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Franco Cardini, Così è germinato questo fiore

«Così è germinato questo fiore». All’inizio dell’ultima Cantica del grande Poema (Paradiso, XXXIII, 9), Dante fa così parlare il Doctor mellifluus, Bernardo di Clairvaux, rivolto alla Vergine Maria. E il pensiero corre inarrestabile alla splendida pala dipinta da Filippino Lippi per la gloriosa Badia nella quale, a un passo dalle case degli Alighieri, dorme il marchese Ugo di Tuscia: la pala dell’apparizione della Madonna all’abate cistercense e al loro mistico, amoroso colloquio in presenza d’una turba di stupiti angeli adolescenti e al cospetto di alcuni atterriti demoni impietriti in un gesto d’impotente rabbia.
Quella dolce Vergine, sotto il pennello dell’allievo di Sandro Botticelli che devotamente la dipingeva, non poteva non essere anche e soprattutto lei, la santa Maria del Fiore, la Madonna del Giglio: quel giglio ch’era il Cristo nella tradizione legittimata dal De institutione Virginis di Ambrogio e canonizzata proprio da Bernardo stesso, nell’In adventu Domini. Ma, per i fiorentini di allora e di sempre, quel giglio, che nella statuaria gotica Maria tiene fra le dita della destra come un sottile, prezioso scettro – in realtà, appunto, piuttosto uno scettro gigliato – e che è il suo Figlio divino e umano, rappresenta al tempo stesso l’arme cittadina, il delicato giaggiolo delle nostre colline che, nella sua originale versione araldica, era d’un argento lucente prima di venir «per division fatto vermiglio» dalle lotte fratricide... in pdf su Arte a Firenze al tempo di Dante

# Pubblicato da romanzieri in risorse web ~ 07.04.05 18:08 permalink