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Simenon: arrogante incarnazione dell'artista moderno

È la confutazione più terribile di ogni analisi letteraria sulla fine del romanzo moderno, lui che è stato il figlio dei grandi romanzieri dell’Ottocento, Balzac e Dickens per primi, e il padre di tutti i giallisti che verranno dopo.
È il fantasma più odiato dai romanzieri falliti e dai critici frustrati che annegano la loro mediocrità nell’illusione che mai fama e denaro, tanto meno il sesso, possano baciare le carni esangui degli scrittori senza pubblico; e che consolano la loro stiticità proclamando che l’arte si dovrebbe distillare goccia a goccia, una al giorno, e non rovesciarla come un fiume in piena, «Battevo a macchina fino a ottanta pagine di romanzo al giorno», un capitolo al giorno, una settimana per scrivere una storia di Maigret, alla fine saranno settantacinque, una decina di giorni per gli altri romanzi, centodiciassette in tutto, più cinquecento racconti circa.
È la più arrogante e luminosa incarnazione dell’artista moderno, quello che, al modo dei poeti del Trecento e dell’Ottocento, di Dante e di Byron, divorano l’esistenza con la fame inesauribile della loro vitalità e nel momento stesso in cui la masticano, prima ancora di digerirla, l’hanno già sputata fuori in parole e frasi; ed è moderno perché, come i grandi maestri del Rinascimento, sapeva farsi pagare la sua arte, le parole a peso d’oro, come nessuno scrittore fallito riuscirà mai a pietire al suo editore... su Il Domenicale

# Pubblicato da staff in curiosità ~ 25.01.05 11:06 permalink