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Al centro dell'intervento dedicato a Jacques Derrida e il pensiero delle donne, in occasione delle giornate di studio dedicate al filosofo francese, si privilegia la relazione tra la riflessione più recente di Jacques Derrida e l’opera di una scrittrice, Hélène Cixous, considerata tra le più rappresentative del pensiero femminile della differenza sessuale e nota per questo non solo in Francia, ma anche all’estero dove è stata letta e analizzata da molte altre studiose.
Il rapporto tra Derrida e Cixous è stato, a partire dall’inizio degli anni sessanta un rapporto di amicizia e di reciproca lettura
Condividono le stesse origini, entrambi nati nell’Algeria francese da famiglia ebrea, e hanno esperienze simili nel corso della guerra e anche in seguito, una volta giunti in Francia e dopo aver riacquistato la cittadinanza francese.
Hélène Cixous fa riferimento fin dalla sua tesi di dottorato ai testi derridiani allora appena usciti e dedicati alla scrittura, la traccia, la différance. In seguito continuerà a farvi implicito o chiaro ricorso.
Da parte sua Derrida è meno esplicito, apparentemente, fino agli anni novanta. La lettura degli scritti di Cixous comincia per lui con il suo primo volume di racconti, che presenterà curandone la quarta di copertina e che definirà in seguito una “autobiografia delirante e sublime” frutto di una scrittura che, come in effetti è avvenuto, rischiava a suo avviso di non essere letta o comunque di non trovare, in Francia, un ascolto quale quello che l’opera merita per le sue caratteristiche specifiche, perché letteralmente “esce dal solco” (delira).
Jacques Derrida sottolinea che l’opera geniale che porta il nome di Hélène Cixous, la sua firma, è frutto di una straordinaria alleanza tra il più rigoroso calcolo della scrittura e l’apertura, l’abbandono (se rendre: abbandonarsi, arrendersi, andare incontro, come nell’espressione francese rendez-vous) al sogno.
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