Romanzieri.com, biblioteca digitale ebook. Oltre 400 TITOLI GRATUITI con un click del mouse
ID
PW
Novembre 2005
domlunmarmergiovensab
12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930




ebook prelevati oggi
lettori online
--- ebook
Scarica gratuitamente il software per leggere i nostri ebook
--- ebook
antologica
biblioteche
curiosità
digitalMente
e-book
editori
f.a.q.
filosofia
interventi
letteratura
multilingua
musica
notizie
preistoria
risorse web
sartre100°
visioni
--- ebook
Archivio
oggi
Novembre 2005
Ottobre 2005
Settembre 2005
Agosto 2005
Luglio 2005
Giugno 2005
Maggio 2005
Aprile 2005
Marzo 2005
Febbraio 2005
Gennaio 2005
Dicembre 2004
Novembre 2004
Ottobre 2004
Settembre 2004
Agosto 2004
Luglio 2004
Giugno 2004
Maggio 2004
Aprile 2004
Marzo 2004
Febbraio 2004
Gennaio 2004
Dicembre 2003
--- ebook
XML o KLIP
--- ebook
Powered by Movable type
--- ebook
Queste pagine utilizzano il font Georgia, se non lo possiedi scaricalo chiudi
1512201711

ebook

biblioteca ebook a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z tutte
L'oscura camera del desiderio

E’ giunto finalista al Premio Feronia 2004, Città di Fiano, il nuovo libro di Rosa Pierno, Arte da camera (Napoli, edizioni d’if, 2004) trentacinque lasse prosastiche di lunghezza variabile tra le quattro e la quaranta righe in cui vengono descritte e variate le effusioni di due amanti chiusi in una stanza. Il luogo è dunque circoscritto, ed è quello topico del rapporto amoroso e della natura fantasmatica del desiderio: il che individua con precisione il tema privilegiato dell’intera poesia romanza. Chi si fermasse a questo aspetto, tuttavia, pur centrando in pieno il cuore del libro, non ne avrebbe colto il procedimento, la sua natura viscerale, che si basa invece sull’esaltazione del rapporto intersemiotico. Convocando pittura e musica, l’autrice procede infatti a fissare come in dei brevi filmini più che vagamente voyeuristici l’amplesso della coppia ricostruendone movimenti e suoni e ricomponendoli come in uno spartito. Ne vengono fuori delle immagini allusive di suoni, i quali, come in un filmino senza sonoro – un vecchio super-8, mettiamo, o i celebri esercizî cinetatografici warholiani – devono essere restituiti dal lettore. Un sistema di eccitazione sensoriale, dunque, come appunto il disegno in quegli esperimenti famosi di Paul Klee. Da una serie percettiva si viene configurando uno schema concettuale: il datum conduce a una griglia figurale; la variazione dei dati, tendenzialmente conferma quella griglia.
Se ciò fa pensare – sia detto qui di sfuggita – a un impianto fenomenologico, è certo che il sistema della variazione – in base alla quale la scena d’amore è ripetuta e variata in ogni lassa passandola al filtro ora dell’analogia ritmico-musicale, ora dell’analogia cromatico-visiva – tende a cancellare la figuratività e così ricavare dalla descrizione un sistema di rapporti, un fascio di forze riducibili a funzioni.
Prendiamo un breve esempio dall’incipit di Canto figurato: «I corpi sinuosi si avvicinano, accordando i loro suoni. Accordi di primo letto recano varietà nella condotta del basso e di conseguenza anche delle altre membra. Rime baciate si avvicendano con lo stesso ritmo di una pioggia insistente nel pineto». Qui, il ludico riferimento intertestuale a D’Annunzio vale come breve sigla dell’erotismo facile di una scena di sesso tra sconosciuti; l’intendersi dei corpi nel primo avvicinarsi e la pulsione genitale che ne consegue battono il tempo dell’attrazione, che si viene ritmando sulla compulsività iterata delle «rime baciate», cioè ravvicinate (ma qui s’intenderà anche proprio il bacio: le due parti terminali uguali, le bocche, accostate). Da questa situazione iniziale si arriva in un breve giro di frasi all’«unica perfetta consonanza» dell’amplesso felicemente riuscito. Ebbene, proprio l’evidenza e l’esplicitezza che caratterizzano la descrizione allegorica nel suo complesso potenziano quella compulsività oculare che andrà svolta nel suo risvolto psicologico, il voyeurismo, e nel suo risvolto estetico, la riduzione a pura forma.
Ed è così che il rapporto intersemiotico, il sistema sinstesico-allegorico, l’impianto nel complesso fenomenologico, gli elementi insomma portanti su cui si basa l’arte di Rosa Pierno, rinunciando a ogni ipotesi narrativa, a ogni costruzione d’identità fittizie, riducendo al nocciolo l’esperienza sensibile, ne ricava una “macchina influenzante”, per riprendere il celebre concetto di Tausk, che trasforma noi lettori negli attori coatti di una scena in cui «l’opposizione di due parole, “ora” e “qui” […] produce, sul piano traslato, la locuzione avverbiale “sempre”»: vittime di una danza che si ripete uguale.

Giancarlo Alfano

# Pubblicato da Rosa Pierno in interventi ~ 01.07.04 11:24 permalink aggiungi un commento