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Tramite I Miserabili, che ne riporta un'ampia sintesi, arrivo su Rai Educational a questo dibattito di estremo interesse tra Gian Arturo Ferrari, Direttore generale della Divisione libri di Mondadori, e lo scrittore Vincenzo Cerami. Il tema è l'editoria e, pur non entrando in aperto contrasto, si può dire che il dirigente editoriale difende le ragioni del Mercato, mentre lo scrittore si fa paladino delle ragioni dell'Arte. Io devo dire che ho trovato cose condivisibili nelle argomentazioni di entrambi.
Vi cito un paio di estratti particolarmente significativi:
Ferrari: "alla cultura italiana non piacciono i libri che piacciono al pubblico, ciò che piace al pubblico è ritenuto brutto, cattivo, un prodotto di per se stesso di seconda categoria, di cattiva qualità, facente parte della cultura di massa... La cultura italiana non ama i gusti della gente comune. Poi si arrabbia, perché la gente comune non ama la cultura italiana. Abraham Lincoln diceva: 'Dio deve amare molto la gente comune, visto che ne fa tanta'. Ecco, questo motto è proprio il contrario di quanto ispira gran parte delle analisi sulla cultura italiana."
Cerami: "I migliori editori sanno che producono beni di consumo diretti non al corpo, ma all'anima delle persone, e che, così come si può prendere la malattia della mucca pazza mangiando la carne sbagliata, si può prendere anche nell'anima una malattia della mucca pazza."
Insomma, tra Arte e Mercato, mi ritrovo a parteggiare contemporaneamente per entrambi. Sarò io che ho qualcosa che non va, oppure c'è un modo di fare editoria conciliando le buone ragioni dell'uno e dell'altra?
Ps: c'è anche qualcosa sui rapporti tra nuove tecnologie e editoria, ma lì mi pare che la consapevolezza e la comprensione della portata dei processi in atto siano ancora insufficienti.
[Da Marsilio Black]
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