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L'anima però, se migra dal corpo umano, si tramuta precisamente in ciò in cui si esplicò in prevalenza il suo essere. Perciò dobbiamo fuggire verso le altezze, a che non teniam dietro, per via dei fantasmi sensibili, all'essere sensibile, né per via della libridine del generare e dell'ingordigia di leccornie, teniam dietro all'essere vegetale: ma ci rifugiamo invece in seno all'intelleggibile, allo spirito, a Dio. Quanti dunque serbano alto l'uomo, ritorneranno ancora uomini: quanti, invece, vissero solo di sensazioni, diverranno bruti; anzi belve, se al senso si aggiunge l'iracondia: e la differenza che si stabilisce tra questi gradi di anima importa il differenziarsi tra l'uno e l'altro di questi simiglianti bruti: quanti poi vissero di brama e della voluttà della loro parte concupiscibile, si tramutano in bestie lascive e voraci. Che se non han senso congiunto a passione, ma stupidità di senso pur con quelle passioni, eccoli, persino piante!
Poiché, o esclusivamente o prevalentemente operò in loro la facoltà vegetativa, ond'essi eran di già bell'e avvezzi a vivere come tronchi d'labero! Quanto ai cultori di musica - puri, beninteso, nel resto - essi si tramutano in uccelli canori, ma coloro che son re senza buon diritto si tramutano in aquile, pur ammesso che non vi sia in loro cattiveria di altra natura; gli astronomi, poi, privi di chiarezza di spirito, sollevati come sono, perennemente, al cielo, si cangiano in uccelli dai voli altissimi. Chi però seppe serbare alte le virtù civili, ritorna uomo; ma chi partyecipò in misura ridotta, eccolo animale sociale: ape o qualcosa di simile.
(Plotino, Enneade, III, traduz. di V. Cilento, Il demone, in "La parola del passato", Bari, 1947)
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