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Il resoconto della feroce aggressione venne pubblicato nel 1612, ma da anni circolava in manoscritto. Era una notizia piuttosto sconvolgente: un certo Leonardo Salviati, "uomo per quanto comportano li tempi presenti e la qualità dei moderni Toscani, assai insigne nelle buone lettere", aveva aggredito Giovanni Boccaccio, alle due di notte, riducendolo a mal partito. "Gli diede molte ferite, con le quali lo deturpò e lacerò talmente, che i suoi più domestici amorevoli, che dopo tanta calamità l'hanno veduto, affermano non esser possibile riconoscerlo per quel Boccaccio tanto leggiadro che era prima", scrisse l’umanista Traiano Boccalini nei suoi anonimi - e beffardi - Ragguagli di Parnaso, che criticavano la società del tempo, chiusa, papalina, controriformista e bigotta. Il peggio è che non era nemmeno stato un delitto d’impulso: Salviati aveva agito come un killer prezzolato "ad istanza dei Giunti stampatori di Firenze, per avarizia di venticinque scudi". Tanto che secondo Boccalini (funzionario pontificio riparato a Venezia) il colpevole sarebbe stato debitamente messo alla gogna e dichiarato "pubblico e notorio assassino". Non si tratta di un giallo storico: le date non lo consentono. Nessuno avrebbe potuto tendere un agguato a Giovanni Boccaccio risalendo i secoli, armato di pugnale, fino al Trecento. Ma non è neppure un evento immaginario. L’assalto c’è stato, anche se con modalità un po’ diverse, nel chiuso dello studio di Leonardo Salviati, letterato illustre, principale ispiratore del Vocabolario degli accademici della Crusca, teorico del ritorno alla lingua del Trecento, che a Firenze ricevette dal granduca Francesco I il non facile compito di "rivedere" il Decameron alla luce dei princìpi della Controriforma. Fu la più celebre delle censure... continua
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