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Dopo avere fastosamente ricordato negli anni scorsi gli anniversari di Victor Hugo, Alexandre Dumas e George Sand, il 2005 francese si è aperto sotto il segno di Jules Verne, di cui in questi giorni ricorre il centenario della morte. Libération gli ha dedicato la prima pagina, il Salon du Livre lo ha ricordato con molti onori, la rivista «Lire» gli ha consacrato un numero, che esplora alcuni aspetti meno noti di un autore popolarissimo e che tuttavia confessava nel 1872: «Il grande rimpianto della mia vita è di non avere mai contato nella letteratura francese». (Lo avrebbero poi smentito intere generazioni di ammiratori, da Rimbaud a Jarry, giù giù fino a Barthes e Sollers). Particolarmente interessante l'intervista a Jean-Paul Dekiss, autore di una biografia di Verne, Un human planétaire (Textuel), che approfondisce i rapporti dell'autore di Ventimila leghe sotto i mari con il suo editore, Pierre-Jules Hetzel: «Un dibattito assai vivo li oppose a proposito della personalità del capitano Nemo. Hetzel non accettava la dimensione nichilista di questo personaggio che affondava delle navi senza motivo e sembrava odiare l'umanità. Suggerì di farne un antischiavista che voleva vendicarsi degli inglesi, ma Verne rifiutò e i due alla fine decisero di non giustificare le azioni di Nemo». Ma, come ha rivelato l'analisi del manoscritto dell'Isola misteriosa, Hetzel riuscì a mettere le mani su Nemo: «Nella versione originale di Verne - dice Dekiss - l'ultima parola del capitano era: "Indipendenza!", ma l'editore la cancellò e la sostituì con "Dio e patria!", il che, ne converrete, non è proprio la stessa cosa...»...
su Il Manifesto
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