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Diversi mesi fa Mauro Covacich scrisse un pezzo sull'Espresso in cui denunciava alcuni limiti della narrativa italiana rispetto in particolare a quella angloamericana, che suscitò un ampio e vivace dibattito (qui ne avevo parlato io, e qua trovate un lungo articolo al riguardo del critico Antonio Spadaro). La faccenda mi è tornata in mente oggi leggendo una recensione che gravitava intorno alla medesima questione, ovvero certi vizi della letteratura italica e certe virtù di quella in lingua inglese. Una recensione bella e illuminante, che può essere letta come una dimostrazione, nel concreto di un'esperienza di lettura, della validità delle argomentazioni di Covacich. Ed è anche significativo che questa recensione io non l'abbia letta su un importante quotidiano o una blasonata rivista letteraria, bensì su un blog. Giusto per sottolineare che la distinzione tra critici e lettori è diventata oggi assai meno netta di quanto siamo abituati a pensare, che il pensiero critico è ormai tracimato dagli alvei tradizionali e circola e fluisce liberamente anche in altri ambiti di cui dovremo imparare a tenere conto. Comunque, la recensione in questione (una doppia critica di Corpo di Scarpa e La macchia umana di Roth), la trovate qui, su un blog chiamato Io e Palmasco (che tra l'altro non avrei probabilmente mai scoperto se non ci fosse stato The Filter, l'ultimo esperimento di blogging collaborativo di Guru Granieri, sempre sia lodato).