Romanzieri.com, biblioteca digitale ebook. Oltre 400 TITOLI GRATUITI con un click del mouse
ID
PW
Ottobre 2006
domlunmarmergiovensab
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031




ebook prelevati oggi
lettori online
--- ebook
Scarica gratuitamente il software per leggere i nostri ebook
--- ebook
antologica
archivi
biblioteche
curiosità
digitalMente
e-book
editori
f.a.q.
filosofia
interventi
letteratura
multilingua
musica
notizie
preistoria
risorse web
sartre100°
visioni
--- ebook
Archivio
oggi
Ottobre 2006
Settembre 2006
Agosto 2006
Luglio 2006
Giugno 2006
Maggio 2006
Aprile 2006
Marzo 2006
Febbraio 2006
Gennaio 2006
Dicembre 2005
Novembre 2005
Ottobre 2005
Settembre 2005
Agosto 2005
Luglio 2005
Giugno 2005
Maggio 2005
Aprile 2005
Marzo 2005
Febbraio 2005
Gennaio 2005
Dicembre 2004
Novembre 2004
Ottobre 2004
Settembre 2004
Agosto 2004
Luglio 2004
Giugno 2004
Maggio 2004
Aprile 2004
Marzo 2004
Febbraio 2004
Gennaio 2004
Dicembre 2003
--- ebook
XML o KLIP
--- ebook
Powered by Movable type
--- ebook
Queste pagine utilizzano il font Georgia, se non lo possiedi scaricalo chiudi
1812201702

ebook

biblioteca ebook a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z tutte
Demostene, Le Filippiche (frammenti)

Per fare il quadro delle condizioni politiche della Grecia al tempo in cui Demostene, in Atene, dinanzi all'Assemblea del popolo sovrano, pronunciava le sue violente requisitorie contro Filippo, il nemico che avrebbe, dopo breve tempo, abbattuto la roccaforte della democrazia greca, si possono seguire due vie. Una è quella di narrarne gli avvenimenti esteriori: occupazioni di città, alleanze con l'uno o l'altro degli Stati greci in perenne discordia tra loro, in una parola, narrare le vicende dell'azione diplomatica e guerresca. Ma l'altra via è di cogliere, entro le linee generali di questo quadro, i motivi essenziali ed eterni, per i quali, a distanza di più di venti secoli, si possono riconoscere, nel conflitto fra interessi materiali e i motivi ideali, nella lotta fra una potenza in cammino ascendente e una potenza giunta all'estremo limite della sua civiltà, l'agitarsi di passioni, sentimenti, interessi che perennemente ricorrono nella vita degli individui e dei popoli. Sta in questo riconoscimento, forse, il motivo più profondo per cui Demostene è grande e vivo anche oggi.




[...] Ma ben comprese costui, o Ateniesi, che tutte quelle piazzeforti erano premio a chi muovesse in guerra per contenderle, e che i beni degli assenti appartengono per natura ai presenti, e i beni di chi non se ne prende cura, vanno a chi è pronto a faticare e a correre pericoli [...]


[...] Ognuno di voi, bandito ogni pretesto, sia pronto ad agire là dove occorra e dove potrebbe rendersi utile alla patria, chi è ricco, a dare, e chi è in età, a combattere; insomma, per dirla in breve, se vorrete fermamente ritrovare voi stessi, e ciascuno di voi finirà di credere di non aver nulla da fare. e che tutto debba essere fatto dal vicino, allora non solo serberete i vostri domini, ma ricupererete, se Dio voglia, quelli che per la vostra ignavia avete perduti e darete a colui il meritato castigo.[...]


[...] Non dovete, infatti, credere che la condizione sua sia salda in eterno, come quella di un dio: v'è chi l'odia, e chi lo teme, o Ateniesi; e chi l'invidia, anche tra quelli che sembrano essere i suoi amici più fidi. E tutto ciò che sentono anche gli altri uomini, conviene pensare che sentano pure i suoi partigiani: sentimenti, è vero, che ora sono tenuti tutti celati, perché non dànno loro modo di manifestarsi la lentezza e la negligenza vostra, le quali io affermo che oramai conviene deporre [...]


[...] Dico dunque che - e badate di non fare ciò che vi ha più volte danneggiati - quando, credendo che nulla basti al bisogno, nel decretare scegliete i provvedimenti più grandiosi, e nell'attuare non fate nemmeno il minimo indispensabile; eseguite invece, apprestate il poco; a questo aggiungerete altro, se quanto avrete approntato apparirà insufficiente. [...]


[...] Ché il tempo dell'agire noi lo spendiamo nel far preparativi; ma le circostanze favorevoli non attendono i nostri indugi e le nostre scappatoie! [...]


[...] Ma una mossa vostra utile (a prevenire un'azione ndr) non sapete farla, Nè sapete prendere un'iniziativa, se prima non sappiate che già qualche cosa è accaduta, o sta accadendo. E tali metodi erano forse possibili un tempo; ma oggi le cose son giunte proprio al punto critico, e così non si può continuare.[...]


[...] Ma certamente, se ce ne restiamo seduti a casa nostra, ad ascoltare gli oratoriche si insultano e si incolpano a vicenda, non potrà mai avverarsi per noi nulla di quanto ci converrebbe. [...]


[...] Poiché non è, non è possibile che un uomo solo possa fare per voi tutto quello che occorre; mentre per far promesse, e cianciare, ed accusare questo e quest'altro è possibilissimo; ma in tal caso va tutto in rovina. [...]


[...] Egli pensa che, per cupidigia, Tebani e Peloponnesi non sappiano apprezzare altro che l'utile immediato, e, per angustia di mente, siano incapaci di prevedere il danno futuro. [...]


[...] Né fa meraviglia che i Messeni ed altri Peloponnesi scelgano, quando si tratta di operare, un partito contrario a quello che la ragione indica loro come il migliore; ma anche voi, pur convinti, pur avvertiti da noi oratori delle insidie, degli agguati che vi tendono, anche voi, tanto per non far nulla a tempo, vi lascerete, credo, sorprendere da tutti i guai! Tanto possono il diletto e la comodità presente più dell'utile futuro! [...]


[...] Per certo io temo che, avendovi gli ambasciatori taciuto le prestazioni per le quali essi sono consapevoli di essersi lasciati corrompere, accadrà d'incorrere nell'ira vostra a coloro che tentano di riparare, almeno in parte, quanto essi hanno condotto a rovina. Vedo infatti, che spesso alcuni sfogano la loro ira non sui veri colpevoli, ma specialmente su quanti abbiano sotto mano. [...]


[...] Vi convincerete che la responsabilità maggiore è di coloro che preferiscono lusingarvi piuttosto che proporvi i partiti migliori. Fra costoro, o Ateniesi, ve ne sono alcuni che, intenti a conservare uno stato di cose per il quale essi godono e credito e potenza, non si dànno pensiero alcuno del futuro, e ritengono che neppure voi dobbiate darvene; ma altri vi sono che, con accuse e calunnie contro i preposti alla cosa pubblica, non mirano ad altro che a ridurre la città nostra intenta so a danneggiarsi da se stessa, lasciando Filippo libero di dire e fare quel che gli piaccia. Tali criteri di governo sono insieme la vostra abitudine e la causa dei mali nostri.
[...]


[...] Riflettete a questo che vi dico: voi, la libertà di parola, in ogni altra cosa giudicate che debba essere prerogativa di tutti, indistintamente, quanti abitano nella città vostra, al punto che l'avete estesa persino ai forestieri ed agli schiavi; e si potrebbero qui vedere molti servi dire quel che vogliono con libertà maggiore di quanta ne abbiano in altre città i cittadini stessi; ma l'avete assolutamente bandita, questa libertà, dalle assemblee politiche!
Così, non volendo prestar orecchio ad altri discorsi che a quelli che solleticano i vostri istinti, vi è accaduto che nelle assemblee siete accarezzati e adulati, mentre in realtà un estremo pericolo vi minaccia. [...]


[...] E' che le cose vanno malòe, perché non avete fatto nulla di quel che dovevate fare: niente di grande, niente di piccolo; ché se le cose fossero ridotte al punto in cui si trovano, pur avendo voi fatto quanto si conveniva, allora non ci sarebbe speranza che potessero andar meglio. Filippo infatti non ha trionfato di voi, ma della vostra indolenza e della vostra trascuratezza; e voi non siete stati vinti: semplicemente non vi siete affatto mossi. [...]


[...] Egli sarebbe, infatti, il più balordo di tutti gli uomini se (essendo voi i sopraffatti e pur non prendendovela con lui, ma palleggiandovi tra voi reciproche accuse), venisse precisamente lui a dirvi, ponendo termine alle vostre discordie e alla vostra mania di litigi, che vi vogliate contro di lui, e tagliasse corto alle concioni di prezzolati oratori, da lui stesso pagati, perché si prendano gioco di voi, dicendovi che egli non è affatto in guerra con la nostra città. [...]


[...] Non ci siamo collegati tra noi, non abbiamo stretto alleanze di amicizia e d'aiuto reciproco: stiamo invece a guardare costui che si fa sempre più grande, reputando fra noi ciascuno, se non erro, che sia tempo guadagnato per sé quello durante il quale va in rovina un altro [...]


[...] O Ateniesi, v'era allora, v'era nell'animo dei più qualche cosa che ora non c'è [...] consisteva nell'unanime aborimmento verso coloro che per denaro si lasciavano corrompere da chi aveva per mira il dominio [...] ora invece sono cose tutte vendute, quasi fossero mercanzie, e sono state sostituite da mali dei quali la Grecia è mortalmente malata [...] l'invidia verso chi riceve il prezzo della corruzione, la derisione a chi confessa, odio a chi denunci infamie e bassezze che la corruzione porta con sé [...]


[...] a chi vi parla con onesti propositi non è sempre possibile, pur volendolo, dir cose gradevoli, quando è in gioco la salvezza della pubblica cosa; mentre d'altra parte gli interessi di Filippo si fanno proprio con quei discorsi che vi piacciono [...] essi, fino al momento della catastrofe, affermavano che si poteva star tranquilli [...] gli uni, dunque, non dicevano se non ciò che li rendeva accetti al popolo, gli altri ciò che poteva riusir di salvezza. E il popolo di molte e gravi cose si disinteressava, non tanto per ignoranza o per comodo, quanto perché rassegnato curvava la testa, sentendosi al disotto della gravità degli eventi. [...]


[...] Non dico già che vi rivolgiate agli altri, senza voler fare per voi stessi niente di quanto è necessario: sarebbe sciocco, infatti, che mentre trascurate i vostri interessi, aveste l'aria di occuparvi degli altrui, e mentre per conto vostro non vi curate del presente, voleste incutere negli altri paura del futuro. [...]


Demostene, ateniese, figlio di Demostene, del demo di Peania, nacque attorno al 383 a.C.: si diede volontariamente la morte, per non cader vivo nelle mani dei satelliti Macedoni, nella piccola isola di Calauria, quando la civiltà greca era giunta ormai al suo tramonto


Liberamente tratto da Demostene, Le Filippiche, Biblioteca di letteratura Carlo Signorelli Editore, Milano 1939, nella traduzione di Gina Calzavara

# Pubblicato da staff in antologica ~ 19.07.05 09:44 permalink