Romanzieri.com, biblioteca digitale ebook. Oltre 400 TITOLI GRATUITI con un click del mouse
ID
PW
Ottobre 2006
domlunmarmergiovensab
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031




ebook prelevati oggi
lettori online
--- ebook
Scarica gratuitamente il software per leggere i nostri ebook
--- ebook
antologica
archivi
biblioteche
curiosità
digitalMente
e-book
editori
f.a.q.
filosofia
interventi
letteratura
multilingua
musica
notizie
preistoria
risorse web
sartre100°
visioni
--- ebook
Archivio
oggi
Ottobre 2006
Settembre 2006
Agosto 2006
Luglio 2006
Giugno 2006
Maggio 2006
Aprile 2006
Marzo 2006
Febbraio 2006
Gennaio 2006
Dicembre 2005
Novembre 2005
Ottobre 2005
Settembre 2005
Agosto 2005
Luglio 2005
Giugno 2005
Maggio 2005
Aprile 2005
Marzo 2005
Febbraio 2005
Gennaio 2005
Dicembre 2004
Novembre 2004
Ottobre 2004
Settembre 2004
Agosto 2004
Luglio 2004
Giugno 2004
Maggio 2004
Aprile 2004
Marzo 2004
Febbraio 2004
Gennaio 2004
Dicembre 2003
--- ebook
XML o KLIP
--- ebook
Powered by Movable type
--- ebook
Queste pagine utilizzano il font Georgia, se non lo possiedi scaricalo chiudi
1812201707

ebook

biblioteca ebook a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z tutte
Sonetti licenziosi di Sgruttendio, maestro della rima barocca

«Il Mattino, 19 luglio 2005»

«Un bel piatto mi diede/ Ceccarella/ Di certi saporiti maccheroni/ Spolverati di zucchero e cannella,/ Da far morir di voglia ogni persona». Questo incipit di uno dei Sonetti per Cecca, scritti dal poeta napoletano secentesco Felippo Sgruttendio de Scafato (identità rimasta misteriosa) dice chiaramente in che ambiente ci muoviamo: siamo nel petrarchismo rovesciato, nel bembismo raffinato reso pantagruelico e osceno da una penna ribalda e goliardica, saccente ma improntata a capricciosa scurrilità.
I versi riemergono da una chicca editoriale della napoletana d’if che, nella collana «i miosotìs», ha licenziato, per la cura di Nietta Caridei, Sonetti per Cecca (pagg. 63, euro 6), una scelta di poesie da La tiorba a taccone, opera strutturata di dieci «corde». Non si tratta di un’operazione filologica accurata (la natura smilza del libretto non permetteva ovviamente grossi apparati critici), ma l’impianto della silloge è apprezzabile, con il testo napoletano a fronte, l’interpretazione in italiano della Caridei, che mantiene le caratteristiche metriche e lessicali del modello, e un glossarietto in appendice con la specifica di quei termini in posizione di rima in cui è stato mantenuto il vocabolo napoletano, impossibile da rendere in italiano. La lettura è godibilissima, soprattutto se eseguita nell’originale napoletano.
Il topos aulico del petrarchismo e della poesia rinascimentale viene rovesciato nel seguito dei sonetti licenziosi, parodicamente bipartiti, seguendo l’orma del modello, in sonetti in vita e sonetti in morte (molto presunta).
Càpita così che il poeta forgi i suoi «blasons» per codesta napoletana che immaginiamo assai triviale e assai allegra di coscia con una verve che avrebbe fatto rabbrividire d’orrore il mite Ronsard. La lode aggraziata dell’amata e il linguaggio selettivo del Petrarca cedono all’eloquio più turpe e all’argomento da fescennino, sicché il canzoniere si ribalta carnevalescamente nella sua gretta corporalità, dilaga e si conchiude nell’oscena materia scatologica.
Guido Caserza

# Pubblicato da Edizioni D'If in e-book ~ 02.08.05 20:27 permalink