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(nelle brevi note che seguono, l'arrivista viene designato indifferentemente come illuso o come arrampicatore: è l'illustrazione di un tipo, molto diffuso, ma non di una legge universale)
L’illuso non pone limiti al proprio sguardo, e la rete è il suo smisurato orizzonte: è libero di credere che un cielo accogliente conserverà la sua impronta, e lo crede. La sua missione non è più scrivere, ma partire per le Indie, scoprire l’America, e negare che Colombo sia mai esistito. Allevato nel culto della retorica e della vil pagnotta, rimesta questi elementi per cavarne letteratura al di fuori dei generi. Se nulla è dato, tutto è da farsi. Egli, l’illuso, si propone di agire a dispetto di un circondario di illusi che gli somigliano in maniera patetica: scambia la parola per un fioretto e inizia una personale battaglia contro un mondo senza miti, in un tempo consapevole della sua meschinità, ma che lo accoglie come querulo tra i queruli, perché non si muore di finta poesia, e perché il più brillante tra mille impostori è pur sempre un impostore. Il nostro illuso è, alla fine, un disgraziato prodotto della democrazia digitale, un effetto collaterale: lo si deve sopportare oggi, in attesa che domani parli da solo. E’ un tipo, nulla più, ma lo si incontra di frequente. Cura l’immagine nei minimi dettagli, è incline al pettegolezzo, è completamente acritico, e vive nell’ossessione di comandare un cenacolo che lo riconosca come guida spirituale, come la più ragguardevole zucca in un drappello di cialtroni. Mentre l’ambizione di emergere lo conduce, in pubblico, agli atti più imbarazzanti, la sua vitalità lentamente si logora, e la sua opera di scrittore si traduce rapidamente in un rosario di idiozie. L’illuso vive nella rete ma aspira alla carta: si trova, perciò, in una condizione di perenne disagio, mescolato ad un popolo che disprezza e allettato da un’aristocrazia che non lo riceverà mai, per il semplice motivo che non esiste (se non in una fervida immaginazione). Eppure l’illuso, che a conti fatti è un banale arrampicatore, è una figura essenziale per il progresso della rete, un male necessario, e non il peggiore. La sua straordinaria proliferazione fa sì che l’ingenuo e lo sprovveduto non debbano perdere molto tempo ad identificarlo, per poi turare le orecchie contro le sue chiacchiere, e seguire fiduciosi un’altra strada: andare letteralmente dall’altra parte. L’arrivista, il nostro illuso, è un segnavia che non va ignorato, ma che va letto alla rovescia.
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