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Il centro culturale «La Camera Verde» (via G. Miani, 20, 00154 Roma, tel./fax 065745085; lacameraverde@tiscalinet.it), coordinato da Giovanni Andrea Semerano, ha all’attivo «cinque anni di cose fatte: proiezioni, rassegne, mostre di fotografia, di pittura, edizioni di libri, cartelle d’artista, e altro».
Il centro culturale «La Camera Verde» (via G. Miani, 20, 00154 Roma, tel./fax 065745085; lacameraverde@tiscalinet.it), coordinato da Giovanni Andrea Semerano, ha all’attivo «cinque anni di cose fatte: proiezioni, rassegne, mostre di fotografia, di pittura, edizioni di libri, cartelle d’artista, e altro». Questa scheda dà conto solo di alcuni dei libri pubblicati dalla Camera Verde, accomunati dal rapporto scrittura-fotografia. Curvature (2002) contiene poesie di Marco Giovenale e immagini di Francesca Vitale: in un progetto, per entrambi, di sovrapposizione e di grazia della/nella precarietà (secondo Giuliano Mesa, autore della prefazione, «nominare le cose, l’esperienza, e i nomi che nominano, senza che mai nessuno di questi tre ‘piani’ – le cose, l’esperienza di esse, le forme nominanti – prenda, staticamente, il sopravvento, nella consapevolezza che la coincidenza tra nome e cosa è velleità»). Infruttuose (2003) è un ciclo di fotografie di Francesca Vitale, con un saggio di Marco Giovenale e una poesia di Simone Weil: qui alle immagini delle miniere abbandonate e degli edifici di Iglesias e Montevecchio si sovrappongono, straniandole, i frutti «disseccati o marci, aggrediti da muffe»; infruttuosi o sfruttati i luoghi e i lavoratori, morti i frutti. Il libro dell’immagine. Volume secondo (2003) è dedicato alla memoria di Pier Paolo Pasolini, e a Pasolini si riferisce quasi tutto l’apparato fotografico e critico. Vi accade qualcosa che conosciamo bene: l’impossibilità, per molti di noi che cerchiamo di fare ‘cultura’, di studiare PPP a mente fredda; non si può, nonostante la nostra filosofia o la nostra filologia (è soprattutto la sua morte a sconvolgerci, come ‘icona’ non solo criminologica, non certo per una fascinazione). Le Cirque Bidon (2003) raccoglie fotografie in bianco e nero di Luigi Arcangeli, sempre con un saggio di Giovenale: immagini di un circo ‘povero’, e con una poesia delle piccole cose e, di nuovo, della grazia non monumentale. Riflesso (2004) contiene, nel giro di 19 pagine, molto materiale: fotografie (bellissime) di Massimo Fusaro, un poemetto di Giulio Marzaioli, pensieri di Romina De Novellis e Giancarlo Sammartano. Il libriccino. Volume primo è qualcosa di più di un programma di sala: una meditazione di Semerano sui cinque anni di lavoro della Camera Verde, poesie di quattro autori (Cirilli – che scrive una prosa tanto tersa quanto abbagliante, nella sua non-italianità, nella sua appartenenza ad una sorta di koiné europea della sintesi; Giovenale, Sannelli, Stringa), un saggio di Luigi Toni su Deleuze (e gli argomenti sono molti: la creazione di concetti, un nuovo tipo di insegnamento, e di insegnante e filosofo…). Altre ombre (2004) raccoglie una serie di poesie di Marco Giovenale, scritte tra il 1996 e il 2000, cioè sùbito prima e sùbito dopo la data simbolica, per un giovane, dei trent’anni: e si tratta di poesie di alto livello prima di tutto dal punto di vista (che non è solo formale) della sintassi, come nel testo di p. 23: «Spento il filamento grande / “il senso tramonta” non / splende più su pelle degli / amanti, della stanza. // Una riga un picco voltaico / del lume fa però perplessi ancora / pochi oggetti bianchi - / si vedono. Cialde». Dopo le poesie, una bellissima nota di Roberto Roversi che – a tratti – sembra uscire dall’analisi di Giovenale per riferirsi alla poesia stessa: incertezza, rinuncia alla (impossibilità morale della) magniloquenza esibizionistica, conoscenza delle voci (molte, il maggior numero possibile) – e questo significa essere contemporanei, rinunciando ad essere altro (in poche parole lo spiega Claudio Magris, in una delle sue divagazioni, che portano sempre a quel Centro che è la Cultura, e, per lui, la Speranza: «Jean Paul non è un moderno, se la modernità è il pensiero forte che unifica sistematicamente il tutto, ma è piuttosto un contemporaneo, se è contemporaneo soprattutto il sentimento dell'incompletezza e della frammentarietà del reale, del suo stallo»: Danubio, II 14). Ovviamente, prevedibilmente, come scrive Semerano, «la Stanza non ha mai usufruito di alcuna sovvenzione istituzionale. La Stanza si tiene aperta grazie alle persone che entrano e ne riconoscono il limite».
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