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Il testo retto

A partire dalla Notte Bianca, presso la galleria A.A.M. Architettura Arte Moderna di Francesco Moschini, via dei Banchi Vecchi 61 dalle ore 18 in poi, Licia Galizia, coerentemente con la sua linea di ricerca che da anni si muove all’interno di un confronto con altri linguaggi, presenta la mostra “Il testo retto“. L’installazione verte, infatti, nella sala principale, sull’intersezione fra gli elementi formali del lavoro della Galizia e le frasi tratte da un testo di Rosa Pierno. L’autonomia delle due forme espressive, protetta con particolare attenzione dell’artista, evidenzia un loro scambio visivo e semantico che apre molteplici direzioni esplorative allo spettatore, chiamato ad interagire con l’installazione in una partecipazione attiva che si attua attraverso la possibilità di spostare sia le parole che gli elementi formali.
I comuni campi delle due espressioni: forma, segno, contenuto, immagine sono evidenziati e aperti, non ad una scontata multimedialità, ma ad un confronto che non sopprime le differenze.
Licia Galizia già dal 1997, con Cecilia Casorati, ha lavorato con la parola, sperimentando una differente relazione tra gli elementi della sua installazione e la singola parola rispetto al lavoro attuale. Ha continuato con la danza all’interno dello spazio scenico tradizionale. E ha sperimentato con la musica un’interazione originalissima in cui la musica era presente sia con l’esecuzione dal vero di un musicista che con la notazione: entrambe, nel contatto con le forme installative, trovavano ostacolo e mutavano persino modalità di composizione nella ricerca di un percorso di lettura del pentagramma alternativo.
Oggi, Licia ritorna alla parola con un’esperienza che le consente di accostarsi al testo con la capacità di elaborare la polisemia testuale. Polisemia che è insita in ogni vocabolo individuato dalla struttura di Licia e che contemporaneamente, come una cerniera, apre in quel punto nuove direzioni spaziali, nuovi gradi di libertà espressiva. Non ultima, anche un’esplorazione attraverso il rapporto geometria/morale istituito dalla parola che assume valore centrale RETTO e che sussume in sé sia la rettilineità della cifra stilistica di Licia ( rette che si snodano, si sovrappongono e si sviluppano sulla parete) e la moralità (la retta via) del testo della Pierno che fa esplicito riferimento a Dante.
Nelle altre sale della mostra, la Galizia espone anche installazioni che utilizzando il colore come stimolo percettivo attraente e vischioso, attraggono l’attenzione del fruitore convogliandola verso la lettura di rotoli e volumi, i quali, attraverso segni e frasi, costituiscono una speciale biblioteca, la biblioteca che raccoglie libri che sono allo stesso tempo oggetti che si collocano nello spazio e che sono anche illeggibili in senso tradizionale. Paradossi su cui Licia si muove in maniera magistrale, abituata da sempre ad abitare l’ambiguità del senso.
La ricerca di Licia è condotta, instancabilmente, esplorando l’uso di nuovi materiali. Materiali che le consentano, adeguandosi alle diverse forme espressive a cui ogni volta si accosta, di esprimere ombre, durezza, congruenza, morbidità, rigidità, colore, ombre, movimento nella ricerca di una relazione che s’incentra sul dialogo, sull’esplorazione e sulla capacità di apprendere da tutti gli incontri con le altre forme artistiche senza mai dare nulla per scontato, creando ogni volta un proprio esclusivo rapporto, il rapporto di Licia con l’arte.

# Pubblicato da Rosa Pierno in interventi ~ 16.09.04 09:30 permalink 1 commento