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Gatto e l´estasi della sera

«Nella sera armoniosa che rivela / favole calme e sogni al mio passato»: è lo splendido incipit di Amore, un testo di Isola (1932), la prima raccolta di Alfonso Gatto. L´opera poetica gattiana ce ne regala molti altri, altrettanto belli e memorabili. Per esempio questo di Marina d´agrumi (in Morto ai paesi, 1937): «In rocce di limpida sera / si fredda il roseo colore / del golfo dell´aria»; o quest´altro di Novilunio (ivi): «Odora al vento dell´addio la sera / fredda in amore dalla luce morta»; o infine - ma si potrebbe continuare a citare a lungo - questo, tratto da Il capo sulla neve (1949) che dà anche il titolo all´intera poesia: «Torneranno le sere a intepidire / nell´azzurro le piazze […]».
In tutti e tre, come è facile vedere, campeggia la parola sera. In verità essa ricorre un così gran numero di volte (e negli attacchi e nei titoli e nel corpo dei testi delle varie raccolte di Gatto) da meritare un´analisi che tenti di spiegare il senso profondo di tale sua assidua occorrenza. O meglio del fatto che davvero molte poesie del Nostro abbiano come sfondo tempi e paesaggi della sera. Ernestina Pellegrini ha visto condensati in questa insistenza della sera «i toni di un certo crepuscolarismo» che però non cadono mai «in un illanguidimento intimista o nel campo di una realtà espressa in litote» perché «le sere di Gatto respirano aria meridionale con cieli cobalto e marinai ridenti e una città [che] si gloria / al canto dei portoni / spalancati nel vento del mare» (in E.Ghidetti, G.Luti, Dizionario critico della letteratura italiana del Novecento, Ed. Riuniti, 1997).
Forse c´è di più. Ma non è di questo che voglio qui parlare; no, qui molto più semplicemente, fra le tante sere di Gatto, voglio ricordarne una che ha come sfondo i monti di Trento... suL'Adige

# Pubblicato da staff in curiosità ~ 14.10.04 10:24 permalink aggiungi un commento