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biblioteca ebook a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z tutte
I poeti muoiono giovani?

Commentando la ricerca di James C. Kaufman sul fatto che Poets die young,
Antonio Spadaro S.I. (I poeti muoiono giovani?, “La civiltà cattolica”, 3699-3700, [2004], pp. 266-273) parla di una strada “decadente”

che può “condurre a panorami interiori, […] a un disagio del reale” e di una strada “classica” e “meno patologica”, che “permette di accogliere ciò che cade sotto i sensi” con “una percezione del mondo come creato buono” (e sono indicati alcuni nomi di questa tendenza: Dal Bianco, Fiori, Damiani…). La seconda strada è “più aderente alle cose e alla vita, dopo gli sperimentalismi che hanno segnato buona parte della poesia precedente”. E’ ancora una dualità, però: il paradiso artificiale contro il paradiso in terra, la patologia contro la salute, il rifiuto del lavoro contro il lavoro con cui l’uomo “lima e addomestica” le cose del mondo. Non riesco ad accettare questa dualità. Parlo per me: non voglio che la mia ‘salute’, se esiste, sia un fatto politico e di differenza; non è bene che la mia ‘malattia’, se esiste, diventi un criterio di riconoscibilità agli occhi dei sani. L’una non può essere considerata la normalità per eccellenza; l’altra non può essere una forma di gloria, ammesso che la borghesia e i poteri siano disposti ad accettarla (a crearla). Fino a questo punto si può spingere l’anarchia, credo.

# Pubblicato da Massimo Sannelli in ~ 28.10.04 09:30 permalink aggiungi un commento