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Il fermo volere, una presentazione a Napoli e una recensione lusinghiera sul Corriere

Stasera alle 17 alla libreria Guida di Napoli, la presentazione del libro-evento delle collane D'if. Intanto il Corriere del Mezzogiorno dedica una bellissima recensione al volume, dal titolo l'allegra melodia dello spirito:
È stato presentato in questi giorni al Salone del libro di Torino un prodotto librario piuttosto inusuale. Si tratta di un’opera a quattro mani, anzi sei, che unisce narrativa letteraria e fumetto, sigillando la commistione con una coda musicale. Il titolo dell’opera è Il fermo volere, gli autori sono Gabriele Frasca, responsabile del testo narrativo, Luca Dalisi, che ha disegnato le tavole e ideato la copertina, Steven Brown, musicista americano da anni residente in Messico dopo una lunga e proficua stagione europea. La casa editrice è la piccola ma coraggiosissima d’If, animata dall’incontenibile Nietta Caridei, che col Fermo volere inaugura la nuova collana de “gli anifibi”: nome parlante, se è vero che questo nuovo prodotto librario vuole esser trascorso contemporaneamente con gli occhi, la mente, la bocca, le orecchie. Essì, perché si guarda e si legge, e si è spinti a leggere ad alta voce, oppure si è sollecitati a canticchiare mentre si ascolta la voce straordinariamente malinconica di Steven, le sue melodiche col sassofono, i suoi tecnologici e ammiccanti ritmi cretini od ossessivi che riconfigurano le strofette metriche in inglese e in italiano cui Frasca ha dato il titolo complessivo di Merrie Melodies...

... Titolo, questo, perfettamente allusivo, possiamo dire oggi (i soli testi si potevano leggere già in Lime, 1995), di un’operazione artistica complessa e articolata, sì, ma godibilissima e “popolare” perché direttamente rivolta al consumo, alla riconoscibilità di un immaginario, alla replica di uno standard; perché insomma si riconnette direttamente alla cultura seriale che ha plasmato il nostro mondo occidentale a partire almeno dalla Seconda Guerra Mondiale. Il mondo dei cartoons, dunque, con gl’inseguimenti coatti, i confronti ripetuti sempre identici, le sconfitte perpetue dei cattivi per sbaglio e l’innocenza vittoriosa che mostra il suo cipiglio beffardo. Ogni prodotto della Warner Bros. – ditta che, per riprendere una celebre battuta di Groucho Marx, ha messo sotto copyright (diritto alla replica, allo stampino!) anche l’essere Bros., “brothers” e dunque fratelli – non si chiude del resto con la dichiarazione «That’s all, Folks!», «questo è tutto, ragazzi»? Non rimarca, cioè, ogni volta l’ineluttabile conclusione di ciò che si ripete ogni volta?
Ecco, su questo sfondo lietamente melodico ci si può sistemare alla meglio e svolgere le frasi di Frasca e le tavole di Dalisi, provarsi a sagomarle le une sulle altre, verificarne le incongruità, i tradimenti, le riprese a volte vertiginose; e così viversi sdoppiati, mobilitati da percezioni almeno duplici. Il lettore (di narrativa, di fumetti) si trova infatti di fronte a due diversi modelli visivi: da una parte, nella pagina di destra, subisce l’obbligo a indirizzare l’occhio da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso; dall’altra parte, nella pagina di sinistra, ripercorre l’attraversamento analogico di tratti e figure che si richiamano e sovrappongono componendosi in un racconto parallelo. Che è poi il racconto di «Una nuova avventura dell’ingegnoso Spirit», come recita il sottotitolo dell’opera. Se i versi e la musica del CD distendono allora il velo luttuoso della ripetizione recuperando il mondo dei cartoni animati, il romanzo-albo ci propone invece la bizzarra storia di un signore che si è convinto della necessità di sconfiggere il male e che pertanto ha dismesso il suo antico lavoro di archivista e bibliotecario per indossare una mascherina che gli copre solo gli occhi senza mutarne i connotati e così impersonare il celeberrimo eroe fumettistico del disegnatore americano Will Eisner: Spirit, appunto, il detective.
Lo sdoppiamento formale delle due pagine di destra e di sinistra corrisponde allora allo sdoppiamento di cui narra la storia che leggiamo: un uomo che rinuncia al suo corpo per camuffarsi di puro spirito ma che è costretto da una nuova indagine a fare di nuovo i conti con la carne e il sangue di cui è intriso. Tra mondo della realtà e mondo dell’immaginazione si crea così un doppio corto-circuito: da un lato Daniele Beretta (questo all’anagrafe romanzesca il vero nome del protagonista) si trasforma in personaggio dei fumetti, dall’altro il personaggio dei fumetti trova, attraverso l’uomo che lo impersona, ansie e preoccupazioni di cui prima non sapeva: come il turbamento della sensualità, come la domanda sul proprio statuto di essere di finzione. Che cosa è un essere che non c’è? Che cosa prova quando sviene, quando lo picchiano, quando una donna prova a sedurlo?
Domande imbarazzanti, certo, che si fanno sempre più pressanti mano a mano che il protagonista avanza nell’indagine cui è stato indotto dalla sua conturbante cliente Moira Mori. Ne sortisce una vicenda allegorica a volte penosa, a volte quasi filosofica, sempre però impregnata di comicità. Dalle gag involontarie del protagonista e del suo giovane aiutante di colore alle riflessioni umoristiche del narratore, dalle macchiettistiche contorsioni corporee dei disegni ai commenti dei divertiti spettatori – quelli interni alla storia: al pari di quel che succede nell’“ingegnoso” romanzo di Cervantes – che assistono alle straordinarie imprese del detective, il comic-book di Frasca-Dalisi ci costringe così a seguire sghignazzando le avventure di un nuovo hidalgo dello spirito, di un nuovo cavaliere della triste figura la cui indagine (la cui quête) null’altro è che la progressiva rivelazione che quella “figura” non si adatta più al suo corpo, che la mascherina non basta ad appiattire le increspature, coprire le faglie, a simulare una tramatura compatta e coerente della propria vita. Che insomma – come mostrano le stupende tavole alle pagine 88-98 del libro – uno strappo nella stoffa della giacca rivela la carne che c’è sotto, le paure e le inconsistenze che appartengono a ogni persona anche quando si sia trasformata in personaggio. E così, per mezzo di questa vera e propria macchina del “rimbalzo” – per riprendere il ragionamento svolto nella postfazione da Gino Frezza – che Frasca e Dalisi (e Brown) hanno creato, il lettore-spettatore-ascoltatore si trova a rivivere appassionatamente in carne e ossa una nuova, nova, formidabile avventura dello spirito.
Giancarlo Alfano

G. Frasca-L. Dalisi, Il fermo volere, Napoli, d’If, pp. 316, € 35,00 [si veda anche: G. Frasca, Lime, Torino, Einaudi, 1995; G. Frasca, Vent’anni di fermo volere, Napoli, d’If, 2002; ResiDante, Il fronte interno, Roma, Luca Sossella editore, 2003]

# Pubblicato da Edizioni D'If in editori ~ 31.05.04 09:30 permalink 1 commento