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Alle tante protagoniste femminili del romanzo ottocentesco, alle rappresentazioni di esistenze tormentate e rovinose come quella formidabile di Madame Bovary e quella del suo primo romanzo, Thérèse Raquin, Émile Zola con Nanà (uscito a puntate sul periodico “Voltaire” tra l'ottobre del 1879 e il febbraio 1880, e pubblicato subito dopo in un volume di 55.000 esemplari, cosa per quei tempi eccezionale) aggiunge quella della cortigiana di alto bordo, della cocotte che usa la sua bellezza per imporsi sull'universo maschile, facendosi mantenere da ricchi personaggi, di cui dilapida le ricchezze in un lusso sfrenato, e che passa dall'uno all'altro con cinica indifferenza. Dietro il nome di Nanà (ma Zola, del resto, era di origine italiana) si può scorgere quello di una figura archetipo di cortigiana- puttana, la Nanna protagonista dei dialoghi di Pietro Aretino, i vietatissimi Ragionamenti , che nella Bibliothèque Nationale di Parigi erano sotto chiave, in un settore chiamato addirittura “Enfer” (Inferno): come la moderna Nanà esercita il suo impero erotico nella Parigi del secondo impero, tra la grande Esposizione Universale (aprile 1867) e l'inizio della disastrosa guerra con la Prussia (luglio 1870), la cortigiana dell'Aretino attraversa il caos, la violenza, gli splendori della Roma papale del primo Cinquecento, facendo del proprio sesso strumento di rapina e di conquista, scontrandosi con una società dominata soltanto dagli appetiti più sfrenati....[Giulio Ferroni su Il Messaggero]
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