Romanzieri.com, biblioteca digitale ebook. Oltre 400 TITOLI GRATUITI con un click del mouse
ID
PW
Novembre 2005
domlunmarmergiovensab
12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930




ebook prelevati oggi
lettori online
--- ebook
Scarica gratuitamente il software per leggere i nostri ebook
--- ebook
antologica
biblioteche
curiosità
digitalMente
e-book
editori
f.a.q.
filosofia
interventi
letteratura
multilingua
musica
notizie
preistoria
risorse web
sartre100°
visioni
--- ebook
Archivio
oggi
Novembre 2005
Ottobre 2005
Settembre 2005
Agosto 2005
Luglio 2005
Giugno 2005
Maggio 2005
Aprile 2005
Marzo 2005
Febbraio 2005
Gennaio 2005
Dicembre 2004
Novembre 2004
Ottobre 2004
Settembre 2004
Agosto 2004
Luglio 2004
Giugno 2004
Maggio 2004
Aprile 2004
Marzo 2004
Febbraio 2004
Gennaio 2004
Dicembre 2003
--- ebook
XML o KLIP
--- ebook
Powered by Movable type
--- ebook
Queste pagine utilizzano il font Georgia, se non lo possiedi scaricalo chiudi
1612201723

ebook

biblioteca ebook a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z tutte
L’esperienza. Racconto a posteriori

(Parma, Università, 16 dicembre 2003)


Il mio percorso con gli alunni della Scuola Media Statale Centurione di Genova ha avuto due facce: quella didattica (insegnare la poesia) e quella creativa (ricavare dagli incontri il materiale per un libro, poi pubblicato). Di conseguenza il mio intervento oscillerà sempre tra la professione e l’invenzione; tra il ‘libro’ orale composto in ogni lezione e il libro scritto, il cui titolo corrisponde a quello del convegno di oggi: L’esperienza. Non si tratta solo di una scelta pro domo mea: in realtà non vedo più molte differenze tra il lavoro creativo e quello scientifico, se in entrambi si lavora contro il metodo (a condizione di aver acquisito un metodo sicuro, da abbandonare al momento giusto; forse si diventa adulti quando si capisce il momento di questo abbandono). [...]


L’esperienza è (è stata) l’unione di un lavoro personale ad un lavoro di gruppo. Durante gli incontri (non lezioni) proponevo la lettura di testi, o mi veniva proposta la lettura ad alta voce di testi già studiati (i bambini sono molto interessati dalle letture forti; e quella di Benigni sul Paradiso di Dante fu, per molti, emozionante: il giorno dopo mi fu chiesto di leggere allo stesso modo lo stesso testo di Benigni...). Ma soprattutto stimolavo ragazzi e ragazze a parlare delle forme di rapporto che conoscono (i genitori, gli amici, gli animali domestici) e delle impressioni, anche tecniche e non solo ‘spirituali’, suscitate dalle poesie. Nel libro ho quindi raccolto voci. Più voci: quella degli allievi, di alcuni docenti, di artisti, e la mia. È un libro a cui tengo molto (anche se me ne spaventa, a volte, l’impossibilità di collocarlo in un genere: saggio, creazione, documento e tentativo), proprio per l’importanza che vi assume l’idea del rapporto, anche come confronto tra individualità e coralità. Vorrei, sogno, che potesse arrivare ad una destinazione pubblica e orale; l’unica che, per ora, mi interessi, per ragioni che non capisco del tutto. Nel testo scritto:

Il coro moltiplica tutto, come prima e con forza: Giocate continuamente a scoprire ; e ad esempio a scoprire in chi ci si specchia: negli animali!

All’inizio c’è stato un progetto didattico, realizzato con i docenti e tra gli studenti della scuola: parlare di poesia – e dovendo parlare di poesia, ho coinvolto la poesia che scrivo io stesso – in modo tecnico (rima – ma più che la rima il suono –, ritmo – ma più che il ritmo il respiro –, immagini, velocità della dizione) sia emozionale (perché quei testi, per esperire quali possibilità, dicendo quali cose: la casa-bambina sopra il porto, gli occhi di F. in cima alla scala, la schiena di A. in piazza, la tensione ad una paternità o ad una “nuova famiglia” che non c’è e non si vede, la situazione di e con Genova, “nome barbaro”, nella quale la timidezza “individua una zona”). Insegnare poesia è impossibile: ma si insegna una tecnica di lettura e un’attenzione ‘poetica’ – l’espressione è tanto ingenua (e sincera) quanto imperfetta – alle cose (dunque sintetizzata nella frase, un po’ provocatoria: “Non siete obbligati ad amare Montale”).
Crescendo di numero, le lezioni sono servite ad accumulare le frasi degli studenti e di alcuni docenti su temi fondamentali (la poesia stessa, l’amicizia, gli animali, la persona, i rapporti, il padre e la madre). Poi a queste parole si sono aggiunti gli interventi – scritti, orali, oppure vecchi e memorizzati dal curatore – di amici adulti (Mariella Bettarini, Marco Giovenale, Alessandra Greco, Francesca Negro, Marzio Pieri, Paola Zallio…), mescolati a qualche auctoritas poetica (Campana, Rosselli, Ungaretti…) avvertita per istinto. Il risultato è un libro che non è “né un réportage né un insieme di riflessioni di giovanissimi obbligati a parlare di sé come gli adulti si aspettano che parlino; e quindi una riformulazione – e anche una narrazione delle cose avvenute – che non tradisce la serietà degli interventi. Nell’intimità del coordinatore la stessa riformulazione è stata un dono del confronto: come, ad esempio, l’attenzione all’amicizia, e la necessità di rendere sacro ogni rapporto (a partire, per forza di cose, da quello con l’intimità personale, e poi con i più piccoli)”.
E ancora in limine:

Il libro è diviso in tre parti. La prima è una catena di pensieri, elaborati coralmente e trascritti dal curatore, in vista di un uso orale e teatrale. La seconda parte, tecnica e metapoetica, è un Diario di appunti seminariali sulla didattica della poesia, con i testi letti nel corso degli incontri: confessione e proposta operativa, se possibile. La terza è un poemetto autobiografico, scritto tra marzo e aprile 2003, cercando di dare una forma surreale a questioni e cose reali, tra cui l’altra guerra alla quale i bambini hanno assistito nello stesso periodo.

***

L’esperienza è un’accumulazione progressiva, prima di tutto; poi il materiale per organizzare una resistenza, anche simbolica, alla forza e alla morte. Più semplicemente, l’esperienza salda i due tempi percepiti dall’uomo (passato e presente) e li conserva per il futuro.
Nel passaggio ai trent’anni accadono cose nuove, non solo nella scrittura. Per esempio, si scopre (parla un’altra voce) che “per un unico rapporto manca un nome, e di cui l’interno si nutriva”: la persona porta una specie di amore, che non è l’amore di cui l’anima avrebbe bisogno. “E si ama essere il balsamo”: ma in una forma quasi servile e sicuramente autodistruttiva, che non è – nell’uomo interiore – né perfectus amor né salute. Anzi è il contrario. Quindi nel libro dell’esperienza (della memoria e dei suoi progetti di rielaborazione), ad un certo punto:

Non perché il passato sia un vivaio di idee di per sé; ma per una tensione al futuro giusto: vedere come possa giustamente evolversi («maturare») qualcosa di insperato, ma semplice, e che insieme è la «grazia imperiale» . La nostra posizione non esiste ancora.

La mente può antivedere: o pre-vede o rifiuta la visione; o questo o quello, come può accadere nella pratica di chi scrive poesia e tende a ragionare per coppie, opposizione (aut aut) e fusione (et et).
A questo punto il lettore scoprirà che stanno accadendo due cose: la prima è che l’uomo interiore trova un coraggio di parlare che non è più la sola volontà di dire come scrittore, ma porta ad esprimere il proprio, imperfetto, vero; la seconda è che il senso di inadeguatezza non scompare – potrebbe? con quali tecniche? –, e non è accettato, ma – come minimo, e non è poco – detto. E la volontà di dire sta inglobando le voci degli altri e delle altre, nella pseudo-armonia (anche questa è una verità imperfetta) della memoria che decide chi e come mettere insieme nel tessuto compatto che è l’opera.


***


Il progetto di insegnamento-scrittura è nato grazie alla disponibilità della scuola e degli insegnanti, e alla pazienza e alla passione degli allievi nell’affrontare un modo diverso di fare lezione, e su argomenti quasi alternativi a quelli a cui si dedica una normale lezione. Il coro dei più giovani è stato anche un punto d’ascolto e di appoggio per chi ha portato la propria esperienza e doveva/voleva confidarsi, sinceramente e creativamente.
Non tutto è cultura-informazione. Il percorso dell’uomo interiore non lo è. Nello stesso tempo, la vita conquista un’occasione in forma di parole, per stimolare, miracolosamente, altri. La scuola ha accolto l’esterno con amicizia.
Non c’è maggior gioia, allo stato attuale di quello che ‘so’, che poter mediare tra la cultura (necessaria, e per me importantissima) della tecnica e dell’erudizione e quella che si chiama “intelligenza emotiva”. Da sola, la prima sarebbe bella e sterile; e la seconda troppo autoriferita. Parafrasando un titolo di Meschonnic, allora le informazioni canteranno! E nel tessuto del libro, ad esempio:

La perfezione o si lamenta (non nasce) o si realizza : così è nata, tra feltro e feltro, organizzando il meglio della sua povertà. Allora la memoria corre a un sistema di suoni, in cui si sogna tutto (e per esempio: stile e giustizia, insieme).

Ho dunque corso il rischio (se si può parlare di rischio...) di scrivere un libro calligrafico, e forse è un libro calligrafico, nel quale la particolare mise en page dell’editore ha fatto il resto. Fare calligrafia significa porsi in una tradizione possibile ma poco amata. In realtà esiste libro e libro; libri universali e biglietti agli amici. Soprattutto, chi si è posto troppo tempo fuori della vita – per necessità, per malattia e per scelta – non potrà non avere un atteggiamento timido di fronte alla vita stessa, se vorrà scriverne: o non scriverà o cercherà la perfezione. Poi la perfezione non sarà fine a se stessa, ma – come il metodo, di cui sopra – verrà abbandonata: nient’altro che carità, alla fine (cfr. l’ultima pagina dell’autobiografia di Feyerabend, Ammazzando il tempo).

# Pubblicato da Massimo Sannelli in interventi ~ 16.01.04 21:41 permalink aggiungi un commento