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Il 29 dicembre 1934 a Madrid è la prima di Yerma, la commedia di Federico Garcia Lorca. Yerma è forse l'opera di Lorca che rivela la maggior penetrazione nella psicologia e fisiologia femminili.
Tragica parabola di una donna cui è negata la gioia della maternità, La figura di Yerma diviene presagio di una psicologia estranea all' uomo.
I dialoghi tra Yerma e la vecchia pagana, la ricerca del segreto della fecondità, i commenti maliziosi delle donne, tutto questo mondo intensamente femminile costituisce una splendida cornice di credenze e sentimenti popolari circa la sessualità e l'erotismo nella “donna madre”. Il tema della maternità frustrata viene veicolato in Yerma attraverso immagini poetiche che abbracciano l'azione drammatica dell'opera; queste immagini poetiche sono archetipi che oltrepassano i simboli individuali della realtà contingente per toccare una dimensione universale, e la totalità dell'azione drammatica che culmina in tragedia acquisisce carattere di mito. Marito e moglie sono archetipi nella loro azione procreatrice: Yerma è la Madre-Terra e Juan è il Dio del Cielo; si capisce quindi che qualsiasi interpretazione fisiologica circa la sterilità dei protagonisti è irrilevante.
L'atto della Creazione può essere descritto come la penetrazione del principio dello spirito nella materia, ma Juan, modello di Dio del Cielo, fallisce nel suo tentativo. Yerma è quindi chiara manifestazione del dualismo lorchiano, che appare anche nell'uso di simboli quali l'acqua fecondatrice in contrapposizione a quella stagnante, o il latte del seno femminile ad indicare maternità in contrapposizione alla sabbia simbolo di secchezza e aridità... su TeatrodiConfine
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