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Si racconta che c'era un povero calzolaio che aveva tre figlie femmine e una moglie. Lui era davvero misero e poverello: si metteva la forma in collo e andava gridando:
- Ripariamo scarpe! Oh signore! Nessuno mi chiama... Non mi resta che annegarmi!
Partì e andò sul fiume Bilici per annegarsi. Mentre stava per buttarsi dentro un gorgo, si avvicinò la sorte e gli disse:
- Che stai facendo?
- Mi annego perché ho cattiva sorte. La sorte allora gli disse:
- No, non t'annegare; tieni questo temperino; quando sarai in giro a raccogliere erba, sotto ogni erba che strapperai, troverai una moneta da due soldi.
Lui si pigliò il temperino e cosi fece. Ogni erba che tagliava, trovava un pezzo da due e se ne andava cantando: - Ta-la-le-ru, ta-la-le-ru, sono ricco!
Lo sentirono i monaci del convento (ché lui passava vicino al convento), e lo chiamarono:
- Venite qua, compare Peppi, che avete?
- E che devo avere? Son ricco!
Andò e fece vedere il temperino, e raccontò tutto. I monaci allora pensarono di pigliarglielo; gli dettero da mangiare, lo ubriacarono; gli presero il temperino e gliene misero un altro nella sacchetta. Lui se ne andò a casa:
- Moglie mia, siamo ricchi!
- Che avete fatto? Dove siete stato? - disse sua moglie.
- To', il papà - disse la figlia - stamattina che ha? È matto?
Lui disse:
- Venite con me, vi ho detto!
- Andiamo va', facciamogli sfogare la follia!
E se ne andarono in un campo, ogni erba che coglieva... ma come ci poteva trovare denari che il temperino gliel'avevano cambiato i monaci?
- Ah! povero me, sono distrutto! Mi vado ad annegare!
Partì e si stava buttando di nuovo nel fiume. Si affacciò la sorte e gli disse:
- Che sei venuto a fare?
- Ora davvero mi annego!
- No, non t'annegare, ci sono io che ti aiuto! - gli disse - Tieni questo asino: ogni vergata che gli dai, un gruzzolo di monete!
E gli diede la verga e l'asino. Cominciò a dare bastonate dicendo:
- Voglio vedere se è vero! Non fosse che m'ha preso in giro la sorte...
Ma ogni vergata che dava, un mucchietto di denari. Passò di nuovo davanti ai monaci cantando:
- Ta-la-le-ru, ta-la-le-ru! I monaci dicevano:
- Ripassa compare Peppi; dài diamoci da fare. Se lo chiamarono e gli dissero:
- Oh, compare Peppi perché ve ne andate cantando?
- Sono ricco!
Cominciò a dare vergate all'asino e l'asino gli cacò tanti denari. I monaci gli diedero da mangiare, lo ubriacarono di nuovo mescolandoci l'oppio. Quando si risvegliò, gli diedero un altro asino con un altro bastone, e lui se ne andò dalla moglie e disse:
- Eh moglie! siamo ricchi!
- Allora tuo padre vuole legnate davvero...
- Stendi le lenzuola a terra!
- E voi chi siete, che devo pigliare le lenzuola?
- Pigliale ti ho detto!
Le presero, le stesero a terra e lui cominciò a dare bastonate all'asino. L'asino, meschino, non potendone più, gli riempì le lenzuola di cacca. Sua moglie e le figlie allora lo presero a legnate; lui se ne andò fuori a lamentarsi: - Ah! Adesso sul serio mi vado ad annegare! Davvero! Davvero!
Se ne andò al fiume e mentre si stava annegando si affacciò la sorte.
- Sei di nuovo qua?
- Toglietevi, toglietevi di mezzo che mi devo annegare davvero; questa volta non voglio più niente.
- Eh! Scemo! Davvero ti sei scoraggiato? Non ci sono io?
Pigliò una borsa, gliela diede e disse:
- Vai dai monaci e di loro: “O mi ridate l'asino caca-denari e il temperino o vi faccio la testa come un pancotto”. Poi dì “Alé forme” e le forme giù botte in testa. Poi “Basta forme” e le forme si infilano nella borsa. Andò dai monaci e cominciò a gridare:
- Datemi l'asino caca-denari e il temperino!
Ma i monaci si facevano forti tra loro e facevano finta di non saperne niente. Lo scarparo si arrabbiò e disse: - Ah! Alé, forme!
Allora le forme uscirono dalla sacca e cominciarono a sbattere in testa ai monaci e li fecero molli da una parte, duri dall'altra.
I monaci gridavano:
- Ve li diamo, ve li diamo! E il calzolaio:
- Basta forme - e si infilarono nella borsa.
Ma i monaci non glieli volevano più dare; allora lui disse:
- Datemeli che richiamo le forme! Il padre guardiano disse:
- Diamoglieli che questo ci ammazza. Pigliarono l'asino e il temperino e glieli diedero:
- Voglio vedere se non me ne hanno dato un altro - gli dà una vergata. - Alé denari, a questi e quelli.
Lasciò i denari e se ne andò dalla moglie: - Siamo ricchi! - È tornato il pazzo! - Stendi il lenzuolo!
- Che volete? Di nuovo legnate stamattina? - T'ho detto stendilo! - Volete legnate!?
- Ah! Alé forme - e le forme giù in testa alla moglie e alle figlie che cominciarono a gridare:
- Lo prendiamo, lo prendiamo.
Pigliarono le lenzuola e le stesero per terra. Lui cominciò a dar vergate: - Alé denari - E ne fece un gran mucchietto. Quando tutti videro i denari:
- Oh! Maritino mio come siete bello!
- Oh! Paparino, come siete carino!
E tutti l'abbracciavano e accarezzavano, chi gli prendeva la mutanda pulita e gliela metteva, chi pigliava il pettine e lo pettinava. E così restarono insieme: marito e figlie ricche, e noialtri qua senza niente.
[Raccontata da Antonio Basile, Salaparuta]
da: Giuseppe Pitrè, ... o salti questa finestra, a cura di Cecilia Codignola, Savelli, 1979
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