Romanzieri.com, biblioteca digitale ebook. Oltre 400 TITOLI GRATUITI con un click del mouse
ID
PW
Novembre 2005
domlunmarmergiovensab
12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930




ebook prelevati oggi
lettori online
--- ebook
Scarica gratuitamente il software per leggere i nostri ebook
--- ebook
antologica
biblioteche
curiosità
digitalMente
e-book
editori
f.a.q.
filosofia
interventi
letteratura
multilingua
musica
notizie
preistoria
risorse web
sartre100°
visioni
--- ebook
Archivio
oggi
Novembre 2005
Ottobre 2005
Settembre 2005
Agosto 2005
Luglio 2005
Giugno 2005
Maggio 2005
Aprile 2005
Marzo 2005
Febbraio 2005
Gennaio 2005
Dicembre 2004
Novembre 2004
Ottobre 2004
Settembre 2004
Agosto 2004
Luglio 2004
Giugno 2004
Maggio 2004
Aprile 2004
Marzo 2004
Febbraio 2004
Gennaio 2004
Dicembre 2003
--- ebook
XML o KLIP
--- ebook
Powered by Movable type
--- ebook
Queste pagine utilizzano il font Georgia, se non lo possiedi scaricalo chiudi
1612201706

ebook

biblioteca ebook a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z tutte
The village, di M.Night Shyamalan

Contro ogni aspettativa, e contro il parere freddino riservato dalle platee americane, il nuovo film di Shyamalan è forse il suo capolavoro, capace di superare in un colpo la geniale ricerca di Unbreakable (finora il suo film migliore), e di ampliare un discorso metaforico già introdotto dal non del tutto riuscito (ma sottovalutatissimo) Signs.

Il regista indiano riprende quindi molti dei suoi temi, e in primo piano c'è ancora il contrasto tra identità e alterità, ma li arricchisce con una profonda iconografia fiabesca (il babau, cappuccetto rosso), una dimensione della paura atavica e ancestrale, e uno stuolo di straordinari personaggi, tra cui spicca la vera protagonista, la straordinaria e bellissima Bryce Dallas Howard.
La fotografia è basata su un'assenza cromatica, perché il rosso è un colore vietato. Si crea così una condizione amorfa ed inusuale, e un'atmosfera irreale e sospesa (nel tempo come nello spazio) basata sull'ocra e sul verde, che crea una sensazione di ansia e di insoddisfazione che aiuta a entrare letteralmente nel quadro e che serve a riportare a galla in ogni momento la metafora: il villaggio come regno di una sottrazione. Lo stile è straordinario, ed è quello che ormai conosciamo: ancora i piani lunghissimi e fluidi, ancora la persistenza dello sguardo, ancora la cura maniacale del sonoro.
Impossibile, o comunque molto difficile, trattare e sviscerare i molteplici livelli di lettura di questo film senza rivelare quello che è il "solito" ribaltamento finale: onnipresente in Shyamalan, non è mai un ruffiano impatto, bensì è un trauma spettatoriale che serve per acuire il potere lancinante della sua metafora. Tanto di più in questo film, dove il messaggio ha anche una valenza politica: è infatti un'acuta e lucida riflessione sull'America contemporanea, che getta una luce ombrosa sul presente, e che nasconde la disperazione sotto utopiche speranze.
Si vede che lo sguardo del regista è esterno: ci parla della (ormai sua) America, ma da non-americano. La sua apparizione (riflesso in un vetro, nel finale) è emblematica di ciò, e rimescola decisamente le carte sulla visione politica della vicenda, ponendosi in una posizione "di mezzo", sconcertata e disillusa ma tutto sommato con un briciolo di speranza nelle nuove generazioni, ammorbidendo lo sguardo spietato sul villaggio, e spostando esplicitamente la critica sul presente.
Ma d'altra parte, è anche una storia d'amore complessa e romanticissima, di un'amore che per essere realizzato supera consciamente le proprie paure e sporca la propria innocenza, ma sa anche rompere i giuramenti, gli argini, i confini, per portare il caos (il rosso, che è irrazionalità, ma anche passione, ma anche sangue) all'interno di un idillio basato sull'ipocrisia. Certo deluderà chi si aspetta un horror: ma quando mai Shyamalan ne ha fatto uno?

# Pubblicato da giovanecinefilo in visioni ~ 02.11.04 01:36 permalink aggiungi un commento