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Dipersé il termine "tantra" non significa altro che "trattati", "libri" sacri, ma il "tan-trismo", che ne ha assunto la denominazione, si caratterizza come antico indirizzo, che David Donnini fa risalire addirittura alla cultura religiosa pre-ariana, sopraffatta dagli arii invasori (Le perle del Tantra, Massari 1996, pp.23ss.). Il tantrismo fu infatti un "movimento" ideo-religioso di reazione anti-ascetica, che nei primi secoli del nostro Medioevo si estese più o meno a tutte le confessioni "spiritualiste" indiane, induiste e buddhiste, si può dire in opposizione interna, come "nuova rivelazione" che reintegrava e rivalutava la natura corporea dell’uomo. Scrive Di Nola al riguardo, come se le virtù ascetiche fossero andate perdute: "Le macerazioni ascetiche e i lunghi tirocini meditativi sono inefficienti ai fini della riconquista di una perfezione e di una beatitudine di origine che, invece, è possibile riattingere sollecitando la riemersione della latente e mortificata vitalità. La riunificazione della creatura con il piano del divino si origina non da conoscenza o da penetrazione meditativa, ma da esperienze di impeto, di sentimento, di estasi, di improvviso capovolgimento della condizione umana normale. In ciò stesso il Tantrismo, riconsiderando come veicoli liberatori quelli comunemente respinti dall’ascesi, e cioè il sesso, il desiderio di vita, l’amore, l’ebbrezza alcoolica ecc., costituisce come il Vajrayana una ‘via facile’, e pone in crisi la norma morale corrente…" (v. la voce-saggio in Enciclopedia delle religioni, vol.V, col 1594ss., inficiata da moralismo "cristiano" per contagio)... continua
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