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“La mia mente è ristretta. Non ho letto molte opere letterarie. Non ho visto gran che del mondo. Mi sono concentrato su certe cose della vita e, a parte questo, non ho altri interessi. Le opinioni che ho formulato e le conclusioni a cui sono giunto non sono definitive, posso cambiarle domani. Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne.”
Il 30 gennaio 1948 Gandhi viene ucciso da un fanatico indù. Un grande maestro, “Mahatma” lo soprannominò il poeta Tagore, il cui nome è per sempre legato alla lunga lotta per l'indipendenza dell'India e alla creazione di una “nazione indiana”.
Avvocato, inviato in Sudafrica come consulente legale di una ditta indiana, vi rimane per ventuno anni ed è qui che hanno inizio le lotte per il riconoscimento dei diritti dei suoi connazionali.
La religione di Gandhi fu una religione razionale ed etica (lui stesso si definiva un idealista pratico) e egli fu il primo, nella storia dell'umanità a estendere il principio della resistenza passiva dal piano individuale a quello sociale e politico sia come prassi operativa per l'azione di massa, che come sola arma possibile per fermare la corsa agli armamenti e alle guerre, assieme alla disubbidienza civile e all’autodeterminazione dei popoli come unica risposta a governi e sistemi basati sullo sfruttamento.
Sulla sua vita il bel film di Richard Attenborough con Ben Kingsley e Candice Bergen, 1982
Una bibliografia essenziale:Teoria e pratica della nonviolenza, a cura di G. Pontara, Einaudi, Torino,1981-1996
Sulla violenza, a cura di G. Pontara, Linea d’ombra, Milano 1992
La forza della verità, Sonda, Torino, 1991
Antiche come le montagne, Edizioni di Comunità, Milano, 1981
La mia vita per la libertà, Newton Compton, Roma, 1978
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