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"La vigilia del 24 giugno, giorno in cui ricorre la festa di San Giovanni Battista, compatrono di Triora, riaccendono ogni anno, a notte iniziata, dei fuochi di fascine di legna detti falò nell' interno dell' abitato di Triora e paesi circonvicini e sul colle antistante alla chiesa di S. Zane (da Zuane, uguale Giovanni) sul Monte Ceppo". Così leggo ne Le streghe e l' Inquisizione di Francesco Ferraironi (un classico, 1955, di storia della stregoneria) cui attinge anche Stefano Moriggi in questo Le tre bocche di Cerbero. Poiché si tratta del Ponente ligure, zona geografica che mi è abbastanza nota (la famiglia di mio padre era dell' alta Val Bormida), mi ha richiamato i falò della mia infanzia che costellavano le colline, quasi a voler rompere il buio notturno e a regalare ancora frammenti dello splendore di quei giorni che sono tra i più lunghi dell' anno. Il buon reverendo Ferraironi scrupolosamente aggiungeva che tutti quei fuochi "che si accendono in Liguria per la festa di San Giovanni non hanno alcuna relazione con la stregoneria", in quanto si limitano a esprimere "gioia popolare"! Il che mi riconforta, perché debitamente aiutato e/o sorvegliato da mio nonno e da mio padre, da ragazzino ne accendevo uno anch' io in un campo della nostra casa di campagna - e mi spiacerebbe passare (insieme con babbo Carlo e nonno Giulio) per uno che fa parte di una qualche "ribalda" setta di stregoni. Comunque, Triora ha davvero conosciuto la sua caccia alle streghe nel terribile triennio 1587-1589. Superstizioni, accuse, furori popolari, timori dei maggiorenti (quando vi videro coinvolte le loro "matrone") e soprattutto accanimento persecutorio da parte di magistrati "laici" che solo l' intervento dell' Inquisizione romana riuscì alla fine a "moderare". Un caso molto europeo (e tutto italiano) che solo per avventura (e magari per tirchieria) non si concluse con le fiamme dei roghi... continua
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