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Angelo Guglielmi su Tuttolibri de La stampa, sabato 8 maggio: ... non c’è scampo alla vita?» si chiede l’autrice. In un’altra parte del libretto scrive:
«La vita ci attraversa scorre attraverso di noi come fa un fiume sulla pianura.. L’unica cosa che conta è di sentire che nella vita ci sei e sentirlo forte che ci sei». E chi, come l’autrice, si lascia trascinare dalla vita accetta (sa) di non poter contare su sponde dove fermarsi (o meglio difendersi), ripari di pensiero dove interrogarsi. Sa che: «La verità resta fuori irraggiungibile».
Milli Graffi è una poetessa e qui (che io sappia) è alla sua prima prova in prosa. Ho l’impressione tuttavia che anche qui continua a fare poesia. Le parole continuano a essere liquide, non gestite (tenute a freno) dall’ordine-disordine del pensiero ma affidate ai salti e la deriva delle sensazioni. Non vogliono convincere e semmai intendono inquietare: il massimo della loro (delle parole) aspirazione è di essere mute. «Si dovrebbe erigere un monumento alla parola muta o almeno dedicargli una via. Ma non è il silenzio che è in giuoco, gran maestro di eleganza e di retorica. È invece il gran urlo atavico il bang della creazione del mondo. La parola parla uscendo da un ossimoro».
Per Milli narrare è ridurre la distanza tra chi scrive e chi legge, è avvicinare il più possibile «una bocca morbida, che parla morbido» a chi ascolta, invitandolo a un ascolto di sussurri e confidenze. Narrare è una questione di intimità, una sorta di discorso intransitivo che dà e non aspetta restituzioni (come la poesia).
Così il lettore non si aspetti di seguire un percorso definito e si prepari a vagabondare con l’autrice in andirivieni tra passato e presente, tra memoria e attualità, dove non accade nulla se non un fitto seguito di impressioni, sentori, forse presagi. Certo c’è la casa della sua infanzia e le strade di Milano ma tanto la casa che le strade sono vuote. L’unica presenza umana è un irriconoscibile uomo con il quale l’autrice ha un appuntamento, che forse ama ma ne ha indietro solo parole di durezza. «Dimmi chiaro che intenzioni hai e cosa vuoi da me?». Parole che cercando troppo frettolosamente un senso finiscono per non averne nessuno.
Così quell’uomo, l’unico personaggio che l’autrice si azzarda a abbozzare, conferendogli qualche consistenza narrativa, viene presto espulso dopo essere servito a prendere le misure al sentimento amoroso (alla vampa che il desiderio accende). Il flusso delle parole riprende a scorrere non più interrotto da presenze disturbanti. E certo quel flusso se non scava solchi sconosciuti sa tuttavia approntare per l’autrice autentici spazi di sincerità.
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