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Risvegliarsi soli nella propria stanza d'albergo, immersi in una vasca da bagno piena di ghiaccio, non è un'esperienza delle più piacevoli, soprattutto se l'ultima cosa che si ricorda della notte prima è che si aveva rimorchiato una bionda mozzafiato in un bar. Se poi si scopre di avere su un fianco uno squarcio ricucito alla bell'e meglio con delle graffette, e si comincia a capire di essere stati sottoposti a propria insaputa a una rozza operazione chirurgica, allora la faccenda comincia ad assomigliare a un incubo...
Così inizia Baciami, Giuda di Will Christopher Baer, l'ultimo, inquietante parto noir della collana Black, relativamente al quale vi offro un testo in cui l'autore racconta la sua concezione della letteratura.
Se poi volete saperne di più sul romanzo, in modo inedito e originale, guardate il mirabolante booktrailer su: www.baciamigiuda.it
Sottopelle
Will Christopher Baer
Non è mai stata davvero mia intenzione scrivere noir, nonostante i libri e i film attorno a cui gravito tendano spesso in quella direzione. Al college ho studiato molto Shakespeare, Faulkner, James Joyce. Ho iniziato a scrivere da ragazzino, per lo più fantascienza mischiata con altri generi. Il selvaggio west incrociato con la Terra di mezzo, in modo che un licantropo potesse coesistere sullo stesso piano con Billy the Kid e i folletti.
Le cose che scrivo sono piene di sofferenza. Scrivo più internamente che posso, col che intendo che cerco di rivoltare il corpo del narratore come un guanto, per arrivare letteralmente sottopelle e trovare la nausea, la vertigine, la disperazione insite nei rapporti personali. Ho la tendenza a concentrarmi sulle minuzie viscerali, sul dolore sotto la pelle.
Un critico ha chiamato i romanzi di Phineas Poe "noir esistenzialista", una definizione che mi infastidisce a livello intellettuale, ma a volte mi pare accurata.
Per lo più scrivo in uno stato di ebbrezza, una specie di trance. Scrivo meglio quando mi rintano da qualche parte, isolandomi completamente, cosa che io chiamo "immergermi". Ho finito Baciami, Giuda in due settimane di lavoro ininterrotto nello studio di un artista in cui c'erano solo una macchina del caffè, uno stereo da quattro soldi, il bagno. E inquietanti quadri alle pareti. Penny Dreadful è sgorgato nel corso di diversi mesi in un Motel 6, mentre Hell's Half Acre è stato scritto in una stanza in affitto sopra un bar a North Beach.
Nella mia testa, la trilogia di Phineas Poe parla innanzitutto di tradimento, colpa, redenzione - dei modi in cui le persone si feriscono e si deludono l'un l'altra. Ma anche degli sfasamenti che si producono nella realtà quotidiana - non puoi mai ritrovarti due volte nella stessa realtà. Ho esplorato più a fondo questa idea in Penny Dreadful, dove la realtà muta continuamente, passando dall'ambito di una consapevolezza condivisa a un gioco di ruolo fantastico a una decostruzione interna di Ulisse. Nei miei libri è abbastanza presente un immaginario biblico, senz'altro per via della mia educazione del Sud, responsabile anche di certe atmosfere goticheggianti.
Ma tutti i miei libri sono anche sull'amore. Quando qualcuno mi chiede di descrivere i miei romanzi, la prima risposta che mi viene in mente è che io scrivo "storie d'amore spaventose". Veniamo tutti da una famiglia incasinata, tutti siamo stati feriti dai genitori, e tutti cerchiamo di trovare un qualche tipo di amore che abbia un senso - e allora di cos'altro si può scrivere? Ma ciò che mi interessa di più sono i modi in cui la gente si fa del male cercando semplicemente di amarsi.
Così, mentre scrivo una storia, seguo le mie ossessioni. Seguo i miei personaggi, e le storie che si dipanano nei libri di Phineas Poe tendono naturalmente verso il crimine e la violenza, il mistero e l'erotismo. Io cerco solo di andare sottopelle.
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