo selvaggio ti farà a bocconcini”
Sentendo queste parole lei si mise a piangere l'uomo selvaggio e disse: - Che hai?
- Che ho? E che devo avere? Mi sono lavata la faccia, e quando ho buttato l'acqua un tacchino mi ha detto:
“Invano ti lisci o ti fai i ricciolini
l'uomo selvaggio ti farà a bocconcini”
L'uomo selvaggio rispose: - Ah! Sciocchina, sciocchina, se te lo dice di nuovo devi rispondergli:
“Gallinaccio, gallinaccio
con le tue penne farò un piumaccio
con la tua carne farò un boccone
per esser moglie del tuo padrone”
Quando l'indomani lei gli rispose così, il tacchino si scrollò tutto e fece cadere le penne. Il figlio del re, quando si affacciò e vide il tacchino tutto nudo, si meravigliò molto, e decise di stare all'erta. L'indomani la donna si pulì i capelli, gettò l'acqua, e il tacchino le disse:
“Invano ti lisci o ti fai i ricciolini
l'uomo selvaggio ti farà a bocconcini”
e lei gli rispose:
“Gallinaccio, gallinaccio
con le tue penne farò un piumaccio
con la tua carne farò un boccone
per esser moglie del tuo padrone”
Il figlio del re, che si era messo a sentinella, vide tutto: vide che il tacchino si scrollò di dosso il resto delle penne, e che alla figlia del re venne una bella faccia, bella quanto la poteva fare soltanto Dio.
- Presto papà; io mi voglio maritare e voglio quella ragazza!
Il padre disse: - Vediamo di chi è 'sta ragazza; perché credo che sia dell'uomo selvaggio.
Mandarono dei messaggeri dall'uomo selvaggio per chiedere la ragazza e lui rispose:
- Se a lei fa piacere e se lei ci mette una mano, io ce ne metto cento!
Chiamò la ragazza e le fece il discorso. La ragazza si fece pregare, fingendo di non voler lasciare l'uomo selvaggio ma dentro di sé le pareva che erano cent'anni che non usciva dalle grinfie di quell'uomo selvaggio. Basta decisero: venne deciso il matrimonio; poi l'uomo selvaggio disse alla ragazza:
- Guarda che un giorno prima di sposarti mi devi uccidere. Poi devi invitare tre capi di regno; e per primo, tuo padre. Dai ordini a tutti i servitori che a tutti devono passare acqua e sale fuorché a tuo padre.
Così fecero, e mandarono una gazzetta ai tre regnanti. Prendiamo ora il padre della ragazza che più passava il tempo più lo tormentava il pensiero della figlia e dalla pena cadde malato. Come venne a conoscenza dell'invito disse:
- E come ci posso andare con 'sto pensiero per mia i figlia?
E non ci voleva andare. Poi pensò:
- E se questo re si offende se non ci vado, e poi magari mi fa la guerra?
Prese e ci andò. Un giorno prima di sposarsi, i fidanzati ammazzarono l'uomo selvaggio e lo divisero in quattro parti, e lo misero in quattro camere, un quarto per camera, e il sangue sparso per tutte le camere e le scale (perché il tacchino aveva detto di fare così). Dove era carne, dove era sangue, era tutto oro e pietre preziose. Quando arrivarono i tre regnanti e videro le scale tutte d'oro non osavano metterci i piedi sopra.
- Fa niente - disse il reuccio - camminate che questo è niente!
La sera si sposarono. L'indomani andarono a tavola. Il reuccio diede ordine: - Sale e acqua, ma a quel re, niente.
Si misero a tavola, la reginella si sedette vicino a suo padre, ma suo padre non mangiava. La figlia gli disse: - Reale maestà, perché non mangiate? Il cibo, forse, non è buono?
- Macché! Che c'entra! È così buono!
- E allora, perché non mangiate?
- Niente, non mi sento tanto bene.
Lo sposo e la sposa gli passarono qualche forchettata di carne. Il re non ne voleva e la rimasticava come una capra (se la poteva mangiare senza sale?). Quando finirono di mangiare, si misero tutti a raccontare storie. Il re, intristito com'era, raccontò tutta la storia di sua figlia.
- E voi reale maestà - gli disse la figlia - se vi capitasse di rivederla, la riconoscereste vostra figlia?
- Magari, Dio! Come l'ho vista l'ultima volta!
Lei si alzò e si andò a mettere il vestito di quando si divise da suo padre per andare alla morte.
- Allora, reale maestà, ve la ricordate vostra figlia? Voi mi avete fatto ammazzare perché vi avevo detto che vi volevo bene quanto il sale e l'acqua. Ora avete visto che vuol dire mangiare senza né sale né acqua.
Il padre non riusciva ad aprir bocca, le si gettò addosso, l'abbracciò e le domandò perdono.
Loro restarono felici e contenti
e noi qua senza niente.
[Raccontata da Elisabetta Sanfratello, Vallelunga]

Da: Giuseppe Pitrè, O mangi questa minestra..., a cura di Cecilia Codignola, Savelli, 1979

# Pubblicato da staff in antologica ~ 23.08.05 08:16 permalink