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Alcuni anni fa, e in modo particolare nell’anno 1995, cioè nell’anno del primo centenario della nascita del Cinema (e guarda caso, della psicoanalisi), sui quotidiani, ma anche in riviste di buon livello, si era affermata l’idea che il Cinema stesse morendo e cioè che esso non avesse la forza espressiva necessaria per affrontare un terzo millennio certamente ricco di novità tecnologiche nel campo delle immagini visive. Si era messa in forte evidenza la inesorabile concorrenza, su questo piano, della televisione che, a sentire i sostenitori di una prossima "morte del cinema", avrebbe sostituito, in toto, la sua funzione sociale e comunicativa di massa ma anche sussunto in sé lo stesso linguaggio cinematografico.
Il Televisore come simbolo del focolare domestico, in effetti, ha contribuito pesantemente alla chiusura di centinaia di migliaia sale cinematografiche in tutto il mondo occidentale, negli anni ’50 in America, negli anni settanta e ottanta in Europa. Ma poi, in questi ultimi anni, è stato proprio il televisore e specialmente il Videoregistratore, come suo supporto tecnico (ormai necessario quanto l’apparecchio televisivo) a rilanciare alla grande il gusto e la passione per il cinema a livello di massa. Ne fa fede la recentissima diffusione e successo delle Multisale cinematografiche, ancora in frenetica costruzione in tutta Europa.
In realtà il cinema è un evento immaginifico insostituibile e, comunque, unico e inconfondibile. Tra le altre cose lo schermo cinematografico è ben più grande di quello televisivo e oggi anzi tende a diventare sempre più grande e poi tutti sanno che l’immagine televisiva non potrà mai raggiungere l’incisività e lo splendore di quella cinematografica... Alessandro Studer su Il giardino dei pensieri
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