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biblioteca ebook a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z tutte
La Tortura di Henry Alleg

Sartre scrive il saggio introduttivo a la Question, di Henry Alleg nel 1958, in piena guerra d'Algeria.
Lo scritto, che vende subito settatamila copie, fa tanto rumore che le autorità francesi decidono di distruggerne i piombi e, in un secondo momento, di sequestrarlo.
Henry Alleg è il direttore di Alger républicain, un quotidiano algerino di opposizione messo fuori legge nel 1955, tutti i collaboratori del giornale vengono perseguitati e internati in campi di concentramento. Per sfuggire ai provvedimenti Henry Alleg vive in clandestinità fino a che non viene arrestato e torturato nel centro di smistamento di El-Biar per un mese, prima di essere trasferito. Dal campo riesce a far arrivare in Francia la copia di uno scritto: il racconto della sua prigionia e delle torture subite dai militari francesi.
Non è la prima volta che Sartre si occupa di tortura, il primo articolo che ha dedicato interamente alla denuncia della tortura, Siete formidabili, esce su Les Temps Modernes nel maggio 1957. Eppure in queste poche pagine di introduzione al libro di Alleg, si percepisce nitidamente che Sartre è scosso, sbalordito e disperato.
Non c'è nulla da comprendere, dice, tutto è compiuto. Cosa succede? La Francia sotto gli occhi di tutti, col consenso di tutti, anche e soprattutto di quelli che tacciono facendo finta di niente, colpisce alla radice le voci discordi e ogni supposta opposizione, in Algeria.
Non c'è concetto di inumanità che tenga, che possa spiegare: l'inumano non esiste se non negli incubi generati dalla paura, e nessuno, nè la vittima nè il carnefice rimarrà quello che è, dopo la tortura.
E si interroga: chi sono i carnefici?

Sono uomini, abbietti lavoratori all'interno di un meccanismo, a est come a ovest, clandestini istituzionalizzati legati a doppio filo ai clandestini della resistenza. Un immondo alveare di potere che terrorizza e che ha sistematizzato i suoi brutali metodi di annientamento: dalle percosse alle privazioni, dai farmaci alle scosse elettriche, dalle umiliazioni all'ascolto coatto delle urla doloranti degli altri prigionieri.
La posta in gioco è radicale perchè, in Algeria, si esige l'eliminazione totale dell'altro, il suo annientamento fisico e psicologico. La colonizzazione stessa si realizza attraverso la cancellazione dei colonizzati, strappandogli cultura, linguaggio, civiltà. Il rapporto vittima carnefice è l'esplosione di un odio radicale e la tortura è una vana furia nata dalla paura.
Il racconto di Alleg è, per certi versi, sconvolgente (anche se, oggi, abbiamo visto tutti le immagini degli orrori americani nelle prigioni di Abu Ghraib e di Guantanamo, gli stupri di massa nei Balcani, le sevizie russe ai Ceceni e sappiamo bene che dietro alle pratiche esiste un florido mercato di strumenti appositamente studiati).
Nel caso di Henry Alleg, ci dice Sartre, ci può essere salvezza. Dopo il suo racconto non c'è più spazio per gli occhi chiusi, ogni francese che ha letto e patito è costretto a prendere posizione restituendosi dignità.
Il ribaltamento avviene perchè è la vittima che si pone nelle condizioni dell'umano, nel non avere paura di addossarsi la responsabilità di resistere ai tormenti inflitti al proprio corpo e a quello degli altri, nel rischiare la sua vita e i suoi nervi per la libertà scrivendone la nuda crudeltà, rinnovando il dolore, invece di tacerne e di tentarne di dimenticanza perchè " [...] bisogna, tuttavia, che i francesi sappiano ciò che si consuma qui, in loro nome."

# Pubblicato da Laura Rinaldi in sartre100° ~ 02.05.05 23:01 permalink