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il Barbiere di Siviglia ha un pregio incondizionato ai miei occhi: diverte. Quindi si fa ben volere. Liquidare Rossini con l'aggettivo "giocoso" è semplicistico ingrato e sbagliato, però le sue opere buffe hanno in me una presa maggiore. Il mood piacevole diventa qualcosa che in qualche modo le fa resistere al mutare del tempo e del sentire. Mentre le varie Semiramidi, donne lacustri, maghe, gli arcieri ed i regnanti, incantano - soprattutto nella tessitura di certi ruoli - ma, per così dire, sono sempre presenti alla propria vecchiaia. Qui invece l'anacronismo diviene caricatura e come tale concetto attuale e suscettibile di svariati contenuti.
Detto questo, sotto la confezione c'è un'opera tecnicamente "monstre", con arie spietate e concertati stretti demoniaci. Proporla quindi all'aperto è sfida particolarmente impegnativa. Lo sta facendo, nel quadro dell'Estate Fiesolana, la compagine di Maggio Formazione, vale a dire le nuove leve della Firenze musicale. Diretti da Giuseppe Mega, stretto collaboratore di Mehta, i giovani orchestrali coristi e solisti hanno dato vita ad una rappresentazione godibile ed interessante sotto molti aspetti. La regia di Damiano Michieletto, con gli enfatici e a volte irresistibili (Don Bartolo!) costumi di Carla Teti (foto di scena), è nel solco del puro divertissement, con trovate apprezzabili ed apprezzatissime quali la figurazione mimico-ferroviaria dell'Ouverture, quella stile Madness (o per i più giovani, stile Meganoidi primo video) della calunnia, quella interattiva (me la sono beccata pure io) del temporale.
L'orchestra, dicevo. La sorpresa positiva della serata. Giuseppe Mega guida con svizzera misura ed i giovani strumentisti rispondono con brillantezza ed altrettanto rigore interpretativo. Particolarmente curati la timbrica degli archi ed il bilanciamento dei gruppi orchestrali. Gli abbonati al Comunale possono dormire sonni tranquilli per molti molti anni...
Dal lato dei cantanti occorre sottolineare quanto già detto, cioè la difficoltà della partitura che spesso richiede, assieme alla costante agilità, una relativa potenza. Chi coniuga molto bene le due grandezze è il Figaro di Christian Senn, la cui cavatina farebbe contenti anche gli esigenti parmigiani che invece non perdonano - come racconta a volte Leo Nucci - i "Barbieri lattai", cioè quelli i cui "làààà" sembrano "làààT" (latte). Gli altri solisti - il conte di Tiziano Barbafiera, il Bartolo di Calogero Andolina, la applauditissima Rosina di Gianna Racamato - mostrano buone potenzialità espressive e di registro ma le dispensano in maniera più incostante. Più benevolo sarei per il varie volte avvertito asincrono tra cantanti ed orchestra, peccato veniale di gioventù, e da ascrivere ad entrambi poichè in certi casi è l'orchestra che deve sapere aspettare...
Una serata piacevole e scacciapensieri, con molti spunti validi. Si replica domani e venerdì (il cast vocale ruota).
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