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Sulle orme di Chatwin

Sarà stato una ventina di anni fa, in uno scalcagnato alberghetto di Città del Messico. Eravamo reduci da un lunghissimo viaggio di due mesi, ancora affascinati dalla gente, dai colori, dai paesaggi messicani. Stavamo stancamente preparando le valigie per andare all’aeroporto e tornare a casa, quando il mio amico poeta, Mariano Bàino, pronunciò la fatidica frase. «Partire è un po’ morire», disse. E dopo una pausa calcolata, aggiunse: «Ma all’andata o al ritorno?».
Non l’ho più dimenticata, quella frase. Come non ho dimenticato un’altra scena, meno fulminante. Eravamo io, Pino Cacucci e Luis Sepúlveda, un pomeriggio di quattro o cinque anni fa. Ci trovavamo ad Avilés, nelle Asturie. All’uscita della cittadina si dipartivano due strade: una andava a destra verso Santiago de Compostela, e l’altra, sulla sinistra, tornava a Gijón. Noi dovevamo tornare a casa, a Gijón. Con noi, sulla monovolume di Luis, c’era una troupe televisiva. Che grande idea: ci intervistavano in viaggio, naturalmente sui viaggi, sui nostri e quelli altrui, sul senso del viaggiare. Pino e io, ubi maior... Avevamo balbettato qualche frase, messo due concetti, sempre quelli, in croce, poi avevamo lasciato campo libero a Sepúlveda. Lui sì che aveva esperienza, lui sì che aveva davvero girato il mondo. E Luis, guidando, aveva raccontato cose molto belle sull’esilio, sulla Patagonia, su quanto il viaggio fosse un bisogno intimo e ineludibile, finché un assistente della troupe ci aveva riportato bruscamente a terra...
Bruno Arpaia su Il Mattino

# Pubblicato da romanzieri in notizie ~ 22.08.04 12:28 permalink 1 commento