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Dequadrare per non inquadrare. Intervista a uno scrittore irriverente: Gabriele Frasca

Michelangelo Coviello, su La Rivisteria, settembre 2004: ... Perché il montaggio fa la storia, sempre. Una narrazione, perché si dia, non può che essere ellittica, deve cioè procedere in levare, organizzare insomma una rete a maglie larghe, che è esattamente quella che dovrà stringersi intorno al lettore, ma senza impedire l’afflusso dell’aria. Nessun autore sa che farsene di un lettore soffocato, a meno che non sia un propagatore della “messa in stato”, qualcuno pagato per gridarti o magari sussurrarti: “sta’ buono lì”. Se il mio scopo è quello di farti restare fermo, se partecipo dell’utile che ogni mediocrazia trae dal tenerti e intrattenerti, beh sì, allora mi ci metto e ti avvolgo di balsami e garze. lo la vedo in un modo diverso, perché sono un autore “politico”, da sempre. Non solo preferisco che il lettore resti “vivo” (ogni autore può vivere solo dalla vita del suo lettore), ma che le maglie siano talmente larghe da far passare tutta l’aria necessaria a quella che in fin dei conti credo sia l’unica mia tecnica: la respirazione artificiale. Del resto, Il fermo volere “parla” proprio di questo: di un povero lettore che vorrebbe per davvero inanimarsi fra le tavole di un fumetto, per sottrarsi insomma alla teoria di insulti, fisici e psichici, cui siamo inevitabilmente tutti soggetti. E poi il montaggio, questo montaggio, ha una sua logica figurativa. Ogni capitolo allestisce un’immagine, e su quella si accanirà, per disfarla e rifarla, il capitolo successivo. La respirazione artificiale La respirazione artificiale di cui parlavo non è nient’altro che questo: un’immagine che pulsa...
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# Pubblicato da romanzieri in editori ~ 17.09.04 00:20 permalink aggiungi un commento