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La televisione può cambiare la natura umana, modificando i codici della comunicazione e i meccanismi della formazione stessa delle idee? E questo cambiamento è un bene o un male? Le risposte, che diede nel 1997 Giovanni Sartori nel celebre Homo videns, sono nette: la tv sta cambiando realmente gli uomini, e per di più in peggio. Forse il politologo fiorentino esagera, forse le cose non stanno esattamente così. Ma dal momento che la televisione c’è e tutti la vedono, compresi quelli che la sera leggono i classici greci in lingua originale, tanto vale cercare di capirci qualcosa. Beninteso con spirito critico, senza l’estasi del conformismo dei moderni, evitando di comportarsi come l’antropologo preso dai riti degli sciamani al punto da farsi curare l’influenza con le pozioni magiche. La televisione c’è ed è potente, soprattutto nell’influenzare i costumi e la formazione delle immagini più diffuse, insomma il famigerato e inflazionato «immaginario collettivo».
Allora, del ruolo della televisione nella formazione di una particolare e importantissima parte delle idee comuni, la memoria storica, si discuterà nel corso di un ciclo di incontri di studi su «la televisione e la storia» che si terranno da giovedì prossimo all’Università di Salerno. L’idea è venuta a un gruppo di storici contemporaneisti, di cui faccio parte, con Pietro Cavallo e Pasquale Iaccio, docenti del corso di Laurea in Scienze della Comunicazione della Facoltà di Lettere e dei Dipartimenti di Scienze storiche e sociali e di Sociologia e Scienza della Politica e con il contributo di diverse istituzioni non accademiche. Il primo incontro vedrà protagonisti una storica di grande prestigio, Simona Colarizi, e Maurizio Costanzo, che racconteranno le loro esperienze sul tema della comunicazione politica in televisione.
In cattedra, sempre nell’Aula Magna e con tutti gli onori delle pubbliche autorità, il 23 marzo salirà Pippo Baudo, che parlerà di come ha raccontato la storia nei suoi più recenti programmi. Agli incontri con gli uomini dello spettacolo seguiranno, nelle settimane successive, quelli con i protagonisti della fiction storica e della vera e propria documentaristica.
La televisione, come tutti i media che la hanno preceduta, è parte integrante delle grandi strutture della mentalità e della cultura. Può essere una fonte rischiosa, come gli stessi giornali, per la ricostruzione storica etico-politica o economica. Ma è uno strumento di conoscenza imprescindibile, che concorre sempre di più al modo con cui immaginiamo noi stessi e la nostra storia. Chi è stato bambino e anche adulto negli anni ’50 ha immaginato l’antica Roma secondo uno stereotipo del tutto inventato dal cinema americano. Le immagini della televisione, e magari proprio quelle dei programmi di intrattenimento, sono spesso molto più attendibili, oltre che efficaci. (Guido Panico su Il Mattino)
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