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Roba tosta
Non che lui lo sappia (e anche se lo sapesse dubito che gliene importerebbe minimamente), ma devo delle scuse a Tom Wolfe, contro una cui affermazione, senza sapere che era sua, mi sono scagliato qualche giorno fa. La mia filippica di allora conserva una sua valenza generale, ma siccome il bersaglio era sbagliato, poiché è venuto fuori che le parole di Wolfe considerate nel loro contesto (una bella intervista fattagli da Davide) acquistavano un senso diverso, a titolo di risarcimento riporto qui un estratto di quell'intervista in cui Wolfe dice cose particolarmente significative (che hanno colpito anche Squonk e sviluppato delle propaggini riflessive da B. Georg). Si tratta di un consiglio che Wolfe dà a Davide, e a chiunque voglia intraprendere la carriera di scrittore, illustrando il concetto che in un romanzo dev'esserci tough stuff, roba tosta (un'espressione che non a caso Wolfe ha preso in prestito da James Ellroy):

"Non venire a raccontarmi i fatti tuoi nel libro. E adesso ascoltami bene perché questo discorso te lo faccio una volta sola, e poi ti arrangi e ne fai quel che credi. Io sono una persona comune, tu sei una persona comune, non abbiamo fatto la guerra, non siamo stati in galera, non abbiamo ammazzato nessuno, siamo stati entrambi a letto con un numero di donne più o meno normale, io mi sono sposato e ho fatto dei figli, tu per ora no. Che può fregargliene al lettore di quello che abbiamo fatto noi due? Niente. Ti puoi permettere di ammorbare il lettore con la roba che hai fatto tu nella vita? No. Ora, chissà quante cose succedono attorno a te di cui non ti accorgi e che invece potrebbero essere magnifici spunti per il tuo romanzo-ancora-da-scrivere. Tu non le vedi, perché sei troppo occupato con la tua vita e i tuoi problemi - ma se vuoi fare lo scrittore devi cercarle. Là fuori c'è il mondo. E' probabile che a te il mondo che c'è là fuori non sembri così interessante, anzi che non ti faccia venire nulla in mente. Lo dico perché ho letto romanzi scritti da gente che ha la tua età, e in genere sono storie che parlano di quanto si sentono disadattati, soli, e in crisi. E forse anche tu ti senti così. Non lo so, non è un mio problema, e non è scrivendo un libro su questo che attirerai la mia attenzione. Là fuori c'è una città, piena di contraddizioni, e povertà, e ricchezza, e verità e menzogna, vittoria e sconfitta, e gente che vive e che muore. Raccontami di questo. Raccontami di quella gente: di cosa li fa vivere e morire. Dammi queste cose. E allora, starò al gioco e leggerò il tuo libro."

[Da Marsilio Black]
# Pubblicato da Jacopo in interventi ~ 04.05.04 11:59 permalink 1 commento